Viaggio in Normandia: DAY08

Viaggio in Normandia: DAY08

Mappa degli spostamenti di oggi

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Ci svegliamo tranquilli: oggi non dobbiamo fare tanta strada, visiteremo la vicina Caen, capoluogo delle regione della Basse Normandie e del département del Calvados. E’ una giornata di sole e ce la prendiamo con calma nel percorrere quella ventina di km che ci separano da Caen… la circonvallazione cittadina è comunque abbastanza trafficata ma si procede scorrevolmente, fino a quando d’improvviso ci troviamo davanti un muro di macchine che frenano: cosa succede??? Semplice: c’è una postazione autovelox fissa 😀

Il complesso abbaziale di Saint Etienne

Arriviamo in città e sembra che non ci siano posti liberi per parcheggiare in zona centrale, nemmeno a pagamento…la nostra proverbiale fortuna nel trovare parcheggio ci ha abbandonato? Fortunatamente no: troviamo un posto a strisce bianche di fronte ad una scuola di coreografia in pratica nella via dietro al complesso di Saint Etienne… quindi in centrissimo! 🙂 Passiamo a piedi sull’immensa Esplanade Jean Marie Louvel, che alterna lunghe aree di ciotolato ad aree verdi curatissime e incredibilmente fiorite e che termina con l’imponente palazzo della Abbaye aux Hommes che ospita da pochi decenni il comune di Caen. Andiamo a mangiarci un croissant e poi cerchiamo di costeggiare – giusto oltre la rotonda antistante alla Esplanade – la chiesa diroccata di Saint Etienne Le Vieux: la chiesa è off-limits e transennata, immaginiamo a causa del cattivo stato di conservazione (Caen – in quanto capoluogo della Bassa Normandia – ha purtroppo subito una quantità notevole di bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale). Peccato. Ci dirigiamo quindi a visitare la chiesa di Saint Etienne (Santo Stefano), che ospita la tomba di Guglielmo il Conquistatore (o meglio, dell’unico osso femorale che ne resta dal momento che le sue povere spoglie furono riesumate e gettate in strade dalla folla in delirio durante le guerre di religione nel XVI secolo). Caen si caratterizza per la presenza di due abbazie, una denominata “aux Hommes” (cioè: degli uomini) ed una “aux Dames” (delle donne), entrambe fatte costruire da Guglielmo il Conquistatore come forma di… penitenza. Infatti Guglielmo aveva per interesse politico sposato la cugina Matilde delle Fiandre e l’unione era stata esplicitamente proibita – per l’eccessiva consanguineità – da papa Leon IX, il quale in seguito minacciò scomunica su Guglielmo  a patto che non avesse costruito due importanti centri abbaziali a Caen. In seguito Guglielmo avrebbe espresso il desiderio che lui e la consorte fossero sepolti nelle rispettive abbazie, e così fu fatto. L’interno dell’Abbaye aux Hommes è abbastanza oscuro, di un gotico svettante ma austero: la luce si intensifica muovendosi verso il transetto, da cui si notaun fine orologio incastonato in un matroneo ligneo sulla navata di sinistra. Non ci fermiamo molto: torniamo al mezzo e ci spostiamo più a nord, trovando immancabilmente parcheggio ad un centinaio di metri dalla Abbaye aux Dames

La Abbaye aux Dames

Raggiungiamo a piedi la Abbaye aux Dames , dedicata alla Trinità, che si trova in una piccola piazza che funge da isola pedonale. Entriamo: questa volta l’interno è più luminoso (sarà anche dovuto al fatto che nel frattempo il sole si è ovviamente alzato di più in cielo!), la pietra che costituisce i pilastri e gli archi è più morbida e tenue di quella della Abbaye aux Hommes… e al contrario di questa, l’altare ed il transetto sono molto meno luminosi, ma regalano ampie vetrate rosate e una cupola affrescata. Bè, tutto sommato, verrebbe da dire che questa abbazia è stata costruita e caratterizzata con uno stile più… aux Dames! 😉 Putroppo non possiamo visitare l’altare, e quindi vedere la tomba di Matilda delle Fiandre, perché è chiuso: ci sono tre togati (gli abati, probabilmente) che stanno celebrando in latino – sinceramente non capiamo quale genere di orazione/celebrazione…

Si fa ora di pranzo e ci muoviamo verso il centro, in zona castello: incontriamo le rovine della chiesa di Saint Gilles – di fronte a noi non c’è che qualche volta sventrata dalle bombe nel 1944. Capiamo di essere in zona molto centrale della città dato l’elevatissimo numero di ristoranti e pizzerie, tutti uguali ed uno di fianco all’altro… per il pranzo decidiamo di andare di pizza, e non c’è che l’imbarazzo della scelta – ovviamente al ribasso come costo, tanto sappiamo già che una pizza buona molto probabilmente non la mangeremo (siamo pur sempre italiani!).

Lo Chateau Ducal

Pranziamo con calma, e completiamo il tragitto che ci separa dallo Chateau Ducal. La sola vista delle mura del castello è bellissima: il castello è parco cittadino, dunque è aperto al pubblico (e di gente ce n’è tanta), e come ogni parco che abbiamo visto durante la vacanza dimostra una cura del verde e dei fiori impeccabile.

Decidiamo di visitare, prima di entrare nel castello, la cattedrale di Saint Pierre, capolavoro gotico flamboyant: la facciata purtroppo è parecchio sporca – e non potrebbe essere altrimenti visto che l’ingresso da su una strada trafficata – ma l’interno merita davvero. Balza subito all’occhio entrando un organo molto moderno installato sull’antico matroneo, e nelle volte delle cappelle dietro all’altare si notano dei finissimi finti candelabri di marmo scolpiti direttamente nelle volte e pendenti come stalattiti. La chiesa – come del resto molti edifici sacri in Normandia – espone vari documenti fotografici che attestano lo stato della struttura in seguito alla battaglia di Normandia del 1944… ci colpisce in particolare una foto che ritrae Saint Pierre quasi illesa e tutto attorno cumuli di macerie alti metri!

Entriamo – infine – nel castello. Procediamo lungo una rampa in lieve salita, mentre immortalo con la macchina fotografica le maestose bandiere (quella della Basse Normandie e ovviamente quella francese) che svettano sui bastioni. In luogo dell’antico ponte levatoio è stato messo un pontile di legno che conduce attraverso il portale principale, e subito ci si trova a dover affrontare una piccola salita che conduce alle ripide rampe di accesso ai bastioni – in gran parte percorribili a piedi e dai quali si ammira una vista mozzafiato sulla skyline di Caen e sulla vicina Saint-Pierre – e all’ampio  cortile interno. Per prima cosa saliamo sulle scale che portano ai bastioni, per fare qualche foto: qua e là ci sono dei cannoni leggeri, ancora puntati verso l’orizzonte, mentre sul lato interno si ammira un cortiletto dove su pali di legno di altezze diverse sono montate modernissime sculture metalliche raffiguranti strani animali (serpente a nove teste, uomo-scimmia, pesce alato… l’artista si deve essere ispirato ai bestiari medievali!). Scendiamo dai bastioni e raggiungiamo un piccolo orto botanico dentro al quale sono coltivate molte erbe usate nei secoli addietro come medicamento. Di fianco all’orto, c’è un’area transennata alla quale i turisti e i cittadini non possono accedere: c’è in corso uno scavo per riportare alla luce un’ala della “prima versione” del castello – quella costruita da Guglielmo il Conquistatore nel XI secolo – che è stata sommersa durante i secoli dai detriti provenienti dai lavori di ampliamento delle aree interne. Ci incuriosisce il fatto che lo scavo sia portato avanti da giovani studenti universitari di archeologia: chissà se gli studenti di archeologia delle facoltà italiane possono lavorare (il che – intendiamoci – significa praticamente sgobbare e portare via carriolate di terra!) negli scavi archeologici? Da profani della materia, non sappiamo darci una risposta. Poco di fianco c’è una ricostruzione moderna – ma fedele – dell’immensa ruota-argano lignea con cui nei secoli addietro si issavano le pietre e gli altri materiali da costruzione per trasportarli all’interno delle mura.

Più avanti c’è una chiesa completamente spoglia ed un piccolo edificio che ospita un museo della Normandia che visitiamo con estremo interesse: contiene reperti archeologico e storici legati alla Bassa Normandia (a partire dall’età paleolitica fino a quella celtica/romana e medievale) ed un’ampia sezione dedicata al folklore e alle tradizioni normanne. Quest’ultima sezione è davvero notevole: attraverso foto d’epoca e anche documenti più …”multimediali” quali ad esempio la filodiffusione delle canzoni folkloristiche normanne è possibile farsi un’idea della vita “di campagna” del normanno a cavallo dell’Ottocento-Novecento; è possibile ammirare gli alambicchi con cui venivano distillati sidro e calvados nelle fattorie, parti dei trattori e dei carri agricoli d’epoca, gli strumenti da cucina usati per la piccola industria casearia locale, ed ancora conoscere le feste paesane, l’arte del merletto normanno, e anche imparare come venivano costruiti i tipici “graticci” nelle case. Sara si innamora letteralmente di un vestito da sposa merlettato di inizio Novecento: bellissimo!!!

Proseguiamo e vediamo da lontano il donjon, ossia l’area di detenzione interna del castello, usata soprattutto durante la Rivoluzione francese. Il donjon non è visitabile ed è separato dall’area interna del castello da un ampio fossato, sul letto del quale notiamo una povera pecora che si aggira senza una meta precisa…

Il rientro a Bayeux

Si fa tardo pomeriggio e fa abbastanza caldo:  usciamo dal castello e decidiamo di farci due passi per la Rue Saint-Pierre, una specie di “via dello shopping” dove troviamo un mucchio di persone e altrettanti negozi di ogni tipo. Facciamo merenda con un bel sidro ed un macaron a testa, comprati rispettivamente in un piccolo supermercato ed in una pasticceria molto affollata: deliziosi!

Torniamo all’auto e ci spostiamo a Bayeux, in centro, a comprare dei souvenir. Questa sera torneremo a cena di fianco all’Etap hotel, in una griglieria convenzionata con questo, dove mangiamo una bella bistecca e torniamo a riposarci un po’, cosa che negli ultimi giorni abbiamo un po’ tralasciato!

CONTINUA CON Viaggio in Normandia: DAY09 …

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Viaggio in Normandia: DAY02

Mappa degli spostamenti di oggi

Partenza da Parigi

Sveglia presto, impacchettiamo il bagaglio – che a dire il vero non avevamo quasi nemmeno disfatto la sera prima, cosa che ci capiterà di ripetere spesso durante il nostro viaggio on-the-road! – e siamo già in strada a cercare un posto qualsiasi per fare colazione. Parigi è a dir poco deserta: per strada quasi nessuna macchina – e dire che sono quasi le 8! – negozi/bistrot/ristoranti tutti chiusi…e non a torto, visto che in centro le attività di ristorazione chiudono tardi la notte proprio perchè servono anche molti turisti: dunque abbandoniamo l’idea di berci un espresso – per quanto imbevibile possa essere secondo gli standard italiani 🙂 – e puntiamo direttamente al piano B: ci dividiamo, io vado in una croissanterie a rifornirmi di croissant e Sara al MacDonald’s di ieri a prendere un cappuccino e un succo di frutta. I croissant ci hanno lasciati senza parole: deliziosi! Strati e strati di croccantezza artigianale…certo, un po’ burrosi, ma del resto, come dice mia madre: “Il cibo deve essere fatto con ingredienti gustosi, altrimenti non sa di niente, e allora lo chiamano ‘dietetico’ o ‘light’” (sante parole).

Recuperiamo le valigie e ci dirigiamo puntuali all’agenzia Hertz, che scopriamo essere in sostanza un distributore self di carburante ricavato al piano terra di un palazzo, con annesso un piccolissimo ufficio che fa da mini-market e tabaccaio, oltre che da noleggio auto. C’è solo una signora a gestire il tutto, e come potrete capire è completamente incasinata dal momento che deve gestire la nostra pratica noleggio e contemporaneamente rispondere al telefono e processare la coda di persone che pagano il rifornimento di carburante…ogni tanto io e Sara ci guardiamo esterrefatti: quella donna è la cosa piu simile ad un robot che avessi mai visto…ma nonostante tutto, la signora – che parla solo francese – ci stupisce: si rivela molto gentile e – nervi saldi – riesce a completare la pratica dandoci il contratto e tutte le informazioni che le abbiamo richiesto. Chiediamo se ci può assegnare una macchina diesel, e veniamo accontentati (che c**o, penso!): una Citroen C3 rossa fiammeggiante e quasi nuova. Carichiamo i bagagli, facciamo i controlli di rito sul veicolo e prendo confidenza con il volante ed i comandi della plancia, mentre Sara si occupa di impostare il navigatore GPS e di governare le mappe che ci siamo portati. Partiamo! :-):-):-) La meta è Giverny, piccolo villaggio dove visiteremo i luoghi di Monet, e dove prevediamo di arrivare in un paio d’ore. Sono da poco passate 9:30 (eh si, il noleggio è andato per le lunghe: nonostante tutta la buona volontà della “sciura”, fare mille cose richiede tempo!) e nel frattempo il traffico parigino è aumentato…ma con nostra grandissima sorpresa, non rimaniamo mai imbottigliati e non subiamo mai rallentamenti! Un vero sollievo per il sottoscritto, che un po’ temeva la giungla urbana parigina…sfrecciamo quindi sul Peripherique fino ad imboccare la A13 (Autoroute de Normandie), che costeggia la Senna in direzione nord-est portandoci così nel departement dell’Eure. Il clima è un po’ variabile: siamo partiti da Parigi con il bel tempo e un po’ di umidità, mentre man mano che ci allontaniamo il tempo si fa incerto, anche se non piove mai, e meno umido: il sole è cocente, ma quando la nuvola di turno lo nasconde ti viene voglia di indossare la felpa…

Giverny

Arriviamo a Giverny e parcheggiamo in uno dei giardini-parking a poche decine di metri dalla Fondation Monet. Ci dirigiamo verso la Fondation, che si trova nel centro di Giverny ed in pratica lo compone per una buona percentuale: tutto intorno ci sono piccole case di campagna con cortile, mentre sullo sfondo si ammirano dei colli sui quali spiccano ville signorili. La Fondation Monet comprende la villa dove il famoso pittore visse fino alla sua morte e gli antistanti giardini fioriti e giardini d’acqua, fonte di infinita ispirazione – anzi, per meglio dire di “impressioni” – per le sue tele. All’ingresso esibiamo i nostri e-tickets (comprati su Internet pochi giorni prima di partire) ed entriamo nei giardini: restiamo subito a bocca aperta: una distesa di sentieri che si incrociano tra meraviglie floreali di ogni genere (foto)! Ci sono cespugli, arbusti e bulbi, anche rari, tutti in piena fioritura e spesso organizzati per “colore” (foto). Molte persone si aggirano nei giardini, di svariate nazionalità: si capisce subito che tutti sono – come te – ammaliati dallo spettacolo della natura in fiore. Il verde è estremamente curato, particolare che incontreremo spesso lungo il viaggio: ci capiterà molto spesso di vedere squadre di giardinieri all’opera per mantenere la rasatura del prato perfetta ogni mattina, le siepi ben sfrondate e l’arredo pubblico (il centro delle rotonde stradali, le aree verdi, addirittura i lampioni!) decorato il più possibile da piante e fiori. Ci dirigiamo, percorrendo un corto passaggio sotterraneo che “esce” dalla villa tagliando al di sotto della strada principale, verso i famosi “Jardins d’eau”: qui ammiriamo il lago delle ninfee dal famoso ponte giapponese (foto)…in mezzo alle ninfee si notano anche dei paperotti che nuotano, e sottacqua dei pescioloni d’acqua dolce. E’ un posto di una quiete inaudita! Torniamo verso la casa del pittore: è una tipica villa di campagna di inizio 900 (foto) su due piani, in cui Monet ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. All’interno non si possono fare foto: al pianterreno si trova una bella collezione di stampe giapponesi che lo stesso Monet ha acquistato negli anni, oltre che allo sala-studio del pittore (i mobili sono originali, si vede ancora la sua scrivania) che è stata letteralmente riempita di riproduzioni fedeli delle sue opere più famose. Sempre al piano terra, vi è la sala da pranzo e la cucina, un tempo luogo ad appannaggio forse quasi esclusivo della servitù domestica, dove si possono ammirare i forni/piani cottura di un tempo e il padellame usato per cucinare. Al primo piano si trovano le stanze da letto, i bagni e la stanzina del cucito della moglie.

Les Andelys

Sono le 14 e abbiamo decisamente fame…un veloce giro per i bistrot vicini alla Fondation Monet ci convince a pranzare altrove: troppo caos, fila interminabile e costi altissimi. Proseguiamo dunque lungo il percorso stabilito: guidiamo per km e km su stradine immerse in floridi campi di frumento e arriviamo a Les Andelys, piccolo borgo collinare su un’ansa della Senna. Qui facciamo un pranzo-merenda in pasticceria artigianale (la voglia di dolci ce la siamo proprio tolta tutta in Francia…)e visitiamo la cattedrale gotica di Notre Dame des Andelys (foto)..è il primo incontro del viaggio con un edificio sacro in uno stile così diverso da quelli delle chiese italiane, e ci lascia a bocca aperta: è un trionfo di rosoni adornati di vetrate coloratissime, di guglie, archi, pinnacoli, gargoyles tutti diversi e dalle sembianze che rieccheggiano i bestiari medievali. Nonostante ciò, la cattedrale all’interno è un po’spoglia. Un’altra cosa che spesso noteremo durante il viaggio è che quasi tutti i tetti, sia delle chiese che degli edifici civili, sono in ardesia e hanno una forma appuntita che serve a far scanalare bene la neve. Ci muoviamo pochi km fuori dal paese per raggiungere un’altura da cui si ammira da un lato l’ansa della Senna in cui emerge una piccola isola boscosa (foto) e il borgo di Les Andelys, dall’altro le antiche rovine dello Chateau Gaillard (foto), costruito sul finire del XII secolo da Riccardo Cuor di Leone a presidio dei territori normanni. Del castello rimane in piedi solo la prigione (foto) ma si può ancora apprezzare la pianta della costruzione e la locazione dei fossi.

Jumièges

Diamo uno sguardo all’orologio e, nonostante un po’ di stanchezza dovuta anche al vento che incessante ci soffia contro, decidiamo di andare a Jumièges per visitare la sua abbazia diroccata: è una meta che abbiamo deciso di visitare proprio all’ultimo prima di partire, e ci farebbe piacere vederla in serata piuttosto che domani (vorremmo dedicare la prossima giornata interamente alla città di Rouen, in cui tra l’altro passeremo questa nottata). Imposto il navigatore e partiamo: facciamo ancora un breve tratto della A13 a pagamento, lambiamo Rouen e poi proseguiamo su una strada statale che costeggia un’altra ansa della Senna in direzione sud-ovest e attraverso dei piccoli comuni (come Yainville) che ci lasciano sbigottiti per la cura con cui è mantenuto il verde pubblico. Sono le 19:10 circa ed arriviamo a Jumièges: il sole ormai ha sgomberato ogni nuvola e tramonta sereno. Nel villaggio non c’è in giro praticamente nessuno…Scopriamo – ahimè – che l’abbazia non è più visitabile da pochi minuti e riaprirà di nuovo domattina alle 9:30…non sapevamo che ci fossero orari di visita né quali fossero: è il bello (o il brutto) dell’improvvisazione! Ci sediamo dunque nella piccola brasserie “Pommes et Fraises”e ceniamo con una galette au sarasin, ossia al grano saraceno (la prima del nostro viaggio e la prima di una lunga serie!), ammirando dai vetri il parco dell’abbazia e le sue torri.

Serata a Rouen

Per concludere la serata, prima di sistemarci definitivamente nel BnB hotel che abbiamo prenotato ai sobborghi di Rouen, ci va di gustare un sidro o una birra come si deve a Rouen…ho già da tempo procurato l’indirizzo di un locale che fa al caso nostro: la “Boite à Bières”, di cui ho letto ottime recensioni e dalla quale ci aspettiamo sidro artigianale e birre normanne. Torniamo quindi a Rouen e troviamo – dopo un po’ di paziente ricerca – un parcheggio gratuito in centro. Arrivati, però, di fronte alla birreria troviamo l’immancabile cartello “Chiuso per ferie fino al 6 agosto” :-Z e l’incazzatura monta!!! Vabbè, dai, non è l’unico posto dove possiamo bere qualcosa a Rouen..infatti, cerchiamo un posticino poco affollato non lontano dal Gros Horloge ed assaggiamo un sidro bretone dolce in bottiglietta (Loic Raison), commerciale, ma sicuramente anni luce meglio dello Strongbow che ti propinano in Italia – dove è notorio che la cultura del sidro non esiste. E’ ora di riposarsi: andiamo al BnB e facciamo il checkin, giusto in tempo per evitare il nubifragio torrenziale che si abbatte su Rouen…non ho mai visto piovere così forte in vita mia!!!

CONTINUA CON Viaggio in Normandia: DAY03 …