Viaggio in Normandia: DAY03

Ci svegliamo abbastanza di buon ora e decidiamo di tornare a Jumièges per la visita all’abbazia che ieri non ci è riuscita. Prima di partire passiamo velocemente dalla reception per un piccolo reclamo: ieri sera al nostro arrivo al BnB ci siamo accorti che in camera c’era solo un cuscino! Purtroppo la reception era già chiusa e quindi abbiamo dovuto arrangiarci con mezzi nostri (asciugamani) per “simulare” il cuscino… ma al mattino abbiamo prontamente riportato l’accaduto alla signora in reception che – visibilmente costernata per l’accaduto – ci ha rassicurato che lo avrebbe fatto presente alla dama delle pulizie (e infatti la sera successiva il secondo cuscino era là bello e pronto sul letto!). Partiamo per Jumièges e a Grand Quevilly, a poche centinaia di metri dal BnB, ci fermiamo a fare colazione in una boulangerie (croissants divini!) e nell’annesso bar (caffè e jus de fruits).

Jumièges (di nuovo)

Arriviamo a Jumièges proprio in orario di apertura dell’abbazia e siamo i primi ad entrare. L’ingresso/biglietteria si trova in un edificio antico e ci porta dentro al comprensorio dell’abbazia (foto), costituito da un immenso parco verde, luogo ideale per un picnic fuori dal comune o per trascorrere qualche ora in libertà (soprattutto se si hanno bambini). Al nostro arrivo fa decisamente fresco, c’è vento e ogni tanto qualche preoccupante goccia scende dal cielo: per fortuna il tempo resterà clemente, anche se incerto, fino al tardo pomeriggio. L’abbazia si mostra imponente, con la sua navata senza tetto (foto) e le sue massicce torri (foto), e in vari punti non è deambulabile a causa di potenziali crolli di materiale…gli opuscoli che ci danno – sono anche in italiano – spiegano bene la storia e la disposizione dei luoghi, ma si fa a volte fatica a riconoscere i dettagli: gran parte dell’abbazia è pesantemente ridotta in rovina (foto). Se siete amanti delle atmosfere medievali e gotiche, Jumièges è una meta che non dovete perdervi (personalmente vi consiglio anche San Galgano vicino a Siena, per la forte somiglianza con questa abbazia).

Rouen

Torniamo in tarda mattinata a Rouen e vaghiamo un po’ alla ricerca di un parcheggio libero, poi ci capita il consueto colpo di fortuna e riusciamo a lasciare l’auto in un piccolo senso unico a poche decine di metri da dove abbiamo parcheggiato la sera prima. Decidiamo di pranzare subito, di modo da toglierci l’incombenza e poter disporre dell’intero pomeriggio per visitare le mete pianificate: mangiamo un paio di insalatone in un bistrot in centro, bagnate da due bolées di sidro (una “doux” e una “brut)… il dolcetto – macarons e larmes de Saint Jeanne d’Arc” – ce lo comperiamo, appena girato l’angolo, nella pasticceria tipica “Grand Mère Auzou”(foto)…si, lo so, siamo golosi 🙂

Siamo prontissimi a visitare Rouen, ci troviamo nella cure della città storica… quale posto più tipico di Place du Vieux Marché per cominciare? La piazza (foto), sebbene contenga rovine di luoghi di culto molto antichi, è passata alla storia per essere stata teatro nel XV secolo del rogo di San Giovanna d’Arco, oggi patrona di Francia. Qui a Rouen la santa visse gli ultimi tragici anni della sua giovane vita: fu detenuta ed torturata nella torre antica (ancora oggi visitabile) e su questa piazza fu arsa viva con la condanna di eresia e stregoneria. Negli anni settanta, a distanza di secoli, la chiesa e lo stato francese hanno deciso di costruire un luogo di culto in memoria di Giovanna, a parziale discolpa della clamorosa parzialità con cui la povera fu tolta di mezzo perché troppo “trascinatrice di masse” e quindi scomoda per l’establishment. La chiesa ha una forma che ricorda un vascello (foto) ed ha una volta interna in legno scanalata e sostenuta che ha quasi l’aria di una tensostruttura (foto). Le vetrate sono di una bellezza rara (foto). Putroppo io e Sara entriamo proprio mentre l’altare viene adornato per una cerimonia funebre (foto), mentre figuri di nero vestiti presidiano l’ingresso in attesa del feretro.

Proseguiamo lungo Rue du Gros Horloge (foto, foto) e passiamo sotto all’arcata dell’orologio (foto), poi costeggiamo il Palais de Justice (foto) che ci colpisce per due aspetti: le miriadi di gargoyles che sbucano dal tetto (foto) e i buchi dei colpi d’arma da fuoco sui muri, memoria vivente e imperitura della battaglia per la liberazione della Normandia dagli invasori nazisti (foto).

Giungiamo finalmente davanti alla grande cattedrale (foto) che purtroppo, come tantissime chiese durante il nostro viaggio, è parzialmente circondata da impalcature per la pulizia ed il restauro della facciata. La cattedrale è famosa per le sue due torri diseguali e per le decine di dipinti che il signor Monet le dedicò, ognuno ad un’ora diversa del giorno e quindi – a detta sua – con un’”impressione” diversa. L’interno è maestosamente slanciato verso il cielo (foto), mentre l’organo ed il sovrastante rosone sono imponenti (foto) e si può ammirare come reliquia la spada di San Giovanna d’Arco (foto). Al fianco della cattedrale si trovano giardini mantenuti con cura (foto). Purtroppo il tempo è tiranno – anche quello atmosferico: comincia a piovere forte, e dopo una breve tappa in un bagno pubblico (addirittura dedicato ad un personaggio famoso!), decidiamo che la miglior cosa da fare è visitare il Musée des Beaux Arts. Entriamo stranamente senza pagare nulla (Sara entra gratis come studentessa ed io entro gratis in quanto fidanzato della studentessa per volere della hostess della biglietteria…beh, grazie!) e ci godiamo il museo che è quasi deserto…un’ala intera del museo è chiusa per lavori non ben precisati, ma va bene così. Tra le opere d’arte esposte segnaliamo anche una collezione di icone russe molto antiche, oltre che a varie tele che spaziano dal Cinquecento italiano all’Impressionismo (molti Monet, come ci si poteva aspettare) ed al Cubismo. Il museo chiude alle 18.00 e alle 17.50 le guide/inservienti cominciano a seguirci da lontano lungo il nostro percorso tra le sale, ed in maniera abbastanza inquietante chiudono le porte delle sale dopo il nostro passaggio: insomma, uno sgarbato modo di dirci che avevano voglia di tornare a casa puntuali quella sera. Usciti dal museo (intanto ha smesso di piovere e il sole si fa largo tra le nubi), possiamo tornare a visitare – dall’esterno, perché chiuse entrambe – l’Abbatiale Saint-Ouen (foto) e la chiesa di Saint-Maclou, quest’ultima immersa in un quartiere di tipiche case a graticcio. Fortunatamente non è chiuso invece un luogo molto particolare che volevo assolutamente visitare: l’Aitre Saint-Maclou, non lontano dall’omonima chiesa. Questo luogo, nulla più di un cortile interno ad un edificio (foto), fu nei secoli bui un cimitero per gli appestati e le decorazioni lignee che lo circondano (foto, foto) lo confermano: sono presenti disegni di teschi, scheletri umani, strumenti di sepoltura, danze macabre. E’ un raro esempio di arte macabra. Oggi qui si tengono concerti e spettacoli per piccole platee, e mentre stiamo visitando l’Aitre un manipolo di giovani attori della scuola d’arte Saint-Maclou sta allestendo la sua prossima esibizione. Insomma, dall’oblio della peste alle delizie della cultura.

Siamo abbastanza provati dalla giornata: i piedi sono cotti e la testa è pesante. Ma non ci manca la voglia di fare un po’ di festa…ci fermiamo in vineria e acquistiamo una bottiglia di sidro dolce artigianale, mangiamo un kebab (nelle intenzioni doveva essere una cena al volo, ma in realtà ci mettiamo una vita perché il piccolo locale dove ci fermiamo è a dir poco imballato di gente affamata) e torniamo al BnB dove stappiamo alla nostra vacanza appena iniziata e sgranocchiamo alcune Larmes de Jeanne d’Arc avanzate dal pranzo… Santée! 🙂

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Viaggio in Normandia: DAY02

Mappa degli spostamenti di oggi

Partenza da Parigi

Sveglia presto, impacchettiamo il bagaglio – che a dire il vero non avevamo quasi nemmeno disfatto la sera prima, cosa che ci capiterà di ripetere spesso durante il nostro viaggio on-the-road! – e siamo già in strada a cercare un posto qualsiasi per fare colazione. Parigi è a dir poco deserta: per strada quasi nessuna macchina – e dire che sono quasi le 8! – negozi/bistrot/ristoranti tutti chiusi…e non a torto, visto che in centro le attività di ristorazione chiudono tardi la notte proprio perchè servono anche molti turisti: dunque abbandoniamo l’idea di berci un espresso – per quanto imbevibile possa essere secondo gli standard italiani 🙂 – e puntiamo direttamente al piano B: ci dividiamo, io vado in una croissanterie a rifornirmi di croissant e Sara al MacDonald’s di ieri a prendere un cappuccino e un succo di frutta. I croissant ci hanno lasciati senza parole: deliziosi! Strati e strati di croccantezza artigianale…certo, un po’ burrosi, ma del resto, come dice mia madre: “Il cibo deve essere fatto con ingredienti gustosi, altrimenti non sa di niente, e allora lo chiamano ‘dietetico’ o ‘light’” (sante parole).

Recuperiamo le valigie e ci dirigiamo puntuali all’agenzia Hertz, che scopriamo essere in sostanza un distributore self di carburante ricavato al piano terra di un palazzo, con annesso un piccolissimo ufficio che fa da mini-market e tabaccaio, oltre che da noleggio auto. C’è solo una signora a gestire il tutto, e come potrete capire è completamente incasinata dal momento che deve gestire la nostra pratica noleggio e contemporaneamente rispondere al telefono e processare la coda di persone che pagano il rifornimento di carburante…ogni tanto io e Sara ci guardiamo esterrefatti: quella donna è la cosa piu simile ad un robot che avessi mai visto…ma nonostante tutto, la signora – che parla solo francese – ci stupisce: si rivela molto gentile e – nervi saldi – riesce a completare la pratica dandoci il contratto e tutte le informazioni che le abbiamo richiesto. Chiediamo se ci può assegnare una macchina diesel, e veniamo accontentati (che c**o, penso!): una Citroen C3 rossa fiammeggiante e quasi nuova. Carichiamo i bagagli, facciamo i controlli di rito sul veicolo e prendo confidenza con il volante ed i comandi della plancia, mentre Sara si occupa di impostare il navigatore GPS e di governare le mappe che ci siamo portati. Partiamo! :-):-):-) La meta è Giverny, piccolo villaggio dove visiteremo i luoghi di Monet, e dove prevediamo di arrivare in un paio d’ore. Sono da poco passate 9:30 (eh si, il noleggio è andato per le lunghe: nonostante tutta la buona volontà della “sciura”, fare mille cose richiede tempo!) e nel frattempo il traffico parigino è aumentato…ma con nostra grandissima sorpresa, non rimaniamo mai imbottigliati e non subiamo mai rallentamenti! Un vero sollievo per il sottoscritto, che un po’ temeva la giungla urbana parigina…sfrecciamo quindi sul Peripherique fino ad imboccare la A13 (Autoroute de Normandie), che costeggia la Senna in direzione nord-est portandoci così nel departement dell’Eure. Il clima è un po’ variabile: siamo partiti da Parigi con il bel tempo e un po’ di umidità, mentre man mano che ci allontaniamo il tempo si fa incerto, anche se non piove mai, e meno umido: il sole è cocente, ma quando la nuvola di turno lo nasconde ti viene voglia di indossare la felpa…

Giverny

Arriviamo a Giverny e parcheggiamo in uno dei giardini-parking a poche decine di metri dalla Fondation Monet. Ci dirigiamo verso la Fondation, che si trova nel centro di Giverny ed in pratica lo compone per una buona percentuale: tutto intorno ci sono piccole case di campagna con cortile, mentre sullo sfondo si ammirano dei colli sui quali spiccano ville signorili. La Fondation Monet comprende la villa dove il famoso pittore visse fino alla sua morte e gli antistanti giardini fioriti e giardini d’acqua, fonte di infinita ispirazione – anzi, per meglio dire di “impressioni” – per le sue tele. All’ingresso esibiamo i nostri e-tickets (comprati su Internet pochi giorni prima di partire) ed entriamo nei giardini: restiamo subito a bocca aperta: una distesa di sentieri che si incrociano tra meraviglie floreali di ogni genere (foto)! Ci sono cespugli, arbusti e bulbi, anche rari, tutti in piena fioritura e spesso organizzati per “colore” (foto). Molte persone si aggirano nei giardini, di svariate nazionalità: si capisce subito che tutti sono – come te – ammaliati dallo spettacolo della natura in fiore. Il verde è estremamente curato, particolare che incontreremo spesso lungo il viaggio: ci capiterà molto spesso di vedere squadre di giardinieri all’opera per mantenere la rasatura del prato perfetta ogni mattina, le siepi ben sfrondate e l’arredo pubblico (il centro delle rotonde stradali, le aree verdi, addirittura i lampioni!) decorato il più possibile da piante e fiori. Ci dirigiamo, percorrendo un corto passaggio sotterraneo che “esce” dalla villa tagliando al di sotto della strada principale, verso i famosi “Jardins d’eau”: qui ammiriamo il lago delle ninfee dal famoso ponte giapponese (foto)…in mezzo alle ninfee si notano anche dei paperotti che nuotano, e sottacqua dei pescioloni d’acqua dolce. E’ un posto di una quiete inaudita! Torniamo verso la casa del pittore: è una tipica villa di campagna di inizio 900 (foto) su due piani, in cui Monet ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. All’interno non si possono fare foto: al pianterreno si trova una bella collezione di stampe giapponesi che lo stesso Monet ha acquistato negli anni, oltre che allo sala-studio del pittore (i mobili sono originali, si vede ancora la sua scrivania) che è stata letteralmente riempita di riproduzioni fedeli delle sue opere più famose. Sempre al piano terra, vi è la sala da pranzo e la cucina, un tempo luogo ad appannaggio forse quasi esclusivo della servitù domestica, dove si possono ammirare i forni/piani cottura di un tempo e il padellame usato per cucinare. Al primo piano si trovano le stanze da letto, i bagni e la stanzina del cucito della moglie.

Les Andelys

Sono le 14 e abbiamo decisamente fame…un veloce giro per i bistrot vicini alla Fondation Monet ci convince a pranzare altrove: troppo caos, fila interminabile e costi altissimi. Proseguiamo dunque lungo il percorso stabilito: guidiamo per km e km su stradine immerse in floridi campi di frumento e arriviamo a Les Andelys, piccolo borgo collinare su un’ansa della Senna. Qui facciamo un pranzo-merenda in pasticceria artigianale (la voglia di dolci ce la siamo proprio tolta tutta in Francia…)e visitiamo la cattedrale gotica di Notre Dame des Andelys (foto)..è il primo incontro del viaggio con un edificio sacro in uno stile così diverso da quelli delle chiese italiane, e ci lascia a bocca aperta: è un trionfo di rosoni adornati di vetrate coloratissime, di guglie, archi, pinnacoli, gargoyles tutti diversi e dalle sembianze che rieccheggiano i bestiari medievali. Nonostante ciò, la cattedrale all’interno è un po’spoglia. Un’altra cosa che spesso noteremo durante il viaggio è che quasi tutti i tetti, sia delle chiese che degli edifici civili, sono in ardesia e hanno una forma appuntita che serve a far scanalare bene la neve. Ci muoviamo pochi km fuori dal paese per raggiungere un’altura da cui si ammira da un lato l’ansa della Senna in cui emerge una piccola isola boscosa (foto) e il borgo di Les Andelys, dall’altro le antiche rovine dello Chateau Gaillard (foto), costruito sul finire del XII secolo da Riccardo Cuor di Leone a presidio dei territori normanni. Del castello rimane in piedi solo la prigione (foto) ma si può ancora apprezzare la pianta della costruzione e la locazione dei fossi.

Jumièges

Diamo uno sguardo all’orologio e, nonostante un po’ di stanchezza dovuta anche al vento che incessante ci soffia contro, decidiamo di andare a Jumièges per visitare la sua abbazia diroccata: è una meta che abbiamo deciso di visitare proprio all’ultimo prima di partire, e ci farebbe piacere vederla in serata piuttosto che domani (vorremmo dedicare la prossima giornata interamente alla città di Rouen, in cui tra l’altro passeremo questa nottata). Imposto il navigatore e partiamo: facciamo ancora un breve tratto della A13 a pagamento, lambiamo Rouen e poi proseguiamo su una strada statale che costeggia un’altra ansa della Senna in direzione sud-ovest e attraverso dei piccoli comuni (come Yainville) che ci lasciano sbigottiti per la cura con cui è mantenuto il verde pubblico. Sono le 19:10 circa ed arriviamo a Jumièges: il sole ormai ha sgomberato ogni nuvola e tramonta sereno. Nel villaggio non c’è in giro praticamente nessuno…Scopriamo – ahimè – che l’abbazia non è più visitabile da pochi minuti e riaprirà di nuovo domattina alle 9:30…non sapevamo che ci fossero orari di visita né quali fossero: è il bello (o il brutto) dell’improvvisazione! Ci sediamo dunque nella piccola brasserie “Pommes et Fraises”e ceniamo con una galette au sarasin, ossia al grano saraceno (la prima del nostro viaggio e la prima di una lunga serie!), ammirando dai vetri il parco dell’abbazia e le sue torri.

Serata a Rouen

Per concludere la serata, prima di sistemarci definitivamente nel BnB hotel che abbiamo prenotato ai sobborghi di Rouen, ci va di gustare un sidro o una birra come si deve a Rouen…ho già da tempo procurato l’indirizzo di un locale che fa al caso nostro: la “Boite à Bières”, di cui ho letto ottime recensioni e dalla quale ci aspettiamo sidro artigianale e birre normanne. Torniamo quindi a Rouen e troviamo – dopo un po’ di paziente ricerca – un parcheggio gratuito in centro. Arrivati, però, di fronte alla birreria troviamo l’immancabile cartello “Chiuso per ferie fino al 6 agosto” :-Z e l’incazzatura monta!!! Vabbè, dai, non è l’unico posto dove possiamo bere qualcosa a Rouen..infatti, cerchiamo un posticino poco affollato non lontano dal Gros Horloge ed assaggiamo un sidro bretone dolce in bottiglietta (Loic Raison), commerciale, ma sicuramente anni luce meglio dello Strongbow che ti propinano in Italia – dove è notorio che la cultura del sidro non esiste. E’ ora di riposarsi: andiamo al BnB e facciamo il checkin, giusto in tempo per evitare il nubifragio torrenziale che si abbatte su Rouen…non ho mai visto piovere così forte in vita mia!!!

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