Viaggio in Normandia: DAY08

Viaggio in Normandia: DAY08

Mappa degli spostamenti di oggi

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Ci svegliamo tranquilli: oggi non dobbiamo fare tanta strada, visiteremo la vicina Caen, capoluogo delle regione della Basse Normandie e del département del Calvados. E’ una giornata di sole e ce la prendiamo con calma nel percorrere quella ventina di km che ci separano da Caen… la circonvallazione cittadina è comunque abbastanza trafficata ma si procede scorrevolmente, fino a quando d’improvviso ci troviamo davanti un muro di macchine che frenano: cosa succede??? Semplice: c’è una postazione autovelox fissa 😀

Il complesso abbaziale di Saint Etienne

Arriviamo in città e sembra che non ci siano posti liberi per parcheggiare in zona centrale, nemmeno a pagamento…la nostra proverbiale fortuna nel trovare parcheggio ci ha abbandonato? Fortunatamente no: troviamo un posto a strisce bianche di fronte ad una scuola di coreografia in pratica nella via dietro al complesso di Saint Etienne… quindi in centrissimo! 🙂 Passiamo a piedi sull’immensa Esplanade Jean Marie Louvel, che alterna lunghe aree di ciotolato ad aree verdi curatissime e incredibilmente fiorite e che termina con l’imponente palazzo della Abbaye aux Hommes che ospita da pochi decenni il comune di Caen. Andiamo a mangiarci un croissant e poi cerchiamo di costeggiare – giusto oltre la rotonda antistante alla Esplanade – la chiesa diroccata di Saint Etienne Le Vieux: la chiesa è off-limits e transennata, immaginiamo a causa del cattivo stato di conservazione (Caen – in quanto capoluogo della Bassa Normandia – ha purtroppo subito una quantità notevole di bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale). Peccato. Ci dirigiamo quindi a visitare la chiesa di Saint Etienne (Santo Stefano), che ospita la tomba di Guglielmo il Conquistatore (o meglio, dell’unico osso femorale che ne resta dal momento che le sue povere spoglie furono riesumate e gettate in strade dalla folla in delirio durante le guerre di religione nel XVI secolo). Caen si caratterizza per la presenza di due abbazie, una denominata “aux Hommes” (cioè: degli uomini) ed una “aux Dames” (delle donne), entrambe fatte costruire da Guglielmo il Conquistatore come forma di… penitenza. Infatti Guglielmo aveva per interesse politico sposato la cugina Matilde delle Fiandre e l’unione era stata esplicitamente proibita – per l’eccessiva consanguineità – da papa Leon IX, il quale in seguito minacciò scomunica su Guglielmo  a patto che non avesse costruito due importanti centri abbaziali a Caen. In seguito Guglielmo avrebbe espresso il desiderio che lui e la consorte fossero sepolti nelle rispettive abbazie, e così fu fatto. L’interno dell’Abbaye aux Hommes è abbastanza oscuro, di un gotico svettante ma austero: la luce si intensifica muovendosi verso il transetto, da cui si notaun fine orologio incastonato in un matroneo ligneo sulla navata di sinistra. Non ci fermiamo molto: torniamo al mezzo e ci spostiamo più a nord, trovando immancabilmente parcheggio ad un centinaio di metri dalla Abbaye aux Dames

La Abbaye aux Dames

Raggiungiamo a piedi la Abbaye aux Dames , dedicata alla Trinità, che si trova in una piccola piazza che funge da isola pedonale. Entriamo: questa volta l’interno è più luminoso (sarà anche dovuto al fatto che nel frattempo il sole si è ovviamente alzato di più in cielo!), la pietra che costituisce i pilastri e gli archi è più morbida e tenue di quella della Abbaye aux Hommes… e al contrario di questa, l’altare ed il transetto sono molto meno luminosi, ma regalano ampie vetrate rosate e una cupola affrescata. Bè, tutto sommato, verrebbe da dire che questa abbazia è stata costruita e caratterizzata con uno stile più… aux Dames! 😉 Putroppo non possiamo visitare l’altare, e quindi vedere la tomba di Matilda delle Fiandre, perché è chiuso: ci sono tre togati (gli abati, probabilmente) che stanno celebrando in latino – sinceramente non capiamo quale genere di orazione/celebrazione…

Si fa ora di pranzo e ci muoviamo verso il centro, in zona castello: incontriamo le rovine della chiesa di Saint Gilles – di fronte a noi non c’è che qualche volta sventrata dalle bombe nel 1944. Capiamo di essere in zona molto centrale della città dato l’elevatissimo numero di ristoranti e pizzerie, tutti uguali ed uno di fianco all’altro… per il pranzo decidiamo di andare di pizza, e non c’è che l’imbarazzo della scelta – ovviamente al ribasso come costo, tanto sappiamo già che una pizza buona molto probabilmente non la mangeremo (siamo pur sempre italiani!).

Lo Chateau Ducal

Pranziamo con calma, e completiamo il tragitto che ci separa dallo Chateau Ducal. La sola vista delle mura del castello è bellissima: il castello è parco cittadino, dunque è aperto al pubblico (e di gente ce n’è tanta), e come ogni parco che abbiamo visto durante la vacanza dimostra una cura del verde e dei fiori impeccabile.

Decidiamo di visitare, prima di entrare nel castello, la cattedrale di Saint Pierre, capolavoro gotico flamboyant: la facciata purtroppo è parecchio sporca – e non potrebbe essere altrimenti visto che l’ingresso da su una strada trafficata – ma l’interno merita davvero. Balza subito all’occhio entrando un organo molto moderno installato sull’antico matroneo, e nelle volte delle cappelle dietro all’altare si notano dei finissimi finti candelabri di marmo scolpiti direttamente nelle volte e pendenti come stalattiti. La chiesa – come del resto molti edifici sacri in Normandia – espone vari documenti fotografici che attestano lo stato della struttura in seguito alla battaglia di Normandia del 1944… ci colpisce in particolare una foto che ritrae Saint Pierre quasi illesa e tutto attorno cumuli di macerie alti metri!

Entriamo – infine – nel castello. Procediamo lungo una rampa in lieve salita, mentre immortalo con la macchina fotografica le maestose bandiere (quella della Basse Normandie e ovviamente quella francese) che svettano sui bastioni. In luogo dell’antico ponte levatoio è stato messo un pontile di legno che conduce attraverso il portale principale, e subito ci si trova a dover affrontare una piccola salita che conduce alle ripide rampe di accesso ai bastioni – in gran parte percorribili a piedi e dai quali si ammira una vista mozzafiato sulla skyline di Caen e sulla vicina Saint-Pierre – e all’ampio  cortile interno. Per prima cosa saliamo sulle scale che portano ai bastioni, per fare qualche foto: qua e là ci sono dei cannoni leggeri, ancora puntati verso l’orizzonte, mentre sul lato interno si ammira un cortiletto dove su pali di legno di altezze diverse sono montate modernissime sculture metalliche raffiguranti strani animali (serpente a nove teste, uomo-scimmia, pesce alato… l’artista si deve essere ispirato ai bestiari medievali!). Scendiamo dai bastioni e raggiungiamo un piccolo orto botanico dentro al quale sono coltivate molte erbe usate nei secoli addietro come medicamento. Di fianco all’orto, c’è un’area transennata alla quale i turisti e i cittadini non possono accedere: c’è in corso uno scavo per riportare alla luce un’ala della “prima versione” del castello – quella costruita da Guglielmo il Conquistatore nel XI secolo – che è stata sommersa durante i secoli dai detriti provenienti dai lavori di ampliamento delle aree interne. Ci incuriosisce il fatto che lo scavo sia portato avanti da giovani studenti universitari di archeologia: chissà se gli studenti di archeologia delle facoltà italiane possono lavorare (il che – intendiamoci – significa praticamente sgobbare e portare via carriolate di terra!) negli scavi archeologici? Da profani della materia, non sappiamo darci una risposta. Poco di fianco c’è una ricostruzione moderna – ma fedele – dell’immensa ruota-argano lignea con cui nei secoli addietro si issavano le pietre e gli altri materiali da costruzione per trasportarli all’interno delle mura.

Più avanti c’è una chiesa completamente spoglia ed un piccolo edificio che ospita un museo della Normandia che visitiamo con estremo interesse: contiene reperti archeologico e storici legati alla Bassa Normandia (a partire dall’età paleolitica fino a quella celtica/romana e medievale) ed un’ampia sezione dedicata al folklore e alle tradizioni normanne. Quest’ultima sezione è davvero notevole: attraverso foto d’epoca e anche documenti più …”multimediali” quali ad esempio la filodiffusione delle canzoni folkloristiche normanne è possibile farsi un’idea della vita “di campagna” del normanno a cavallo dell’Ottocento-Novecento; è possibile ammirare gli alambicchi con cui venivano distillati sidro e calvados nelle fattorie, parti dei trattori e dei carri agricoli d’epoca, gli strumenti da cucina usati per la piccola industria casearia locale, ed ancora conoscere le feste paesane, l’arte del merletto normanno, e anche imparare come venivano costruiti i tipici “graticci” nelle case. Sara si innamora letteralmente di un vestito da sposa merlettato di inizio Novecento: bellissimo!!!

Proseguiamo e vediamo da lontano il donjon, ossia l’area di detenzione interna del castello, usata soprattutto durante la Rivoluzione francese. Il donjon non è visitabile ed è separato dall’area interna del castello da un ampio fossato, sul letto del quale notiamo una povera pecora che si aggira senza una meta precisa…

Il rientro a Bayeux

Si fa tardo pomeriggio e fa abbastanza caldo:  usciamo dal castello e decidiamo di farci due passi per la Rue Saint-Pierre, una specie di “via dello shopping” dove troviamo un mucchio di persone e altrettanti negozi di ogni tipo. Facciamo merenda con un bel sidro ed un macaron a testa, comprati rispettivamente in un piccolo supermercato ed in una pasticceria molto affollata: deliziosi!

Torniamo all’auto e ci spostiamo a Bayeux, in centro, a comprare dei souvenir. Questa sera torneremo a cena di fianco all’Etap hotel, in una griglieria convenzionata con questo, dove mangiamo una bella bistecca e torniamo a riposarci un po’, cosa che negli ultimi giorni abbiamo un po’ tralasciato!

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Viaggio in Normandia: DAY06

Viaggio in Normandia: DAY06

Mappa degli spostamenti di oggi

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Oggi il nostro viaggio prosegue nella regione della Basse-Normandie, nel département del Calvados. Ci alziamo di buon ora: è una mattinata fredda, il cielo è parzialmente coperto e tira un po’ di vento. Honfleur rispetto a ieri (ora è lunedì mattina) è ovviamente deserta: in giro ci sono pochissime persone e facciamo fatica a  trovare anche solo una boulangerie dove fare colazione. Partiamo in auto alla volta della prossima meta del viaggio, che ci ospiterà per ben tre notti: Bayeux. Abbiamo scelto di soggiornare a Bayeux per più motivi: al di là della possibilità di ammirare il suo famoso Arazzo, la cittadina rappresenta un’ottima base per la visita – che definire “rituale” è riduttivo – dei luoghi legati al D-Day e della vicina città di Caen, oltre che eventualmente per l’impostazione di percorsi più enogastronomici verso la Route du Cidre e Camembert (noi ahimè non faremo turismo enogastronomico…)

Il tragitto è lungo più di 100 km e lambisce Caen, sulla cui tangenziale troviamo il primo autovelox fisso della vacanza. Durante il viaggio troviamo anche un’altra postazione laser mobile con pattuglia nascosta dietro il fianco di un cascinale, in pienissima campagna…fortuna che andavamo nei limiti!

Bayeux: la storia ci parla “a fumetti”

Arriviamo a Bayeux a metà mattina, passando per una grande rotonda dedicata ad Eisenhower e con tanto di statua bronzea; troviamo agevolmente parcheggio nel Parc Ornano e poco oltre ammiriamo un vecchio mulino sul piccolo torrente Aure: l’ambiente è molto caratteristico, anche grazie ai salici piangenti tutti attorno. Fa tanto freddo però, siamo vestiti leggeri e dunque ci avviamo spediti poche decine di metri avanti, al Centre Guillaume Le Conquérant dove è custodito il celeberrimo Arazzo. Diciamo subito che la struttura che lo ospita era un tempo il Seminario diocesano (Bayeux è diocesi) ed entrando, sulla sinistra, si può ammirare una piccola cappella di origine normanna. Ci mettiamo in fila per prendere i biglietti: la fila è abbastanza lunga ma scorrevole, dietro a noi c’è una coppia di ragazzi italiani e scambiamo due battute con loro. L’ingresso costa relativamente poco (circa 10€ per chi come me non ha riduzioni di nessuna sorta) e per gli studenti è agevolato, ma credetemi, vale ogni centesimo speso! Il museo si snoda su tre piani: noi abbiamo seguito un particolare ordine nella visita (secondo piano, poi pian terreno ed infine primo piano) e lo consigliamo a tutti perché pensiamo sia il modo “più bilanciato” di visitare un museo che è pur sempre abbastanza articolato. Al secondo piano troviamo un vero e proprio cinema dove viene proiettato in continuo un filmato (alternando la versione in francese ed inglese) che contestualizza l’Arazzo e le vicende in esso “cucite”. Il primo piano ospita una vasta esposizione di reperti storici, modellini e approfondimenti su ogni aspetto socio-culturale e storico legato all’Arazzo: dal materiale di cui è composto alle tecniche di cucitura per realizzarlo, dalla vita e imprese dei personaggi narrati alla loro “parentela dinastica”, dalle armi e tattiche di guerra allo scenario geo-politico dell’epoca, e addirittura una riproduzione fedele di una nave normanna. Questo piano è molto grande ed interessante, prendetevi tempo per visitarlo per bene. Il pian terreno ospita il manufatto vero e proprio, il quale è dislocato sui due lati di una parete e misura complessivamente quasi 70 metri in lunghezza e circa mezzo metro in altezza: la parete è foderata di nero e la stanza è oscura, l’Arazzo è conservato sotto vetro in ambiente ad umidità e temperatura controllate ed è  sapientemente illuminato con neon bianchi che non alterano la percezione dei colori originali dei tessuti. Nel visitarlo sarete accompagnati da un’audioguida “intelligente”,che parlerà italiano e aggancerà la spiegazione delle varie scene narrate nell’opera a mano a mano che ve le troverete davanti – ovviamente, niente foto. Che dire… la “Tapisserie de Bayeux” è uno dei reperti storici più belli che io abbia mai visto, e trovartelo davanti quasi annulla la distanza temporale tra te e i suoi creatori – o meglio, probabilmente creatrici, dato che sembra essere cucito a pannelli da monache tessitrici – perché è talmente ben conservato da lasciarti senza parole: puoi apprezzare i colori originali, così come sono stati tinti sulla lana circa nel 1070. Come molti di voi saprete, l’Arazzo (che tecnicamente parlando non è un arazzo, ma un ricamo) è stato creato per raccontare sia a chi sapeva leggere il latino – ogni scena è commentata – sia a chi non ne fosse in grado la storia di Guglielmo (Willelmus) il Bastardo, detto poi “Il Conquistatore”, delle sue grandi imprese e delle sue vicende dinastiche: il cuore è la descrizione dell’invasione del suolo inglese e della sconfitta ad Hastings nel 1066 di Aroldo (Haroldus) e dei sassioni che da allora furono assoggettati dai Normanni, in crescente influenza sui territori francesi e britannici. Le vicende sono narrate sotto forma di un ancestrale “fumetto” di incredibile espressività e finezza di dettaglio (vedi la raffigurazione della cometa di Halley): mi ha lasciato a bocca aperta vedere molti bambini piccoli seguire da soli, con l’ausilio dell’audioguida, le vicende dell’Arazzo…significa che è proprio un fumetto! 🙂 Ed è un’opera forse unica nel suo genere, e tra le pochissime della sua epoca così ben conservate – se si pensa che è sopravvissuto ad incendi e depredazioni napoleoniche e naziste. Insomma, un miracoloso reperto di storia antica che si rivela modernissimo nelle tecniche e nella potenza della comunicazione (guardate questo video) ed è  stato annoverato dall’UNESCO tra le Memorie del Mondo, al pari del manoscritto della Nona di Beethoven, della prima Bibbia di Guthenberg oppure la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino.

La cattedrale ed il centro

Usciamo dal museo parecchio affamati: nel frattempo il cielo si è schiarito e fa decisamente meno freddo. Mangiamo “al volo” una galette innaffiandola con una ottima boulée di sidro dolce, ed eccoci di nuovo in pista per visitare l’altro gioiello di Bayeux: la sua immane cattedrale gotica, dedicata alla Madonna: fu consacrata alla presenza di Gugliemo il Conquistatore stesso nell’11° secolo su un sito che ospitava già anticamente edifici di culto romani (ancora oggi sono visibili le stratificazioni delle mura nel manto erboso che circonda l’edificio). Nella cattedrale, le cui  navate si slanciano imponentemente verso l’alto, sono particolarmente ammirevoli le gigantesche vetrate e il pulpito marmoreo. Scopriamo dai manifesti affissi un po’ dovunque che in estate il fianco sud della cattedrale è illuminato da giochi di luce colorata, accompagnati da spettacoli musicali (“son et lumière”): il prossimo spettacolo sarà tra due sere, e noi non ce lo perderemo!

Dopo una breve sosta nel negozio di tapisserie situato proprio dinnanzi alla facciata della cattedrale proseguiamo la passeggiata su Rue des Cuisiniers – costellata di case a graticcio i cui piani superiori espongono piccole bandiere rosse con lo stemma leonino della città – e giungiamo su Rue Saint-Martin, cuore pulsante del commercio cittadino: c’è parecchia gente e molti turisti, soprattutto statunitensi (cosa ovvia, vista la vicinanza ai luoghi del D-Day), ma si gira agevolmente sia a piedi che in auto.

Serata “movimentata”

Si fa tardo pomeriggio e incombe la necessità di far spesa, per due motivi: primo, non abbiamo quasi più acqua da bere e secondo, io (il genio) mi sono accorto di aver dimenticato in hotel a Le Havre il piccolo trasformatore di ingresso della mia macchina fotografica…e dato che le pile sono ricaricabili e danno segni di morte apparente, devo trovarne uno analogo. Tentiamo la sorte al Carrefour, e dopo un po’ di peripezie linguistiche (come diavolo si chiede in francese un trasformatore? Non saprei chiederlo nemmeno in italiano…) ci viene detto di provare al Bricomarket, dove effettivamente – dopo altre arrampicate linguistiche ed esilaranti mimiche di trasformatori – riusciamo a trovarlo. Dopo di che, una meritata cena verso le 19 – questa volta siamo di buon ora e ci fermiamo al Mac Donald’s di fianco al Brico – e di corsa all’Etap Hotel che abbiamo prenotato per tre notti. L’hotel si trova a circa 5 km dal centro cittadino ed è in una zona molto tranquilla di campagna, sebbene sia quasi pieno. A due passi dall’hotel c’è una griglieria che non sembra male. Arriviamo, facciamo il check-in e ci chiedono di pagare il soggiorno….uhm….a dire il vero il soggiorno l’avevo pagato on-line anticipatamente perché si trattava di una camera in offerta, e dunque andava saldato tutto prima. Quindi? La receptionist parla solo francese, e non è la persona con cui ho interagito mesi prima per prenotare la camera. Scopriamo che questa persona è la direttrice dell’hotel ed arriverà solo domattina, quindi per il momento attendiamo di parlare con lei per chiarire la questione… Ci facciamo una bella doccia rilassante e torniamo in auto a Bayeux (sono circa le 21) per prelevare al Bancomat e bere qualcosina: dobbiamo dire che si fa davvero fatica a trovare un pub dove si possa bere una birra o un sidro senza dover per forza ordinare qualcosa da mangiare! Di sera Bayeux offre molte brasserie e creperie, quindi mangiare non è un problema, ma troverete pochi ristoratori disposti a vendervi delle bevande alcooliche senza appiopparvi anche una galette o una salade…questione di abilitazioni, dicono: la licenza di vendita di soli alcoolici è più costosa della sola licenza di ristorazione. Morale: troviamo a fatica un pub in stile irlandese in rue Saint-Jean (“Le Gitane”: segnatevelo, così andate sul sicuro) pieno di non-ancora-diciottenni made in USA in libera uscita, che ovviamente ne approfittano per bere quanto più possibile viste le restrizioni che il loro Paese impone sulla vendita di alcool ai giovani…qui io e Sara ci concediamo un paio di “verres” di sidro a testa, e poi rientriamo in hotel per un gradito riposo. Domani è la volta del tour dei luoghi del D-Day, uno dei momenti del viaggio che attendevo con più impazienza!

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Viaggio in Normandia: DAY03

Ci svegliamo abbastanza di buon ora e decidiamo di tornare a Jumièges per la visita all’abbazia che ieri non ci è riuscita. Prima di partire passiamo velocemente dalla reception per un piccolo reclamo: ieri sera al nostro arrivo al BnB ci siamo accorti che in camera c’era solo un cuscino! Purtroppo la reception era già chiusa e quindi abbiamo dovuto arrangiarci con mezzi nostri (asciugamani) per “simulare” il cuscino… ma al mattino abbiamo prontamente riportato l’accaduto alla signora in reception che – visibilmente costernata per l’accaduto – ci ha rassicurato che lo avrebbe fatto presente alla dama delle pulizie (e infatti la sera successiva il secondo cuscino era là bello e pronto sul letto!). Partiamo per Jumièges e a Grand Quevilly, a poche centinaia di metri dal BnB, ci fermiamo a fare colazione in una boulangerie (croissants divini!) e nell’annesso bar (caffè e jus de fruits).

Jumièges (di nuovo)

Arriviamo a Jumièges proprio in orario di apertura dell’abbazia e siamo i primi ad entrare. L’ingresso/biglietteria si trova in un edificio antico e ci porta dentro al comprensorio dell’abbazia (foto), costituito da un immenso parco verde, luogo ideale per un picnic fuori dal comune o per trascorrere qualche ora in libertà (soprattutto se si hanno bambini). Al nostro arrivo fa decisamente fresco, c’è vento e ogni tanto qualche preoccupante goccia scende dal cielo: per fortuna il tempo resterà clemente, anche se incerto, fino al tardo pomeriggio. L’abbazia si mostra imponente, con la sua navata senza tetto (foto) e le sue massicce torri (foto), e in vari punti non è deambulabile a causa di potenziali crolli di materiale…gli opuscoli che ci danno – sono anche in italiano – spiegano bene la storia e la disposizione dei luoghi, ma si fa a volte fatica a riconoscere i dettagli: gran parte dell’abbazia è pesantemente ridotta in rovina (foto). Se siete amanti delle atmosfere medievali e gotiche, Jumièges è una meta che non dovete perdervi (personalmente vi consiglio anche San Galgano vicino a Siena, per la forte somiglianza con questa abbazia).

Rouen

Torniamo in tarda mattinata a Rouen e vaghiamo un po’ alla ricerca di un parcheggio libero, poi ci capita il consueto colpo di fortuna e riusciamo a lasciare l’auto in un piccolo senso unico a poche decine di metri da dove abbiamo parcheggiato la sera prima. Decidiamo di pranzare subito, di modo da toglierci l’incombenza e poter disporre dell’intero pomeriggio per visitare le mete pianificate: mangiamo un paio di insalatone in un bistrot in centro, bagnate da due bolées di sidro (una “doux” e una “brut)… il dolcetto – macarons e larmes de Saint Jeanne d’Arc” – ce lo comperiamo, appena girato l’angolo, nella pasticceria tipica “Grand Mère Auzou”(foto)…si, lo so, siamo golosi 🙂

Siamo prontissimi a visitare Rouen, ci troviamo nella cure della città storica… quale posto più tipico di Place du Vieux Marché per cominciare? La piazza (foto), sebbene contenga rovine di luoghi di culto molto antichi, è passata alla storia per essere stata teatro nel XV secolo del rogo di San Giovanna d’Arco, oggi patrona di Francia. Qui a Rouen la santa visse gli ultimi tragici anni della sua giovane vita: fu detenuta ed torturata nella torre antica (ancora oggi visitabile) e su questa piazza fu arsa viva con la condanna di eresia e stregoneria. Negli anni settanta, a distanza di secoli, la chiesa e lo stato francese hanno deciso di costruire un luogo di culto in memoria di Giovanna, a parziale discolpa della clamorosa parzialità con cui la povera fu tolta di mezzo perché troppo “trascinatrice di masse” e quindi scomoda per l’establishment. La chiesa ha una forma che ricorda un vascello (foto) ed ha una volta interna in legno scanalata e sostenuta che ha quasi l’aria di una tensostruttura (foto). Le vetrate sono di una bellezza rara (foto). Putroppo io e Sara entriamo proprio mentre l’altare viene adornato per una cerimonia funebre (foto), mentre figuri di nero vestiti presidiano l’ingresso in attesa del feretro.

Proseguiamo lungo Rue du Gros Horloge (foto, foto) e passiamo sotto all’arcata dell’orologio (foto), poi costeggiamo il Palais de Justice (foto) che ci colpisce per due aspetti: le miriadi di gargoyles che sbucano dal tetto (foto) e i buchi dei colpi d’arma da fuoco sui muri, memoria vivente e imperitura della battaglia per la liberazione della Normandia dagli invasori nazisti (foto).

Giungiamo finalmente davanti alla grande cattedrale (foto) che purtroppo, come tantissime chiese durante il nostro viaggio, è parzialmente circondata da impalcature per la pulizia ed il restauro della facciata. La cattedrale è famosa per le sue due torri diseguali e per le decine di dipinti che il signor Monet le dedicò, ognuno ad un’ora diversa del giorno e quindi – a detta sua – con un’”impressione” diversa. L’interno è maestosamente slanciato verso il cielo (foto), mentre l’organo ed il sovrastante rosone sono imponenti (foto) e si può ammirare come reliquia la spada di San Giovanna d’Arco (foto). Al fianco della cattedrale si trovano giardini mantenuti con cura (foto). Purtroppo il tempo è tiranno – anche quello atmosferico: comincia a piovere forte, e dopo una breve tappa in un bagno pubblico (addirittura dedicato ad un personaggio famoso!), decidiamo che la miglior cosa da fare è visitare il Musée des Beaux Arts. Entriamo stranamente senza pagare nulla (Sara entra gratis come studentessa ed io entro gratis in quanto fidanzato della studentessa per volere della hostess della biglietteria…beh, grazie!) e ci godiamo il museo che è quasi deserto…un’ala intera del museo è chiusa per lavori non ben precisati, ma va bene così. Tra le opere d’arte esposte segnaliamo anche una collezione di icone russe molto antiche, oltre che a varie tele che spaziano dal Cinquecento italiano all’Impressionismo (molti Monet, come ci si poteva aspettare) ed al Cubismo. Il museo chiude alle 18.00 e alle 17.50 le guide/inservienti cominciano a seguirci da lontano lungo il nostro percorso tra le sale, ed in maniera abbastanza inquietante chiudono le porte delle sale dopo il nostro passaggio: insomma, uno sgarbato modo di dirci che avevano voglia di tornare a casa puntuali quella sera. Usciti dal museo (intanto ha smesso di piovere e il sole si fa largo tra le nubi), possiamo tornare a visitare – dall’esterno, perché chiuse entrambe – l’Abbatiale Saint-Ouen (foto) e la chiesa di Saint-Maclou, quest’ultima immersa in un quartiere di tipiche case a graticcio. Fortunatamente non è chiuso invece un luogo molto particolare che volevo assolutamente visitare: l’Aitre Saint-Maclou, non lontano dall’omonima chiesa. Questo luogo, nulla più di un cortile interno ad un edificio (foto), fu nei secoli bui un cimitero per gli appestati e le decorazioni lignee che lo circondano (foto, foto) lo confermano: sono presenti disegni di teschi, scheletri umani, strumenti di sepoltura, danze macabre. E’ un raro esempio di arte macabra. Oggi qui si tengono concerti e spettacoli per piccole platee, e mentre stiamo visitando l’Aitre un manipolo di giovani attori della scuola d’arte Saint-Maclou sta allestendo la sua prossima esibizione. Insomma, dall’oblio della peste alle delizie della cultura.

Siamo abbastanza provati dalla giornata: i piedi sono cotti e la testa è pesante. Ma non ci manca la voglia di fare un po’ di festa…ci fermiamo in vineria e acquistiamo una bottiglia di sidro dolce artigianale, mangiamo un kebab (nelle intenzioni doveva essere una cena al volo, ma in realtà ci mettiamo una vita perché il piccolo locale dove ci fermiamo è a dir poco imballato di gente affamata) e torniamo al BnB dove stappiamo alla nostra vacanza appena iniziata e sgranocchiamo alcune Larmes de Jeanne d’Arc avanzate dal pranzo… Santée! 🙂

CONTINUA CON Viaggio in Normandia: DAY04