Viaggio in Normandia: DAY09

Viaggio in Normandia: DAY09

Mappa degli spostamenti di oggi

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Verso Avranches

Dopo una serena nottata, facciamo i bagagli e torniamo a Bayeux a fare colazione – passiamo in pasticceria, slurp! – e a completare il giro dei souvenir, dopo di che facciamo una breve sosta al Carrefour per fare gasolio e comprare l’acqua e le pile per la macchina fotografica di Sara. Partiamo quindi per Avranches, dove facciamo velocemente check-in al B&B Hotel e mangiamo un hamburger al Buffalo Grill. E’ primo pomeriggio: esattamente il momento in cui avevamo pianificato di partire per l’unica visita di oggi – a Mont Saint-Michel.

Mont Saint-Michel

Sulla storia del Monte non vi diremo nulla, sarebbe fatica sprecata tanto è ben conosciuta. Ciò che invece è meno conosciuto è che da pochi mesi prima del nostro arrivo la Baia del Monte è assolutamente interdetta al traffico automobilistico: un tempo si poteva giungere fino alle pendici della roccia in auto e parcheggiare – maree permettendo – in loco; ora non è più possibile farlo dal momento che sono in corso massicce opere di spostamento di materiali dalla Baia e – parallelamente – di convogliamento delle acque del torrente Couesnon. Queste operazioni serviranno a calmierare la forza delle maree che da sempre mutano il la conformazione del paesaggio nei dintorni del Monte e dunque a dare stabilità all’area… stabilità anche in senso “turistico”, dato che ora i visitatori (che qui sono più di 3 milioni ogni anno!) sono costretti a lasciare l’automobile a circa 3 km dal Monte in parcheggi asfaltati non coperti in cui sbrigativi parcheggiatori estorceranno loro la cifra 8€, con i quali si ha diritto alla sosta ed al trasferimento in autobus fino all’ingresso del Monte (e viceversa). L’organizzazione del flusso turistico è ancora incompleta, e lo si denota anche dal fatto che la gente – noi compresi – è costretta a coprire a piedi sotto il sole agostano il tratto di circa un km che la separa dal parcheggio alla fermata delle navette… poco male per noi, ma abbiamo visto persone anziane in serio annaspamento lungo la camminata; c’è anche da dire che è una giornata molto calda, di sicuro la più calda di tutta la vacanza (oltre che afosa, cosa strana!)

Ci avviciniamo in auto al parcheggio e già si vede benissimo la silhouette del Monte: i dettagli appaiono ai nostri occhi poco per volta, durante il tragitto in navetta, e non possiamo non volare con l’immaginazione ai destini di tutti i pellegrini che nei secoli si sono recati qui a piedi da chissà dove!

Sarò sincero con voi: Mont Saint-Michel non mi ha entusiasmato, l’ho trovato da subito molto caotico e turistico. Se ci andate nella speranza di trovare atmosfere medievali e silenzi meditativi nell’area abbaziale, bè, ricredetevi – almeno che non andiate in momenti dell’anno decisamente fuori stagione oppure al mattino prestissimo. Ciò che invece mi ha colpito è stata la Baia: Sara ed io decidiamo – vista la bassa marea intorno al Monte – di toglierci le scarpe e di farci una camminata sul fondo limaccioso lasciato dalle maree, in cui i piedi affogano fino ai talloni. E’ divertentissimo! Bisogna però fare attenzione ai laghetti che permangono e a non scivolare, ovviamente. Ci sono tante persone che “circumnavigano” il Monte, si scorgono temerari che vanno anche molto al largo e gruppi che si godono il paesaggio a cavallo. Come potrete immaginare, da qui si gode una vista magnifica sul Monte e sull’Abbazia. Dopo un’accurata – ma purtroppo per forza di cose incompleta – pulizia dei piedi effettuata seduti su uno scoglio, torniamo a piedi all’ingresso del borgo del Monte, costituito da una sola stretta via (la Grande Rue) che spiraleggia fino in cima alla roccia, lungo la quale si può misurare la più grande densità per metro quadro di negozi di souvenir e di ristoranti al mondo! Un vero delirio di gente… Ma c’è un modo per salvarsi dal carnaio: imboccare una delle stradine laterali, che con alte scalinate di pietra dirigono verso la sommità della roccia: attenzione a non perdervi! Arriviamo all’ingresso dell’Abbazia benedettina del Monte, e come da programma decidiamo di visitarla: sono le 16:30 e all’ingresso ci informano che l’ultima visita guidata in italiano è partita mezz’ora prima – dunque ci toccherà auto-guidarci utilizzando gli opuscoli (almeno quelli sono in italiano!). Il percorso di visita dura circa un’ora ed è obbligato: si percorre una ripidissima scalinata e ci si trova sulla grande terrazza antistante all’Abbazia (la vista sulla Baia qui è davvero meravigliosa), dopo di che si procede entrando nell’Abbazia, a navata romanica e tetto di legno, e poi nella “Merveille” (dove soggiornavano anticamente i monaci) di cui segnaliamo il Chiostro, il Refettorio e altre sale di accoglienza per i pellegrini. Se posso permettermi di darvi un consiglio, valutate bene se visitare o meno questa Abbazia: senza una contestualizzazione storico-artistica (in cui non può mancare la leggenda della genesi del Monte) la visita perde tutto il suo senso, ma non è vana se consideriamo che la vista della Baia dall’alto e la quiete del Chiostro sono speciali.

Dopo la visita, scendiamo con calma ammirando ancora gli scorci dell’Abbazia e la Baia sulla quale il sole sta lentamente tramontando e sulla quale la marea sta lentamente alzandosi. Ci riposiamo qualche minuto e ci mettiamo alla ricerca di qualche souvenir – e non è impresa semplice se si vuole evitare il salasso! Abbiamo potuto constatare che qui ci sono pochissimi alberghi e un mare di ristoranti dai prezzi astronomici… chi pernotta qui davvero se lo deve poter permettere, e possiamo solo immaginare quanto sia bello ammirare l’entroterra di notte dalla sommità del Monte. Ma – tuttavia – è altrettanto bello ammirare il Monte illuminato di notte dall’entroterra!

Usciamo dal Monte e ci instradiamo – al contrario – lungo la strada che abbiamo percorso all’andata sulla navetta. Sono le 19, la canicola ormai ha allentato la morsa e si sta benissimo: decidiamo di fare questi 3 km che ci separano dalla macchina a piedi. Siamo soli – tutti tornano alle auto con le navette – e allontanandosi dal Monte le voci e i rumori diventano sempre più flebili; la luce del tramonto accarezza il Monte e lungo il cammino, questa è la vista: meravigliosa!

Una volta recuperata l’automobile dopo aver pagato il parcheggio agli sportelli automatici (quello per cui eravamo in coda, ovviamente, si è rotto poco prima del nostro turno…), andiamo al vicino paese di Pontorson per cenare: siamo stanchi, ed un bel piatto di moules et frites bagnati da una birra artigianale della zona (Croix des Grèves) ci ritempra prima del ritorno ad Avranches.

CONTINUA CON Viaggio in Normandia: DAY10

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Viaggio in Normandia: DAY08

Viaggio in Normandia: DAY08

Mappa degli spostamenti di oggi

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Ci svegliamo tranquilli: oggi non dobbiamo fare tanta strada, visiteremo la vicina Caen, capoluogo delle regione della Basse Normandie e del département del Calvados. E’ una giornata di sole e ce la prendiamo con calma nel percorrere quella ventina di km che ci separano da Caen… la circonvallazione cittadina è comunque abbastanza trafficata ma si procede scorrevolmente, fino a quando d’improvviso ci troviamo davanti un muro di macchine che frenano: cosa succede??? Semplice: c’è una postazione autovelox fissa 😀

Il complesso abbaziale di Saint Etienne

Arriviamo in città e sembra che non ci siano posti liberi per parcheggiare in zona centrale, nemmeno a pagamento…la nostra proverbiale fortuna nel trovare parcheggio ci ha abbandonato? Fortunatamente no: troviamo un posto a strisce bianche di fronte ad una scuola di coreografia in pratica nella via dietro al complesso di Saint Etienne… quindi in centrissimo! 🙂 Passiamo a piedi sull’immensa Esplanade Jean Marie Louvel, che alterna lunghe aree di ciotolato ad aree verdi curatissime e incredibilmente fiorite e che termina con l’imponente palazzo della Abbaye aux Hommes che ospita da pochi decenni il comune di Caen. Andiamo a mangiarci un croissant e poi cerchiamo di costeggiare – giusto oltre la rotonda antistante alla Esplanade – la chiesa diroccata di Saint Etienne Le Vieux: la chiesa è off-limits e transennata, immaginiamo a causa del cattivo stato di conservazione (Caen – in quanto capoluogo della Bassa Normandia – ha purtroppo subito una quantità notevole di bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale). Peccato. Ci dirigiamo quindi a visitare la chiesa di Saint Etienne (Santo Stefano), che ospita la tomba di Guglielmo il Conquistatore (o meglio, dell’unico osso femorale che ne resta dal momento che le sue povere spoglie furono riesumate e gettate in strade dalla folla in delirio durante le guerre di religione nel XVI secolo). Caen si caratterizza per la presenza di due abbazie, una denominata “aux Hommes” (cioè: degli uomini) ed una “aux Dames” (delle donne), entrambe fatte costruire da Guglielmo il Conquistatore come forma di… penitenza. Infatti Guglielmo aveva per interesse politico sposato la cugina Matilde delle Fiandre e l’unione era stata esplicitamente proibita – per l’eccessiva consanguineità – da papa Leon IX, il quale in seguito minacciò scomunica su Guglielmo  a patto che non avesse costruito due importanti centri abbaziali a Caen. In seguito Guglielmo avrebbe espresso il desiderio che lui e la consorte fossero sepolti nelle rispettive abbazie, e così fu fatto. L’interno dell’Abbaye aux Hommes è abbastanza oscuro, di un gotico svettante ma austero: la luce si intensifica muovendosi verso il transetto, da cui si notaun fine orologio incastonato in un matroneo ligneo sulla navata di sinistra. Non ci fermiamo molto: torniamo al mezzo e ci spostiamo più a nord, trovando immancabilmente parcheggio ad un centinaio di metri dalla Abbaye aux Dames

La Abbaye aux Dames

Raggiungiamo a piedi la Abbaye aux Dames , dedicata alla Trinità, che si trova in una piccola piazza che funge da isola pedonale. Entriamo: questa volta l’interno è più luminoso (sarà anche dovuto al fatto che nel frattempo il sole si è ovviamente alzato di più in cielo!), la pietra che costituisce i pilastri e gli archi è più morbida e tenue di quella della Abbaye aux Hommes… e al contrario di questa, l’altare ed il transetto sono molto meno luminosi, ma regalano ampie vetrate rosate e una cupola affrescata. Bè, tutto sommato, verrebbe da dire che questa abbazia è stata costruita e caratterizzata con uno stile più… aux Dames! 😉 Putroppo non possiamo visitare l’altare, e quindi vedere la tomba di Matilda delle Fiandre, perché è chiuso: ci sono tre togati (gli abati, probabilmente) che stanno celebrando in latino – sinceramente non capiamo quale genere di orazione/celebrazione…

Si fa ora di pranzo e ci muoviamo verso il centro, in zona castello: incontriamo le rovine della chiesa di Saint Gilles – di fronte a noi non c’è che qualche volta sventrata dalle bombe nel 1944. Capiamo di essere in zona molto centrale della città dato l’elevatissimo numero di ristoranti e pizzerie, tutti uguali ed uno di fianco all’altro… per il pranzo decidiamo di andare di pizza, e non c’è che l’imbarazzo della scelta – ovviamente al ribasso come costo, tanto sappiamo già che una pizza buona molto probabilmente non la mangeremo (siamo pur sempre italiani!).

Lo Chateau Ducal

Pranziamo con calma, e completiamo il tragitto che ci separa dallo Chateau Ducal. La sola vista delle mura del castello è bellissima: il castello è parco cittadino, dunque è aperto al pubblico (e di gente ce n’è tanta), e come ogni parco che abbiamo visto durante la vacanza dimostra una cura del verde e dei fiori impeccabile.

Decidiamo di visitare, prima di entrare nel castello, la cattedrale di Saint Pierre, capolavoro gotico flamboyant: la facciata purtroppo è parecchio sporca – e non potrebbe essere altrimenti visto che l’ingresso da su una strada trafficata – ma l’interno merita davvero. Balza subito all’occhio entrando un organo molto moderno installato sull’antico matroneo, e nelle volte delle cappelle dietro all’altare si notano dei finissimi finti candelabri di marmo scolpiti direttamente nelle volte e pendenti come stalattiti. La chiesa – come del resto molti edifici sacri in Normandia – espone vari documenti fotografici che attestano lo stato della struttura in seguito alla battaglia di Normandia del 1944… ci colpisce in particolare una foto che ritrae Saint Pierre quasi illesa e tutto attorno cumuli di macerie alti metri!

Entriamo – infine – nel castello. Procediamo lungo una rampa in lieve salita, mentre immortalo con la macchina fotografica le maestose bandiere (quella della Basse Normandie e ovviamente quella francese) che svettano sui bastioni. In luogo dell’antico ponte levatoio è stato messo un pontile di legno che conduce attraverso il portale principale, e subito ci si trova a dover affrontare una piccola salita che conduce alle ripide rampe di accesso ai bastioni – in gran parte percorribili a piedi e dai quali si ammira una vista mozzafiato sulla skyline di Caen e sulla vicina Saint-Pierre – e all’ampio  cortile interno. Per prima cosa saliamo sulle scale che portano ai bastioni, per fare qualche foto: qua e là ci sono dei cannoni leggeri, ancora puntati verso l’orizzonte, mentre sul lato interno si ammira un cortiletto dove su pali di legno di altezze diverse sono montate modernissime sculture metalliche raffiguranti strani animali (serpente a nove teste, uomo-scimmia, pesce alato… l’artista si deve essere ispirato ai bestiari medievali!). Scendiamo dai bastioni e raggiungiamo un piccolo orto botanico dentro al quale sono coltivate molte erbe usate nei secoli addietro come medicamento. Di fianco all’orto, c’è un’area transennata alla quale i turisti e i cittadini non possono accedere: c’è in corso uno scavo per riportare alla luce un’ala della “prima versione” del castello – quella costruita da Guglielmo il Conquistatore nel XI secolo – che è stata sommersa durante i secoli dai detriti provenienti dai lavori di ampliamento delle aree interne. Ci incuriosisce il fatto che lo scavo sia portato avanti da giovani studenti universitari di archeologia: chissà se gli studenti di archeologia delle facoltà italiane possono lavorare (il che – intendiamoci – significa praticamente sgobbare e portare via carriolate di terra!) negli scavi archeologici? Da profani della materia, non sappiamo darci una risposta. Poco di fianco c’è una ricostruzione moderna – ma fedele – dell’immensa ruota-argano lignea con cui nei secoli addietro si issavano le pietre e gli altri materiali da costruzione per trasportarli all’interno delle mura.

Più avanti c’è una chiesa completamente spoglia ed un piccolo edificio che ospita un museo della Normandia che visitiamo con estremo interesse: contiene reperti archeologico e storici legati alla Bassa Normandia (a partire dall’età paleolitica fino a quella celtica/romana e medievale) ed un’ampia sezione dedicata al folklore e alle tradizioni normanne. Quest’ultima sezione è davvero notevole: attraverso foto d’epoca e anche documenti più …”multimediali” quali ad esempio la filodiffusione delle canzoni folkloristiche normanne è possibile farsi un’idea della vita “di campagna” del normanno a cavallo dell’Ottocento-Novecento; è possibile ammirare gli alambicchi con cui venivano distillati sidro e calvados nelle fattorie, parti dei trattori e dei carri agricoli d’epoca, gli strumenti da cucina usati per la piccola industria casearia locale, ed ancora conoscere le feste paesane, l’arte del merletto normanno, e anche imparare come venivano costruiti i tipici “graticci” nelle case. Sara si innamora letteralmente di un vestito da sposa merlettato di inizio Novecento: bellissimo!!!

Proseguiamo e vediamo da lontano il donjon, ossia l’area di detenzione interna del castello, usata soprattutto durante la Rivoluzione francese. Il donjon non è visitabile ed è separato dall’area interna del castello da un ampio fossato, sul letto del quale notiamo una povera pecora che si aggira senza una meta precisa…

Il rientro a Bayeux

Si fa tardo pomeriggio e fa abbastanza caldo:  usciamo dal castello e decidiamo di farci due passi per la Rue Saint-Pierre, una specie di “via dello shopping” dove troviamo un mucchio di persone e altrettanti negozi di ogni tipo. Facciamo merenda con un bel sidro ed un macaron a testa, comprati rispettivamente in un piccolo supermercato ed in una pasticceria molto affollata: deliziosi!

Torniamo all’auto e ci spostiamo a Bayeux, in centro, a comprare dei souvenir. Questa sera torneremo a cena di fianco all’Etap hotel, in una griglieria convenzionata con questo, dove mangiamo una bella bistecca e torniamo a riposarci un po’, cosa che negli ultimi giorni abbiamo un po’ tralasciato!

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Viaggio in Normandia: DAY03

Ci svegliamo abbastanza di buon ora e decidiamo di tornare a Jumièges per la visita all’abbazia che ieri non ci è riuscita. Prima di partire passiamo velocemente dalla reception per un piccolo reclamo: ieri sera al nostro arrivo al BnB ci siamo accorti che in camera c’era solo un cuscino! Purtroppo la reception era già chiusa e quindi abbiamo dovuto arrangiarci con mezzi nostri (asciugamani) per “simulare” il cuscino… ma al mattino abbiamo prontamente riportato l’accaduto alla signora in reception che – visibilmente costernata per l’accaduto – ci ha rassicurato che lo avrebbe fatto presente alla dama delle pulizie (e infatti la sera successiva il secondo cuscino era là bello e pronto sul letto!). Partiamo per Jumièges e a Grand Quevilly, a poche centinaia di metri dal BnB, ci fermiamo a fare colazione in una boulangerie (croissants divini!) e nell’annesso bar (caffè e jus de fruits).

Jumièges (di nuovo)

Arriviamo a Jumièges proprio in orario di apertura dell’abbazia e siamo i primi ad entrare. L’ingresso/biglietteria si trova in un edificio antico e ci porta dentro al comprensorio dell’abbazia (foto), costituito da un immenso parco verde, luogo ideale per un picnic fuori dal comune o per trascorrere qualche ora in libertà (soprattutto se si hanno bambini). Al nostro arrivo fa decisamente fresco, c’è vento e ogni tanto qualche preoccupante goccia scende dal cielo: per fortuna il tempo resterà clemente, anche se incerto, fino al tardo pomeriggio. L’abbazia si mostra imponente, con la sua navata senza tetto (foto) e le sue massicce torri (foto), e in vari punti non è deambulabile a causa di potenziali crolli di materiale…gli opuscoli che ci danno – sono anche in italiano – spiegano bene la storia e la disposizione dei luoghi, ma si fa a volte fatica a riconoscere i dettagli: gran parte dell’abbazia è pesantemente ridotta in rovina (foto). Se siete amanti delle atmosfere medievali e gotiche, Jumièges è una meta che non dovete perdervi (personalmente vi consiglio anche San Galgano vicino a Siena, per la forte somiglianza con questa abbazia).

Rouen

Torniamo in tarda mattinata a Rouen e vaghiamo un po’ alla ricerca di un parcheggio libero, poi ci capita il consueto colpo di fortuna e riusciamo a lasciare l’auto in un piccolo senso unico a poche decine di metri da dove abbiamo parcheggiato la sera prima. Decidiamo di pranzare subito, di modo da toglierci l’incombenza e poter disporre dell’intero pomeriggio per visitare le mete pianificate: mangiamo un paio di insalatone in un bistrot in centro, bagnate da due bolées di sidro (una “doux” e una “brut)… il dolcetto – macarons e larmes de Saint Jeanne d’Arc” – ce lo comperiamo, appena girato l’angolo, nella pasticceria tipica “Grand Mère Auzou”(foto)…si, lo so, siamo golosi 🙂

Siamo prontissimi a visitare Rouen, ci troviamo nella cure della città storica… quale posto più tipico di Place du Vieux Marché per cominciare? La piazza (foto), sebbene contenga rovine di luoghi di culto molto antichi, è passata alla storia per essere stata teatro nel XV secolo del rogo di San Giovanna d’Arco, oggi patrona di Francia. Qui a Rouen la santa visse gli ultimi tragici anni della sua giovane vita: fu detenuta ed torturata nella torre antica (ancora oggi visitabile) e su questa piazza fu arsa viva con la condanna di eresia e stregoneria. Negli anni settanta, a distanza di secoli, la chiesa e lo stato francese hanno deciso di costruire un luogo di culto in memoria di Giovanna, a parziale discolpa della clamorosa parzialità con cui la povera fu tolta di mezzo perché troppo “trascinatrice di masse” e quindi scomoda per l’establishment. La chiesa ha una forma che ricorda un vascello (foto) ed ha una volta interna in legno scanalata e sostenuta che ha quasi l’aria di una tensostruttura (foto). Le vetrate sono di una bellezza rara (foto). Putroppo io e Sara entriamo proprio mentre l’altare viene adornato per una cerimonia funebre (foto), mentre figuri di nero vestiti presidiano l’ingresso in attesa del feretro.

Proseguiamo lungo Rue du Gros Horloge (foto, foto) e passiamo sotto all’arcata dell’orologio (foto), poi costeggiamo il Palais de Justice (foto) che ci colpisce per due aspetti: le miriadi di gargoyles che sbucano dal tetto (foto) e i buchi dei colpi d’arma da fuoco sui muri, memoria vivente e imperitura della battaglia per la liberazione della Normandia dagli invasori nazisti (foto).

Giungiamo finalmente davanti alla grande cattedrale (foto) che purtroppo, come tantissime chiese durante il nostro viaggio, è parzialmente circondata da impalcature per la pulizia ed il restauro della facciata. La cattedrale è famosa per le sue due torri diseguali e per le decine di dipinti che il signor Monet le dedicò, ognuno ad un’ora diversa del giorno e quindi – a detta sua – con un’”impressione” diversa. L’interno è maestosamente slanciato verso il cielo (foto), mentre l’organo ed il sovrastante rosone sono imponenti (foto) e si può ammirare come reliquia la spada di San Giovanna d’Arco (foto). Al fianco della cattedrale si trovano giardini mantenuti con cura (foto). Purtroppo il tempo è tiranno – anche quello atmosferico: comincia a piovere forte, e dopo una breve tappa in un bagno pubblico (addirittura dedicato ad un personaggio famoso!), decidiamo che la miglior cosa da fare è visitare il Musée des Beaux Arts. Entriamo stranamente senza pagare nulla (Sara entra gratis come studentessa ed io entro gratis in quanto fidanzato della studentessa per volere della hostess della biglietteria…beh, grazie!) e ci godiamo il museo che è quasi deserto…un’ala intera del museo è chiusa per lavori non ben precisati, ma va bene così. Tra le opere d’arte esposte segnaliamo anche una collezione di icone russe molto antiche, oltre che a varie tele che spaziano dal Cinquecento italiano all’Impressionismo (molti Monet, come ci si poteva aspettare) ed al Cubismo. Il museo chiude alle 18.00 e alle 17.50 le guide/inservienti cominciano a seguirci da lontano lungo il nostro percorso tra le sale, ed in maniera abbastanza inquietante chiudono le porte delle sale dopo il nostro passaggio: insomma, uno sgarbato modo di dirci che avevano voglia di tornare a casa puntuali quella sera. Usciti dal museo (intanto ha smesso di piovere e il sole si fa largo tra le nubi), possiamo tornare a visitare – dall’esterno, perché chiuse entrambe – l’Abbatiale Saint-Ouen (foto) e la chiesa di Saint-Maclou, quest’ultima immersa in un quartiere di tipiche case a graticcio. Fortunatamente non è chiuso invece un luogo molto particolare che volevo assolutamente visitare: l’Aitre Saint-Maclou, non lontano dall’omonima chiesa. Questo luogo, nulla più di un cortile interno ad un edificio (foto), fu nei secoli bui un cimitero per gli appestati e le decorazioni lignee che lo circondano (foto, foto) lo confermano: sono presenti disegni di teschi, scheletri umani, strumenti di sepoltura, danze macabre. E’ un raro esempio di arte macabra. Oggi qui si tengono concerti e spettacoli per piccole platee, e mentre stiamo visitando l’Aitre un manipolo di giovani attori della scuola d’arte Saint-Maclou sta allestendo la sua prossima esibizione. Insomma, dall’oblio della peste alle delizie della cultura.

Siamo abbastanza provati dalla giornata: i piedi sono cotti e la testa è pesante. Ma non ci manca la voglia di fare un po’ di festa…ci fermiamo in vineria e acquistiamo una bottiglia di sidro dolce artigianale, mangiamo un kebab (nelle intenzioni doveva essere una cena al volo, ma in realtà ci mettiamo una vita perché il piccolo locale dove ci fermiamo è a dir poco imballato di gente affamata) e torniamo al BnB dove stappiamo alla nostra vacanza appena iniziata e sgranocchiamo alcune Larmes de Jeanne d’Arc avanzate dal pranzo… Santée! 🙂

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