Viaggio in Normandia: DAY05

Honfleur

Viaggio in Normandia: DAY05

Mappa degli spostamenti di oggi

normandy-map-day-05

Le Havre: una città insolita

E’ domenica. Ci svegliamo di buon ora per poter visitare con calma il porto e il centro cittadino, nella speranza di non trovare traffico visto il giorno festivo. Ieri abbiamo provato a cercare in rete informazioni su dove si può ascoltare una messa in lingua francese a Le Havre, ma nulla da fare: le celebrazioni saranno solo nel pomeriggio e noi dovremo lasciare Le Havre per l’ora di pranzo. Ci è dispiaciuto molto anche il fatto che ieri non abbiamo proprio fatto in tempo a raggiungere la città in tempo utile per visitare il Museo Malraux, famoso museo d’arte moderna che – tra l’altro – ieri era ad ingresso libero essendo il primo sabato del mese: del Museo oggi recuperiamo solo il vicino parcheggio, che si trova proprio di fronte al mare nell’area portuale. Entrando a Le Havre in auto notiamo subito che – esattamente come ieri – non c’è quasi anima viva in giro: una città fantasma? No. C’è da dire che è agosto e la maggior parte degli “Havrais” è fuori città per le ferie nelle vicine località balneari di Honfleur, Trouville e Deauville. Ai turisti distratti potrebbe sembrare – a tutta prima – gli abitanti non aspettino altro che di fuggire dalla città, vista la sua bizzarra modernità…ma sarebbe un pensiero errato. Abbiamo letto molto su Le Havre prima di arrivare qui, e tutto considerato ci pare che questa città sia esattamente costruita a misura d’uomo –  e non a caso è sito tutelato UNESCO. La storia recente della città in sintesi : Le Havre – città e porto razionalizzati nel XVI secolo come base per la partenza dei convogli navali verso il Nuovo Mondo e le Colonie francesi, è stata pesantemente danneggiata nel 1944 dai bombardamenti Alleati poche mesi dopo il D-DAY, dal momento che i suoi cantieri militari occupati forgiavano nuove navi da guerra e sottomarini al servizio del Terzo Reich; nel dopoguerra la ricostruzione fu radicale (gli edifici vecchi furono abbattuti e fu persino cambiata la pianta cittadina) ed affidata all’urbanista Auguste Perret, che fece un uso sapiente del calcestruzzo sia per l’edilizia abitativa che per le opere pubbliche. Quello che notiamo è la presenza di spazi ampi per la mobilità pedonale, una valorizzazione forte dell’area portuale (ci sono camminate, panchine, campi da basket, punti panoramici) ed una recente riconsegna ai cittadini di aree come i Jardins Suspendus che in molte città sarebbero state per lo più abbandonate o rivalutate per la loro sola vestigie storica – ma ne parleremo dopo: ci andremo! Le Havre risulta quindi uno dei pochi esempi di urbanistica modernista in Europa (per dare un’idea, è in piccolo l’equivalente di Brasilia) e – se devo dirla tutta – quel poco che ho visto mi è piaciuto molto!

Ma basta con le ciance, ci incamminiamo in cerca di un bel caffè da abbinare ad un bel croissant…si, ma dove? E’ tutto chiuso…no, non tutto: un piccolo bar sembra aperto, dentro ci sono alcune persone anziane, tra cui un fattorino ed un lupo di mare. Sbrigata la colazione, visitiamo l’unica chiesa che si è salvata dalle devastazioni del 1944: la Cathedrale de Notre Dame, che è aperta e con una sola persona all’interno (un fedele in preghiera)…Nella cattedrale è da notare la presenza di un gruppo scultoreo in stile “pietà” molto suggestivo. Risaliamo quindi Bd. François Prémier (mentre attorno a noi ci sono modernissimi vespasiani e complessi abitativi con balconi e tende gialle/arancioni o a motivi geometrici) fino alla gemma costruita da Perret: la chiesa di Saint Joseph. Se non sapete che quella è una chiesa, bè, sfido chiunque ad entrare a dare un’occhiata: da fuori sembra un piccolo grattacielo più che un luogo di culto. La chiesa è chiusa, ma per nostra fortuna – mentre stiamo per andarcene – arriva il sacrestano ad aprire il portone principale. Entriamo: siamo soli, alziamo il collo ammirando l’altissimo pinnacolo costellato di micro-vetrate colorate…sembra  di entrare in un’astronave di Star Wars! Anche il baldacchino dell’altare (in stile Bernini della Basilica di San Pietro) è a dir poco curioso. La chiesa è molto buia quando il sole viene velato dalle nubi, mentre si illumina di mille colori quando è sereno. Una piccola scala circolare a chiocciola sale su uno spigolo del pinnacolo, su su fino in cima…

Le Havre non finisce di stupirci. Visto il poco tempo a disposizione per visitarla, dopo una veloce sosta sui massi frangiflutti nel porto dove abbiamo respirato a pieni polmoni la brezza salmastra della Manica, ci spostiamo verso i Jardins Suspendus, un ex forte prima napoleonico e poi nazista, chiuso al pubblico nel dopoguerra e solo pochi anni fa ridonato alla cittadinanza come parco cittadino di rara bellezza, un’ampia area pubblica che funge anche da giardino botanico con grandi serre tematiche (piante grasse, tropicali, carnivore, orchidee). Il forte si trova ovviamente in posizione rialzata rispetto all’area portuale ed al resto della città, e questo ci  permette di ammirare dei bei panorami strada facendo. Una volta entrati, visitiamo alcune serre e poi camminiamo con calma sui bastioni, su sentieri che si diramano a treccia: ai quattro lati si trovano altrettanti giardini di piante/arbusti tipici di un diverso continente. Insomma, è un piccolo paradiso terrestre e il cielo ci regala un’oretta di sole per godercelo appieno.

Sull’estuario della Senna: il Pont de Normandie

E’ ora di pranzo e decidiamo di proseguire nella tabella di marcia verso la nostra prossima meta: Honfleur,  villaggio di mare situato dalla sponda opposta dell’estuario della Senna rispetto a Le Havre. Usciamo a stento dalla città in auto, non tanto per il traffico (che è davvero scarso, come ormai consueto) quanto per l’assurda viabilità, modificata a causa di un grosso cantiere che sviscera esattamente il corso che stiamo percorrendo per recarci al guado della Senna. Un guado con i fiocchi: il Pont de Normandie, struttura ingegneristicamente all’avanguardia e italianamente ladra – il pedaggio è 5€ per attraversare i circa 2 km di estuario che ci separano da Honfleur! – e sulla quale il transito è inevitabile se non si vuole attraversare la Senna sul ponte più vicino, a decine di kilometri nell’entroterra ed in direzione per noi errata dato che stiamo viaggiando verso sud-ovest. Appena prima di salire sul ponte c’è un casello con lunghe code: è il primissimo pomeriggio, fa discretamente caldo e vediamo molte auto con gonfiabili e canotti sul portapacchi…insomma, gli Havrais vanno al mare! Attraversare il ponte è un’esperienza fantastica e dà realmente l’idea della vastità dell’estuario…anche se purtroppo chi guida deve tenere gli occhi sulla strada – o almeno, sui tiranti della struttura del ponte!

Honfleur

Giungiamo ad Honfleur con una fame da lupi, e subito si para il problema principale: trovare un parcheggio. Qui non è questione di trovare un posto macchina vicino o lontano dal centro, né tantomeno libero o a pagamento: la sfida sta nel trovarne uno! Nella cittadina c’è un caos infernale, ci sono davvero tantissime persone: è domenica, è agosto, siamo in luogo di villeggiatura…ci avventuriamo in “centro” e capiamo subito che non sarebbe stato possible circolare (c’è coda) né tantomeno parcheggiare. Poi, mentre ritorniamo sui nostri passi per cercare fortuna sulle strade che portano dal centro verso le colline antistanti, una luce si accende: un bel posto libero. Zac! E’ nostro! Andiamo subito a lasciare le valigie nell’Etap Hotel che abbiamo prenotato per la notte e che dista appena un centinaio di metri, poi entriamo in un pub vicino per ristorarci con un panino ed una birretta.

Nonostante il traffico e la folla, si nota subito che Honfleur è una città prettamente di villeggiatura e che vive sul turismo: il verde e l’arredo pubblici sono molto curati. Allo stesso modo, l’antico fascino marinaresco di Honfleur non risulta abbagliato dalla modernità: lo capiamo quando raggiungiamo a piedi il cuore della cittadina, lo spettacolare Vieux Bassin. E’ come una grande piazza d’acqua, che ospita schiere di barche a vela ormeggiate: gli edifici tutti attorno sono per lo più alte unità abitative dai tetti – e, strano, anche molte facciate! – in ardesia. Gli edifici si alternano in maniera irregolare: alcuni sono larghi solo pochi metri, ognuno ha un’altezza differente dai suoi vicini e tutti sono ornati da abbaini e camini. Al pian terreno spiccano frequentati negozi e ristoranti. Il lato settentrionale del Bassin dispone di un ponte carrabile levatoio, che spesso si alza per permettere l’accesso ai velisti (immaginate la felicità di chi sta in coda dieci minuti in automobile a causa della levata – noi l’abbiamo fatto…) e su questo lato c’è la caratteristica costruzione in legno della Lieutenance. Il centro cittadino si trova all’inizio di un clivio e consiste di piccole strade – attraversabili ottimamente a piedi – permettono di accedere a tutti i luoghi: ci troviamo immersi in un mercatino dell’antiquariato proprio di fianco alla chiesa di Sainte-Catherine, interamente realizzata in legno (sia esternamente che internamente) e dalla curiosa architettura: la torre campanaria è stata costruita separatamente dalle navate e si trova poco distante da esse…questa scelta fu dettata da motivi di sicurezza (in passato più di una volta i fulmini hanno incendiato la chiesa). Inoltre,  le navate della chiesa assomigliano a chiglie di nave sottosopra, a testimonianza del forte legame degli abitanti di Honfleur con il mare. Giriamo ancora un po’ a piedi: ci beviamo un bel frullato di frutta preparato al momento in un piccolo bistrot e ripartiamo a dare un’occhiata (solo dall’esterno, non abbiamo tempo di una visita al relativo museo) alla casa natale del compositore e pianista Erik Satie – come avevo promesso di fare in questo post del mio blog mesi fa – è una bella casa a graticcio con un piccolo giardino di ingresso. Peccati non poter visitarla! Torniamo verso l’automobile, mentre si fa tardo pomeriggio, e troviamo la chiesa di Saint-Leonard ma è completamente “impacchettata” per lavori e quindi purtroppo non visitabile.

L’ultima meta del nostro giorno prevede l’”ascesa” sul colle della città verso una piccola e antica cappella di campagna dedicata alla Madonna, situata in prossimità di un bosco e poco distante da un punto panoramico dal quale desidero molto prendere qualche scatto di Honfleur e dell’estuario della Senna. Purtroppo il navigatore ci manda fuori strada e ci troviamo imbottigliati nel traffico in prossimità del Bassin (causa ponte levatoio) e in più il cielo si è annuvolato e minaccia davvero un temporale immane…del resto, siamo in Normandia: non si può pretendere la tintarella 😉 Con calma, prendo le google-mappe che mi sono saggiamente stampato prima della partenza e in un batter d’occhio arriviamo alla meta. La cappella di Notre-Dame de Grace è piccola ma impressionante: di qui sono passati a chiedere la grazia di poter rivedere alfine la terra natale navigatori del calibro di Cartier (primo europeo ad esplorare il Canada) in partenza verso il Nuovo Mondo in cerca di ricchezza e avventura. Nei secoli la chiesa si è adornata di centinaia di ex-voto, che letteralmente ricoprono ogni palmo delle pareti interne e del pavimento di questa piccola chiesa di campagna! Da notare è anche la presenza di un micro organo proprio al di sopra dell’ingresso. E’ un luogo molto spirituale, non c’è che dire! A pochi passi c’è una vista mozzafiato sul litorale settentrionale, laddove la Senna si confonde con il canale della Manica. Non ci vuole molto a capire che sarebbe stato meglio correre all’auto…le prime gocce, fresche leggere iniziano a cadere. In auto, facciamo giusto in tempo a spostarci sul versante nord-est del colle, il Mont Joli, e si scatena il diluvio universale: restiamo fermi in auto, a motore spento, godendoci lo spettacolo del temporale dal tetto panoramico della nostra auto. Di fianco a noi c’è un altorilievo murale dedicato alla Madonna in ricordo dei caduti per la battaglia di Normandia del ’44: in tutta la Normandia vedrete decine di piccoli o grandi luoghi celebrativi per il ricordo di tutti coloro che hanno dato la vita per la liberazione del suolo francese dall’occupazione tedesca. Passano circa dieci minuti e il temporale cessa, scendiamo dall’auto: l’erba sotto i nostri piedi è marcia d’acqua, il cielo lentamente si apre e l’aria è frizzante. Ecco le condizioni ideali per scattare la foto che volevo: questa, il Pont de Normandie esce dalla bruma e Honfleur si ripopola dopo la tempesta!

Torniamo in città e parcheggiamo – incredibile – nello stesso posto di prima (non può essere solo fortuna, dai!). Dopo un’oretta di riposo, andiamo a cena in una trattoria in centro: mangiamo bene e a prezzo economico, assaggiamo anche il Calvados per la prima volta durante il viaggio.

Per concludere la serata, indossiamo il golfino e facciamo quattro passi per il centro. Il Bessin si  è in parte svuotato dalla folla pomeridiana  e molti di coloro che sono rimasti sono seduti nei ristoranti e nei bari circostanti, ne approfittiamo per goderci la serata e le atmosfere incredibili e pittoresche. Torniamo in camera stanchissimi ma soddisfatti appieno e ci riposiamo, domani sveglia presto: si va Bayeux!

CONTINUA CON Viaggio in Normandia: DAY06 …

Je te veux

Please, don’t be scared: that’s neither me nor my grandpa. It’s Satie, a late 19th-century French composer (precisely, born in Normandy).

Today I’m kind of sad…because I miss my girl so much and I’m trying to fly high over the thoughts I had in the last days and counting time that divides us from our next travel, which will very likely be to Normandy. And suddenly this old – sung! – valzer comes to my mind: it used to be one of my favourite scores by Satie (with a little effort, I could even play it decently on the piano).