Viaggio in Normandia: piatti e bevande tipici

Da buon golosone è mio dovere fare una bella carrellata delle delizie che la Normandia offre.

Ecco i piatti che abbiamo gustato durante il viaggio…

Galette di grano saraceno (galettes de blé noir)

Avete presente le piadine? Bè, dimenticatele 🙂 Le galettes sono molto simili alle crêpes salate ma sono fatte con farina di grano saraceno e sono appena più spesse e dal gusto leggermente amaro. Si usa presentarle a mò di fazzoletto, ossia con i lembi rivoltati a nascondere la farcitura. La farcitura può essere…qualsiasi cosa! Tipicamente è una combinazione lineare di jambon, formaggio (il normanno camembert o altri a pasta filante), uova e crème fraiche (panna)…ma non c’è limite alla fantasia! Provate ad assaggiarle con il Rocquefort oppure il salmone affumicato. La prima galette che ho mangiato (a Jumièges) conteneva un salume di nome “Andouille”…sappiate solo che è un salume fatto con la trippa, dal sapore ed odore molto acri. Non conoscendo la Andouille, il mio primo pensiero è stato “Questo salume è andato a male”…bè, così non era!!!

Galettes a Bayeux

Cozze (moules)

La Normandia è una terra che ha sempre beneficiato – anche dal punto di vista gastronomico – del vicino Canale della Manica. Sia nelle località di mare (come Etretat ad esempio) che nell’entroterra si possono gustare piatti tipici a base di frutti di mare, tra cui spiccano le cozze.

Vi verranno servite piccole pentole ricolme di cozze stufate in vari condimenti ed accompagnate da porzioni di patatine fritte: sono le famose “Moules frites”. Addirittura, nei ristoranti si usano piatti di ceramica doppi, uno piu cavo per le cozze ed uno “satellite” per le patate.

I condimenti tipici per le cozze sono a base di cipolla e crème fraiche, ovviamente molti contemplano l’onnipresente sidro e le mele: potrete gustare Moules frites alla normanna (crème fraiche, cipolla e vino bianco), al sidro e pezzi di mela, al Rocquefort, alla birra, oppure semplicemente con un po’ aglio.

Moules Frites a Etretat

Moules Frites a Etretat

Frutti di mare (fruits de mer)

Se siete amanti dei frutti di mare, tracciate la rotta per Cancale, che è in Bretagna molto vicino al confine con la Normandia. Personalmente, non ho mai avuto l’occasione di gustare le ostriche: a Cancale le ho assaggiate e sono rimasto stupefatto. Infatti, qui potete gustare le ostriche direttamente dal “produttore”, che le raccoglie dalle coltivazioni situate a pochi metri dalla riva in occasione della bassa marea, ve le apre con un coltello e ve le serve con limone, piattino e forchettina. Tutto per un costo massimo di 50 centesimi ad ostrica (ma se fate il bis, è probabile che ve le facciano pagare di meno!).

Ma le ostriche non sono gli unici frutti di mare che potete gustare a Cancale, e in vari altri luoghi normanni e bretoni: troverete, oltre alle già citate cozze, lumache di mare (escargots de mer), aragostine (langoustes), coquilles st jacques…

Prodotti caseari

Ovunque in Normandia troverete allevamenti bovini che pascolano su prati verdi. Non è mistero quindi che i prodotti caseari come il latte, il burro, la panna (crème fraiche) e i formaggi siano tra le principali specialità normanne. Purtroppo non abbiamo avuto occasione di assaggiare molti formaggi: l’unico “nome” che ci sentiamo di consigliarvi è il Camembert, che tutti conoscono ed è tipico dell’omonimo paese situato a sud-est di Caen.

Dolci

La produzione dolciaria francese, come è notorio, è incredibile…entrate in una qualsiasi pasticceria o boulangerie (panetteria) per convincervene: croissants artigianali (tanti stratti gustosi!), éclairs, paris-brest, tartelettes e i celeberrimi Macarons.

Ah, lo davo quasi per scontato: le crêpes!

I dolci tipici normanni sono a base – ovviamente – di mele: spiccano la Tarte Normande e la Tarte Tatin, che sono torte di mele insaporite con il Calvados (la seconda con effetto flambée).

A Rouen troverete le “Larmes de Jeanne d’Arc” (mandorle tostate e glassate con caramello o cacao),

In Bretagna invece abbiamo gustato il Kouign-Amann, un dolce di pasta di pane a sfoglia, spennellato con burro zuccherato ed eventualmente farcito di mele…è possibile comprare il Kouign-Amann dal fornaio a fette (ad esempio, noi ci abbiamo fatto colazione a Dinan) o per intero.

Altro dolce bretone meritevole è il Far Breton, un flan di prugne dal gusto delicato.

Ecco una carrellata invece di bevande che abbiamo degustato durante il viaggio…

Vino (vin)

Non abbiamo bevuto una goccia di vino lungo il viaggio! Il motivo: non ci andava, a me in particolare – d’estate per vari motivi preferiamo bere bevande poco alcoliche e leggere. E sinceramente vi dico: chi se ne importa del vino! In Normandia potete vivere benissimo senza, dal momento che la bevanda popolare è il sidro.

Sidro (cidre)

Credo che molti di voi conoscano già il sidro – e se state pensando alle porcherie commerciali pubblicizzate da fantomatici Guglielmo Tell siete completamente fuori strada! Il sidro artigianale è in sostanza succo di mele fermentato, una bevanda da gustare fresca – ottima in estate – sia in versione “doux” (a breve fermentazione) che “brut” (secco e a fermentazione più estesa). Il sidro un tempo veniva prodotto in quasi tutte le tenute agricole (di cui la Normandia è evidentemente piena: non c’è strada che non sia costeggiata dalle fattorie, ognuna con la sua piccola mandria bovina ed il suo frutteto) e dunque è bevanda di tradizione – pare risalga addirittura al VI secolo. Esistono miriadi di sidri artigianali che potrete gustare in Normandia, persino alcune qualità fatte con le pere e chiamate “poirée”e dal sapore asprigno: abbiamo assaggiato il poirée a Bayeux in una brasserie ma il confronto con il sidro tradizionale di mele – a mio avviso – non regge, è inesorabilmente perso. C’è da dire che il più commerciale dei sidri che abbiamo assaggiato durante il viaggio (Loic Raison) lo abbiamo comunque gradito di più del classico Strongbow. Ovviamente non c’è storia rispetto ai sidri artigianali…

Confesso di essere molto ignorante e poco edotto sul sidro, come penso moltissimi italiani…nel nostro paese la tradizione del sidro forse non è mai esistita anche solo a livello regionale, diversamente dal Nord Europa (soprattutto i paesi di cultura celtica) in cui è molto diffusa insieme a quella della birra. In Italia esistono dei micro-produttori di sidro solo in piccole aree di Piemonte, Val d’Aosta e Trentino – guarda caso dove si coltivano estensivamente le mele…Non ho mai avuto l’onore di assaggiare sidro italiano, ma mi piacerebbe molto. A riguardo, vi segnalo come risorsa interessantissima il blog di Sandro, illatofrizzantedellamela.wordpress.com, interamente dedicato all’arte di fare il sidro, di cucinare con il sidro e agli appuntamenti stagionali dedicati alle degustazioni di prodotti italiani.

Sidri e birra

Sidri bretoni e birra Mor Braz

Calvados

Dal sidro di mele si distilla il Calvados, tipico della Basse-Normandie e soprattutto della zona dei Pays d’Auge (intorno a Lisieux). Noi lo abbiamo assaggiato un po’fuori zona, ad Honfleur, giusto per toglierci lo sfizio (visto che non siamo grandi amanti dei superalcolici). Forse avremmo dovuto anche gustare del Pommeau, che non è altro che un aperitivo ottenuto mescendo del Calvados con del succo di mele, oppure del Kir, che è sidro/vino con l’aggiunta di crema di ribes nero.

Birra (bière)

Ci è spiaciuto non aver avuto occasione di gustare un po’ di birre artigianali del posto. Da quello che abbiamo potuto vedere la tradizione birraia normanna è meno sviluppata di quella bretone..abbiamo assaggiato in sostanza solo due birre artigianali in bottiglia durante il viaggio, una a Pontorson (poco a sud del Mont Saint Michel) e l’altra a Dinan.

La prima è la “Croix des Grèves” bionda, con la quale abbiamo accompagnato una bella dose di Moules frites. Non male, anche se abbiamo assaggiato birre italiane migliori!

La seconda è una birra “agli estratti di mare” del birrificio Mor Braz (http://morbraz.pagesperso-orange.fr/) di Theix, paese vicino a Vannes sulla costa Atlantica bretone – noi però per questioni logistiche l’abbiamo acquistata e gustata a Dinan (un pochetto lontano dal produttore…) e ci siamo riservati di tornare a trovare Mor Braz in un prossimo viaggio in Bretagna! Di questa birra avevamo sentito parlare molto, ed è incredibile sentire un retrogusto salmastro nel gustarla: parte dell’acqua usata per birrificarla è ricavata dal filtraggio di acqua dell’oceano. Strano, ma vero!

Birra Croix des Grèves

Birra Croix des Grèves a Pontorson

Acqua (eau)

Nei ristoranti normanni – non sappiamo se quello che sto per dirvi è applicabile anche al resto della Francia – l’acqua non costa nulla, vi verrà servita in caraffa ed è tipicamente acqua di rubinetto, ma non temete: è ottima! Se invece desiderate dell’acqua in bottiglia, non avete che da chiederla.

Viaggio in Normandia: DAY01

Il nostro viaggio comincia la mattina di mercoledi 1 agosto: sveglia “di routine” alle 7.00 e ultimissimi preparativi prima di partire per la stazione ferroviaria di Milano Porta Garibaldi dove Sara ed io ci incontriamo ed attendiamo la partenza del TGV per Parigi in programma per le 11.

Come era prevedibile, il treno è  colmo di viaggiatori estivi: ci sono molte famiglie con bambini e montagne di bagagli…facciamo fatica ad incastrare il nostro (una valigia grossa a testa, ed un paio di zaini) tra gli altri nell’area apposita del treno. Il treno è foderato ognidove di un’allucinante moquette violacea (il colore del TGV, immagino…): ci sediamo ai nostri posti, che sono tutto sommato comodi anche se un pochino sporchi – la moquette non aiuta la pulizia della carrozza di sicuro! – e il treno parte. In programma ci sono 8 ore di viaggio, durante le quali il treno effettua diverse fermate pianificate (Torino Porta Susa, Oulx, Bardonecchia, Chambery-Challes-les-Eaux, Lione Saint-Exupery) ed una sola non pianificata per colpa di un piccolo guasto che ci costringe ad una decina di minuti di fermo sul tragitto Lione-Parigi. Il guasto non impedisce al treno di giungere in tempo – circa alle 19 – alla stazione di Parigi Gare de Lyon: scendiamo e felici ci dirigiamo – tra una cospicua folla – subito a piedi verso la fermata di Bercy della linea M6.

Parigi è viva, nonstante sia agosto e nonstante si approssimi l’ora di cena: la cité non si ferma mai…non fa eccessivamente caldo, c’è poco piu di 25°, e ogni tanto si sente un po’ di brezza – foriera di nuvole, come poi scopriremo piu avanti nella sera. Facciamo il biglietto, prendiamo il primo convoglio in direzione Etoile/Charles de Gaulle e scendiamo a Cambronne: pochi metri a piedi e giungiamo all’hotel, un po’ stanchi e sudati. La nostra camera è al secondo piano, saliamo la scala a chiocciola di legno (sapientemente progettata per i visitatori con bagagli grossi e pesanti…) e subito prendiamo possesso del locale. Abbiamo decisamente fame, nonstante in treno avessimo mangiato i classici panini e anche qualche snack durante il pomeriggio…però la voglia di girovagare per le strade di Parigi è piu forte dell’appetito.

Ci cambiamo al volo e – mentre il sole comincia il suo tuffo tra i palazzi residenziali in stile vittoriano e la linea metropolitana sopraelevata – ci dirigiamo verso l’unica meta che abbiamo pensato fosse raggiungibile a piedi e in poco tempo: la Tour Eiffel. E’ un tramonto splendido e il cielo inizia a macchiarsi di qualche nuvola, la brezza ci accarezza e rende la serata piacevolissima. C’è un mucchio di persone nei bistrot lungo Avenue de la Motte-Picquet: oltre ai turisti, l’usuale movida parigina…noi dirigiamo verso lo Champ de Mars e indugiamo nel parco scattando alcune foto, mentre in un campetto alcuni ragazzi giocano a calcetto e in un altro altri ascoltano musica hip-hop dal loro stereo immenso piazzato su una panchina, in puro stile americano (yoh-yoh, fratello!). Camminiamo verso la Tour, alle cui spalle il sole è definitivamente tramontato (foto), mentre la luna quasi piena fa la sua comparsa alle nostre spalle, verso la Tour Montparnasse (foto)…sul prato ci sono letteralmente centinaia e centinaia di persone, di ogni tipo, età, razza (foto): c’è chi è appena uscito dal lavoro e parla al telefono, c’è chi passeggia abbracciando la propria dolce metà, c’è chi mangia, chi va in bici, chi saltella sui pogo (!!!), chi fa jogging…

Sono le 21.30: ora l’appetito vince in rimonta sulla voglia di esplorare. Ci dirigiamo, per una cena leggera, veloce ed economica, verso l’immancabile McDonald’s sul fondo di Bd. Garibaldi e qui ci mangiamo un’insalata e dei nuggets. Dopo di che, marcia indietro, doccia e a nanna: bisogna riposare perchè domattina alle 8.30 dobbiamo essere pronti per prendere la macchina al noleggio.

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Viaggio in Normandia: viabilità, parcheggi, pedaggi, carburante

Guidare in Normandia

Spendiamo qualche parola anche per dare un’idea di cosa aspettarsi una volta che ci si mette alla guida in Normandia…e diciamo che le aspettative sono a dir poco rosee: strade generalmente poco trafficate e ben tenute, molte autostrade gratuite, carburante a prezzi convenienti rispetto all’Italia, parcheggi abbondanti anche in aree urbane e a prezzi popolari.

Vi racconteremo la nostra esperienza alla guida di un’automobile – lo diciamo perchè sappiamo che molti visitano la Normandia in moto oppure in camper, anche se le considerazioni che faremo rimangono comunque utili.

Innanzitutto vi consigliamo caldamente di dotarvi di un navigatore GPS con mappe della regione aggiornate oppure per chi preferisce viaggiare “vecchio stile” delle cartine dettagliate (la Michelin ne fornisce di validissime). Noi ci siamo arrangiati con un navigatore GPS (il nostro) per gli spostamenti sulle lunghe leve, mentre per girare nei centri abitati ci siamo soprattutto basati su semplici stampe delle videate di Google Maps: per girare a piedi sono ideali,

Devo dire che ho avuto un po’ di timore quando – in sede di pianificazione del viaggio – ho realizzato che avremmo dovuto partire verso la Normandia dall’agenzia di noleggio auto sita nel cuore di Parigi: sarebbe stata una mattina di un giorno feriale in ora pendolare (le 8.30 del mattino), nella prossimità di Ferragosto, in pieno centro urbano. Insomma: mi vedevo già bloccato in coda un “bouchon” – come lo chiamano i Francesi – in mezzo all’isteria collettiva. Fortunatamente Parigi era semi-deserta! Anche il tanto temuto Peripherique (l’equivalente del Grande Raccordo Anulare romano o delle tangenziali milanesi) era poco trafficato e siamo in scioltezza arrivati all’imbocco della A13, l’Autoroute de Normandie, che ci ha portato a nord-est in dirazione Rouen.

A parte il caso fortunato di Parigi, in prossimità dei principali centri urbani (Rouen, Caen, Rennes, Nantes) abbiamo trovato un poco piu di traffico…l’unica occasione in cui abbiamo dovuto fermarci è stata venendo da Dinan all’ingresso della circonvallazione di Rennes: un bel “bouchon” causato – era sabato pomeriggio dell’11 agosto, 32 gradi all’ombra – dai vacanzieri in fuga verso la costa bretone atlantica. Siamo globalmente in coda per circa 10 minuti, non di più.

Le strade sono tenute in ottimo stato e collegano bene le principali località.

Le regole di guida in Francia

Le regole di guida in Francia sono ovviamente uniformate a quelle UE, dunque non avrete sorprese: si guida esattamente come in Italia. Certo, alcuni cartelli e soprattutto la segnaletica orizzontale (i parcheggi a pagamento, in primis, che sono segnalati in bianco ma recano l’eloquente scritta: “payant”) sono leggermente differenti nell’estetica rispetto ai nostri ma comunque molto ben riconoscibili. Forse l’unica differenza rispetto all’Italia sta nel fatto che le autostrade sono segnalate con il colore blu, mentre le strade statali con il colore verde (esattamente l’opposto che da noi).

Sulle strade normanne si vede in giro tanta “gendarmerie” (la nostra “pula”) in auto, ma ci è capitato solo una volta di incontrare una postazione mobile laser (vicino a Caen) e un autovelox fisso (sempre nella circonvallazione di Caen, ce ne siamo accorti dalla combinazione lineare: navigatore GPS che suona l’allerta + le auto davanti rispettano magicamente il limite di velocità + qualcuno ti fa le luci)

Il guidatore francese in media guida bene: rispetta le precedenze, anche se la tendenza generale è di non rispettare, anche se di poco, i limiti di velocità.

I pedaggi

Ci è capitato solo una volta di pagare pedaggi, sulla A13 tra Parigi e Vernon, dopo di che abbiamo sempre percorso strade statali e “autoroutes”senza trovare un casello.

I parcheggi

Sara ed io avevamo preventivato una bella spesa per i parcheggi in giro per la Normandia, soprattutto nelle città e a Mont Saint Michel. Se per Mont Saint Michel questa previsione si è avverata (del resto, non avremmo potuto fare diversamente visto che non è possibile lasciare l’auto se non nelle aree apposite, a meno di non voler scarpinare davvero kilometri e kilometri), abbiamo speso in realtà zero (0,00€) per i parcheggi…miracolo? No, semplicemente abbiamo avuto un po’ di pazienza e buon senso nel cercare i parcheggi non a pagamento, che sono abbondanti! Abbiamo sempre trovato ottimi parcheggi liberi a breve distanza dalle zone di nostro interesse, colmabile con pochi minuti di camminata. Certo, caro lettore, se poi vuoi parcheggiare a dieci metri di distanza dalla cattedrale di Rouen oppure nella zona infra-muros a Saint-Malo, bè, allora preparati a sborsare un bel po’…

Il carburante

Altro argomento caldo: il carburante. Diciamo subito che diversamente dall’Italia, in Normandia è difficile trovare  distributori lungo le strade di lunga percorrenza (autoroutes): non aspettatevi di trovare una pompa di carburante ogni 10 km! Un’altra regola quasi scientifica è il Carrefour: ogni Carrefour ha annesso un distributore, quindi andate sul sicuro se abbinate spesa e rifornimento 🙂

Il costo dei carburanti è inferiore rispetto all’Italia, che ahinoi si distingue per i prezzi elevatissimi: ad agosto 2012 un litro di gasolio costava tra 1.3 e 1.4 €/litro, mentre per la benzina viaggiava tra 1.5 e 1.7 €/liltro. Questo sito dice dove si trovano i distributori in tutta la Francia e quali sono i prezzi dei carburanti.

Viaggio in Normandia: il clima

In Bretagna e Normandia (entrambe si affacciano sul “fresco” Canale della Manica) vige un detto/battuta: “Fa bel tempo…più volte al giorno”. Abbiamo sperimentato la verdicità di tale detto solo nei primi giorni del nostro viaggio (da Rouen fino a Bayeux), dopo di che l’ondata di caldo sahariano che ha investito l’Italia e mezza Europa nel’agosto 2012 ha raggiunto anche la nostra posizione, negandoci il fresco e i piovaschi…a volte non tutti i mali vengono per nuocere! Intendiamoci: ha fatto caldo (temperature poco oltre i 30°C nelle ore piu calde della giornata) ma con un tasso di umidità contenuto, e soprattutto ventilato dal momento che il mare era prossimo e la brezza non cessava quasi mai…dunque un caldo intenso sulla pelle, ma sopportabile (basta mettersi all’ombra per qualche istante per riprendersi alla grande). Un caldo – in ogni caso – anomalo per il clima di queste zone.

Per darvi un’idea, il clima tipico della Normandia in agosto prevede nottate fresche (il termometro scende fino ai 10°C) e giornate mediamente calde (in media 22-25°C) in cui la copertura del cielo varia di continuo, dando luogo a piovaschi di varia entità (a Rouen nel pomeriggio siamo passati da 4 goccette di pioggia ad uno scroscio intenso e ad un vero e proprio nubifragio in tarda serata, con intervalli di cielo serenissimo!). L’umidità è poca, anche dopo la pioggia, a causa della costante brezza.

Dunque il nostro consiglio è di vestirsi “a strati”: al mattino e alla sera una felpa mediamente pesante (autunnale) basta per stare bene, i pantaloni meglio averli lunghi e leggeri. Abbiamo usato sia scarpe da ginnastica leggere (nelle giornate piu soleggiate) che scarpe da trekking, che hanno il vantaggio di essere impermeabili e dunque di resistere ai piovaschi e ad eventuali “fuoripista” per sentieri/scogliere che in Normandia sono all’ordine del giorno. Immancabile un keeway per ripararsi velocemente dai fortunali, dal vento sulle scogliere e – volendo – da usare come stratto addizionale contro il freddo.

Viaggio in Normandia: modi e maniere degli odierni normanni

Ho letto molto su Internet per preparare questo viaggio e molto spesso mi è capitato di imbattermi in recensioni di viaggio di persone abbastanza stizzite dal comportamento dei Francesi nei confronti dei turisti italiani. Le ragioni sembrano essere queste:

  • i Francesi non parlano nessun linguaggio che mediamente un turista Italiano può sapere…ossia l’italiano – anche se resto sempre dell’opinione che una miriade di Italiani non si dimostra in grado di parlare correttamente la propria lingua – e quel minimo di inglese che tutti dovrebbero conoscere (espressioni basilari del tipo: “Thank you”, “How much is it?”, etc…). Insomma: i Francesi parlano sono il francese!
  • i Francesi trattano male gli Italiani per il semplice fatto che sono italiani. Discriminazione nazionalistica, con tanto di puzza sotto il naso e risatina malvagia…
  • nei luoghi turistici sono disponibili opuscoli e bacheche descrittive nelle seguenti lingue: francese, inglese, tedesco, olandese e a volte giapponese. Molto di rado si trovano scritte in spagnolo e – soprattutto – in italiano.

Ad essere onesti, Sara ed io non abbiamo vissuto in maniera così tesa l’orgoglio nazionale francese.

Si, è vero, i Francesi per la stragrande maggioranza non parlano l’inglese, e scordatevi che parlino anche due parole d’italiano!…ma del resto, quando si affronta un viaggio, è nell’ordine delle cose che ci si adatti alla cultura e ai linguaggi parlati dal popolo che si và a visitare. Dunque preparatevi a rispolverare il vostro francese! Dal canto mio, so parlare poco francese (reminiscenze della scuola media) ma conoscendo bene l’inglese sono riuscito a capire ogni spiegazione di ogni opuscolo/bacheca che ho trovato lungo il viaggio. Al ristorante ed in hotel siamo riusciti a farci capire senza problemi, basta sapere le poche formule e frasi di rito, ad esempio chiedere il conto o simili.

E’ vero anche che le iscrizioni in italiano sono poche, nonstante il buon numero di turisti italiani in Normandia (ma attenzione, numericamente molto inferiori ai turisti inglesi, americani e francesi), per cui vi consigliamo di partire per la Normandia con un minimo di francese e di inglese in testa oppure portando con voi qualche strumento per le traduzioni.

Smentiamo categoricamente che i Francesi snobbino gli Italiani solo perchè siamo…Italiani! Questo – almeno, nel nostro caso, non è mai accaduto. Anzi, le persone con cui abbiamo avuto occasione di parlare (al ristorante così come per strada) sono state cordialissime e disponibili.

In conclusione, pensiamo che un viaggio del genere richieda una buona dose di spirito di adattamento: in fondo, ogni volta che si va in un paese diverso dal proprio, non si puo pretendere che la gente parli la tua lingua (da qualsiasi parte del mondo tu venga) e che tutto ciò che è scritto lo sia anche nella tua lingua!!!

O no???

Viaggio in Normandia: pianificazione – Parte3: i pernottamenti

… CONTINUA DA Viaggio in Normandia: pianificazione – Parte 2: i mezzi di trasporto

Una parte consistente delle spese di viaggio è dovuta ai pernottamenti: ne eravamo consci, e abbiamo cercato di trovare degli alloggi dignitosi ma ad un prezzo contenuto. Sara ed io non siamo troppo esosi in quanto a comodità dell’alloggio o spazio per le valige, e abbiamo evitato gli hotel di categoria superiore e i manoirs, sebbene ci intrigava l’idea di passare almeno una notte in una super-villa o in un castello :-/

Ci siamo rivolti alle catene standard di tipo turistico o business: in media su tutti gli 11 pernottamenti, una camera doppia con letto matrimoniale e bagno privato, senza colazione (che comunque è quasi sempre acquistabile a parte ed è a buffet nelle strutture da noi frequentate), ci è costata tra i 50 e i 55 € a notte, con un massimo di 77€ a Parigi e un minimo di 39€ a Nantes. Abbiamo pernottato in queste strutture:

  • BnB hotels: strutture di recente costruzione, distribuite piu o meno uniformemente sulle mete del viaggio..sono costituite da gruppi di camere in stile “motel americano”, ognuna con bagno privato e porta di ingresso con codice numerico da inserire a tastiera. Il vantaggio di queste strutture è la loro spartanità (vanno bene per starci una notte al volo, senza disfare le valigie), la loro funzionalità (c’è tutto: bagno privato, doccia, climatizzatore), il prezzo contenuto, la prenotabilità on-line e la possibilità di fare check-in a qualsiasi ora del giorno e della notte in modo automatico (c’è una postazione dotata di POS e che eroga automaticamente le fatture e i codici di accesso alle camere). Abbiamo sempre pagato all’arrivo, è la politica dei BnB hotels. Tutte le strutture da noi frequentate avevano annesso un grosso parcheggio, di notte chiuso ed accessibile solo dai clienti.
  • Etap hotels: catena del gruppo Accor, il costo è un po’ piu elevato di quello dei BnB e la qualità è sostanzialmente la stessa. Anche qui, la colazione è acquistabile separatamente ed è possibile effettuare check-in automatico. I soggiorni agli Etap li abbiamo prenotati sempre on-line e li abbiamo però pagati in anticipo, sempre via CC. Abbiamo pernottato negli Etap di Honfleur e di Bayeux (solo quello di Bayeux è dotato di parcheggio).
  • Abbiamo trascorso l’unica notte a Parigi all’Hotel Aida Eiffel Segur di Boulevard Garibaldi, a 50 metri dall’agenzia di noleggio Hertz e a poche decine di metri dalla stazione metro M6 di Cambronne: è stata una fortuna trovare alloggio così vicino al nostro checkpoint di noleggio auto (e ad un prezzo abbordabile!). La camera doppia che ci è stata data, però, era davvero piccola e molto calda anche se il clima parigino agostano non era eccessivamente torrido – insomma, se volete visitare Parigi per qualche giorno ve la consigliamo come punto di partenza ma non nei periodi caldi dell’anno.

Una caratteristica delle strutture BnB ed Etap è che spesso si trovano poco al di fuori dei centri abitati oppure nei sobborghi delle città (come nel nostro caso a Le Havre e Nantes)…questo può essere un vantaggio perchè non c’è rumore, non c’è smog e si è solitamente nei pressi di centri commerciali e di distributori di carburante, ma anche uno svantaggio perchè le strutture vanno trovate (anche con il navigatore GPS certe volte ci abbiamo messo un po’ a trovarli).

Un’ultima considerazione: ci siamo sentiti più sicuri a prenotare tutti i pernottamenti con largo anticipo e dall’Italia – per questioni di disponibilità delle camere e di contenimento dei costi – ma c’è chi invece preferisce partire “on-the-road” e preoccuparsi del pernottamento una volta in viaggio, con il rischio però di sentirsi dire da molte strutture che sono al completo (specie ad agosto) e di doversi accontentare di ciò che rimane, probabilmente ad un prezzo elevato e dopo ore di ricerca.