Trekking in Val di Fassa

Last week I had a very good time with friends in Val di Fassa (Trentino). We were based in Campitello di Fassa and had 5 full days of trekkings on the mountains. I’ve been desiring mountain trekking for a long time: this is why I liked it so much! Before leaving, I believed to be not in so good shape (lack of practice) but I was happy to ascertain that my body was mountain-proof 😉

Here are the details of our walks:

  • Path01 – Climbed up from Passo Pordoi to Sass Pordoi (2960 masl) with the lift, admired the view on Marmolada, Sasso Lungo and Sella groups and had our way on rocks and snow spots almost up to Rifugio Pisciadù (1h30′)
  • Path02 – Reached Fedaia lake by car and then had a quiet walk on its edge (30′)
  • Path03 – Parked car next to Paneveggio and climbed up to Baita Segantini “the non-easy way”: we followed a  smooth and long pebbly path with a magnificent view on the Pale di S.Martino mountains group (2h30′). Had an impressively tasty lunch at Baita Segantini
  • Path04 – Reached Passo Lavazé by car, enjoyed its artificial lake and the surrounding cows 🙂 then entered a pine forest and sought for edible mushrooms – unfortunately, none found (1h)
  • Path05 – Climbed up from Campitello to Col Rodella with the lift, had our way over grassy and rocky paths flanking Punta Grohmann and Sasso Piatto and heading to Rifugio Sasso Piatto. Had lunch there and climbed down to Campitello through Val Duron and a pine forest (6h)

Next year we’ll be back, no matter what! You can find more photos about these trekkings at my panoramio gallery

Viaggio in Normandia: DAY12

Viaggio in Normandia: DAY12

Au revoir, France…

Oggi ci svegliamo un po’ tristi: il nostro bellissimo viaggio sta per finire! 😦

Restano da concludere alcune formalità prima di partire in treno da Nantes verso Parigi: facciamo gasolio e riconsegnamo l’autovettura. Il problema fondamentale – che ci è costato un po’ di mal di testa, in quanto il sito web della Hertz non spiega bene questa situazione e siamo quindi satati costretti a chiedere lumi alla rappresentante Hertz all’atto della consegna del mezzo a Parigi – è che l’agenzia Hertz la domenica mattina è chiusa… giustamente, direi! Il tutto si risolve parcheggiando l’automobile in prossimità dell’agenzia – che si trova giusto di fianco alla “gare” di Nantes – e compilando il relativo documento di consegna: lo imbuchiamo nell’apposita buca delle lettere dell’agenzia Hertz e siamo a posto. Ovviamente, non si lascia nulla al caso: ci sinceriamo che il parcheggio sia possibile di domenica e facciamo alcune foto per testimoniare l’ottima cura con cui abbiamo riconsegnato la macchina.

Giusto il tempo per un caffè ed un ultimo croissant al bar della stazione, e già arriva l’ora di partire: il nostro treno è un treno ad alta velocità (una TGV interno) che ci porta in circa un paio d’ore a Parigi, alla stazione di Montparnasse. Da qui, prendiamo la metro e ci spostiamo alla Gare de Lyon, dove pranziamo e da dove nel pomeriggio prendiamo il TGV per Milano: arriviamo a Porta Garibaldi dopo cena.

Siamo estremamente felici di questi splendidi 12 giorni in giro per la Francia, e torniamo a casa piendi di bei ricordi, di souvenir e di foto –  e pronti ad organizzare, non appena ci sarà possibile,  una nuova vacanza estiva in Bretagna!

Viaggio in Normandia: DAY11

Viaggio in Normandia: DAY11

Mappa degli spostamenti di oggi

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Dinan

Oggi ci svegliamo un po’ tristi: è il nostro ultimo giorno di viaggio, domani purtroppo saremo di ritorno in Italia 😦 Il nostro itinerario di oggi ci fa puntare verso sud per oltre 150 km: dobbiamo raggiungere Nantes, dove passeremo la notte e domattina prenderemo il treno di raccordo per Parigi. Lungo il tragitto abbiamo pianificato la visita di un delizioso borgo medievale che si chiama Dinan, a pochi kilometri da Saint-Malo.

Il centro abitato antico di Dinan risale circa al XIII secolo , è attorniato da possenti mura e si trova su una ripida altura che sovrasta il fiume Rance.  Arriviamo in macchina e troviamo parcheggio lungo le rive del Rance: sono quasi le 9 del mattino, e sul fiume sono attraccate parecchie barche a vela di piccole dimensioni, giunte qui con ogni probabilità dalla Manica risalendo la corrente. Facciamo pochi passi ed ecco lo splendido ponte in pietra, accessibile sia dai pedoni che dalle macchine – a tutti gli effetti è l’unico attraversamento  possibile sul fiume. Ma a quest’ora di macchine non se ne vedono ancora, e di gente pure…anzi, no: attraversa il ponte un signore anziano e si dirige verso la antistante panetteria dove pochi minuti prima abbiamo comprato una bella fetta di Kouign-Amann (evviva la linea!) per fare colazione. Ci nota e ci saluta con un “Bonjour et… bon apetit!”. Sorridiamo e ricambiamo il saluto con calore.

Il tempo di scattare qualche foto e partiamo ad affrontare la temibile Rue Jerzual, anche se il tempo è bello e fa ancora discretamente fresco… Rue Jerzual (o Rue du Petit Fort, dipende da quale altezza la imboccate) è l’unica via di accesso al borgo medievale di Dinan: è una ripidissima strada in salita lastricata di pietre lisce, sicuramente tremenda da affrontare quando piove e nelle ore più calde (o una combinazione delle due, volendo). Ai lati della Rue, che è in leggera curva, si notano edifici a graticcio bellissimi che ospitano gioiellerie e piccole botteghe d’arte…ovviamente sono tutte chiuse perché è sabato mattina. Saliamo piano, per non stancarci subito, e notiamo che ci sono persone che fanno jogging in discesa dal borgo e (folli) in salita verso di esso. Arriviamo in cima alla Rue ed ecco di fronte a noi il portale di ingresso alla città alta (ricorda le porte di Bergamo alta): varcato questo, si apre una piccola piazza, attorno alla quale si snodano dedali di vie strette dal sapore medievale e letteralmente addobbate con gli stendardi bretoni e del comune. Oggi probabilmente è giorno di mercato: ci sono varie bancarelle nelle piazzette del borgo (sia “turistiche” che non) e con il passare delle ore si vede sempre più gente. Ci spostiamo in Rue de l’Horloge ed alzando lo sguardo vediamo la piccola torre a punta dell’orologio comunale. Proseguiamo e troviamo alla nostra sinistra uno stranissimo edificio a graticcio con porticato e attorno alle finestre decorazioni lignee a forma di gnomi, leprecauni e altre figure fantastiche. Deve essere un bar e spaccio di prodotti tipici, ce ne sono moltissimi qui a Dinan. Proseguiamo lungo la piazzetta ed entriamo nella vicina basilica di Saint-Sauveur, che come moltissime chiese che abbiamo visitato nel nostro viaggio mostra una commistione di stili, sintomo del fatto che la sua costruzione/ammodernamento ha richiesto un arco di più secoli. All’interno, l’organo suona melodie spezzettate: dai manifesti affissi, apprendiamo che domani sera c’è un concerto d’organo ed evidentemente l’organista sta provando i brani…prima di uscire, ammiriamo un coloratissimo ciclo di vetrate che rappresenta le vite di molti santi. Dietro la chiesa c’è un ampio giardino verde che un tempo ospitava un cimitero inglese: passeggiamo fino ai parapetti, dai quali si apprezza una vista incredibile sulle mura cittadine, sulla parte bassa di Dinan, sul Rance e – purtroppo – sull’orribile viadotto automobilistico che è stato costruito proprio sul nostro versante dell’altura.

Oggi è il nostro ultimo giorno in Bretagna: ne approfittiamo per entrare in uno spaccio di prodotti tipici e facciamo scorta di souvenirs alcolici: calvados, tanto bel sidro artigianale – sia dolce che brut –  e anche una piccola scorta della celeberrima birra bretone all’acqua d’oceano “Mor Braz”, del birrificio Mor Bihan di Theix …mannaggia, nei nostri piani originari avremmo dovuto proseguire il viaggio in Bretagna fino a raggiungere proprio quelle zone: Carnac, la penisola del Quiberon ed appunto il golfo del Morbihan… peccato, demandiamo tutto ad un prossimo viaggio con obiettivo unico: Bretagna! Ovviamente, dopo lo shopping siamo decisamente più “pesanti”, ma è tutto calcolato: avevamo spazio nei nostri zaini e ci eravamo sapientemente attrezzati con borse porta-bottiglie già prima di partire 😉 Lasciamo per il momento il carico alcoolico alla gentile esercente dello spazio, per poi tornare dopo pranzo a riprenderlo. Cominciamo a sentire un languorino: Sara ed io ci guardiamo negli occhi e decidiamo di concludere la nostra vacanza normanno-bretone con un ultimo giro di moules frites… attendiamo pochi minuti fino all’apertura di una moulerie che pare molto caratteristica. Oltre che caratteristica, fa delle moules frites squisite e abbondanti: io le mangio al sidro, Sara al Rocquefort… accompagnamo il tutto con sidro dolce artigianale. Con la pancia piena e il cuore  soddisfatto, passiamo a ritirare le bottiglie e ci incamminiamo  sulla Rue Jerzual mentre il sole estivo ci massacra… fortunatamente siamo in discesa! Raggiungiamo la macchina e ripartiamo: la città bassa è ora piena di turisti ed attraversare il ponte di pietra sul Rance diventa un’operazione lenta e non priva di pericolo quando si incrociano altre autovetture in senso opposto (il ponte è largo si e no una corsia e mezzo…)

Verso Nantes

Ci dirigiamo verso sud: viaggiamo su strade a scorrimento veloce, e ci mettiamo circa un paio d’ore a raggiungere Nantes. Infatti, è un caldo sabato pomeriggio di agosto: i francesi escono tutti dalle città e si dirigono verso le spiagge sull’Atlantico… e come se non bastasse oggi è la giornata conclusiva del Festival Interceltico di Lorient, dunque molti saranno diretti proprio lì! Sulla tangenziale che circonda Rennes (che purtroppo non abbiamo il tempo di visitare, ma ne sarebbe valsa decisamente la pena) rimaniamo incastrati in un “bouchon”: restiamo fermi fortunatamente per poco tempo e riprendiamo verso Nantes, dove troviamo un po’ di coda in tangenziale – ma fortunatamente questa volta noi andiamo in senso opposto ai vacanzieri! Facciamo – per l’ultima volta nel nostro viaggio – check-in al BnB Hotel di Nantes, situato a Saint-Sebastien (non lontano dalla riva sud della Loira), ci riposiamo un po’ e facciamo una doccia; per cena ci spostiamo a Nantes in cerca di una pizzeria o di un locale aperto, ma niente da fare: stessa situazione accaduta esattamente 7 giorni fa a Le Havre…ma dove spariscono tutti i francesi il sabato sera??? Ripieghiamo dunque su un tranquillo ristorante a pochi km dall’hotel, dove mangiamo una galette, e poi ritorniamo per la notte.

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Viaggio in Normandia: DAY10

 

Viaggio in Normandia: DAY10

Mappa degli spostamenti di oggi

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Saint-Malo

Oggi andiamo dritti in Bretagna! Destinazione: il département dell’Ille-et-Vilaine, dove visiteremo nel mattino Saint-Malo e poi ci sposteremo nel pomeriggio attraverso il litorale della penisola, fino a raggiungere Cancale entro sera.

Saint-Malo è una città portuale antichissima separata da un altro grande centro abitato, Dinard, dal largo estuario del fiume Rance. Giungiamo in auto verso le 10 e la nostra buona stella non si smentisce: troviamo parcheggio in uno stradone poco lontano dal porto…dunque, un’ottima occasione per avvicinarsi a piedi ai bastioni della città fortificata , che è letteralmente stata eretta su un grande scoglio nella punta nord-occidentale della penisola. Il porto è strapieno di barche: è estate, e Saint-Malo è un notissimo punto di ritrovo per gli appassionati di vela e un luogo ideale per chi fa windsurf! C’è una leggera brezza di mare, e si preannuncia una giornata molto calda. Entriamo a piedi in città attraversando i bastioni (questa parte della città è chiamata “intra-muros”) e non possiamo non notare che il traffico è già vivace e per strada ci sono molti turisti e “maloins”… Immaginiamo solo lontanamente cosa voglia dire cercare parcheggio nelle strade della città vecchia, quanto costi e soprattutto quanto possa essere difficile manovrare nelle stradine! Decisamente meglio muoversi a piedi. Saliamo verso la Cattedrale di Saint-Vincent, ma prima di entrare a visitarla mettiamo il naso dentro una boulangerie per la colazione e finalmente troviamo il dolce che da mesi leggiamo essere tipico di queste zone: il Kouign-Amann! Mentre ne mangiamo una bella fetta per strada, ammiriamo gli scorci offerti dalle case. Saint-Vincent è una chiesa con planimetria su più livelli – attenzione ai gradini, quindi! – come poche ne abbiamo viste… forse San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia può assomigliarle in parte. Nella chiesa troviamo la tomba di Jacques Cartier, originario proprio di Saint-Malo, primo europeo ad esplorare il Canada.

Torniamo in strada e decidiamo, anche se non ne siamo proprio convintissimi, di andare a visitare la “Demeure du Corsaire”: residenza di lavoro dell’armatore corsaro François Auguste Magon de la Lande, vissuto nel XVII secolo e accreditato presso il Re Sole. Al giorno d’oggi la dimora è divenuta l’Hotel d’Asfeld, ma certe sue parti sono visitabili in qualità di casa-museo. L’ingresso costicchia, ma è compresa una visita guidata e dobbiamo dire che – anche se ci è stato raccontato tutto in francese – non ci siamo persi una singola parola del racconto grazie alla bravura della guida. Visitando le stanze ci si immerge nella storia di Saint-Malo, delle antiche compagnie commerciali che partivano da qui alla volta di paesi esotici da poco scoperti, nella vista dell’armatore Magon… la spiegazione è bella perché è tenuta proprio nelle stanze dove l’armatore incontrava i suoi clienti ed è possibile ammirare numerosi reperti dell’epoca: armi (archibugi, cannoni, spade), modellini e stampe di velieri, riproduzioni di mappe geografiche dell’epoca – le adoro, mobilio d’epoca, senza contare una bella selezione di spezie esotiche.  Usciamo dalla visita decisamente soddisfatti! Se ci fosse tempo, andremmo anche a vedere la mostra dedicata alla cartografia antica che è pubblicizzata per le vie della città…ma purtroppo il tempo non c’è, che peccato!

Dopo un bel panino innaffiato con sidro dolce, consumato sui tavoli in strada di un minuscolo caffè in centrissimo, attraversiamo la città fino al lato ovest delle mura, da cui si accede ad un’incredibile spiaggia che per metà è di sabbia e per metà di scogli: il panorama è mozzafiato, la spiaggia è abbastanza affollata e al largo c’è una moltitudine di vele e di moto d’acqua. La vista è bellissima sulle isole del Grand Bé e del Petit Bé: la prima è teoricamente raggiungibile a piedi quando la marea è bassa, ma ora risulta completamente sommersa. Ad ogni modo, non avremmo comunque avuto il tempo di visitarla. Ci arrampichiamo sugli scogli della spiaggia e restiamo qualche minuto a contemplare questo posto meraviglioso: la brezza di mare ci fa dimenticare che è il primissimo pomeriggio (e già sappiamo che pagheremo cara questa dimenticanza: a fine giornata infatti saremo entrambi un po’ scottati per il sole!). Continuiamo  la passeggiata sui bastioni “costeggiando” la statua di Surcouf e dirigendoci ad est: davanti a noi si vede chiaramente il Fort Nationale. Proseguiamo ancora qualche decina di metri e poi scendiamo di nuovo intra-muros per dirigerci verso l’automobile: ora c’è davvero un mucchio di gente per strada!

Un bagno gelido alla Plage du Verger

Recuperiamo la macchina e usciamo da Saint-Malo lungo la D201, che attraversa la penisola verso est. Fa davvero caldo, ci sono 30°! Decidiamo quindi di fermarci un’oretta a fare i “turisti da spiaggia” per rinfrescarci… Lungo il tragitto di oggi, sapevamo dell’esistenza di una spiaggia molto bella, a Le Verger. Il navigatore ci porta in prossimità della spiaggia e notiamo che tutti hanno avuto la nostra stessa idea: ad entrambi i lati della piccola strada asfaltata costiera c’è una fila interminabile di automobili parcheggiate! Manco a farlo apposta, troviamo come al solito parcheggio non distante dall’ingresso della spiaggia e finalmente ci troviamo uno spazietto sulla sabbia, tra la massa enorme di persone che c’è qui – per fortuna la spiaggia è molto grande. Stendiamo un asciugamano e ci spogliamo – sotto c’è già il costume, siamo previdenti! – e ci dirigiamo verso l’acqua: è gelidissima! La Manica è decisamente diversa dal Mediterraneo. Riesco a bagnarmi i piedi fino alle caviglie ma poi desisto, è troppo fredda…Sara invece ad entrare fino al collo per qualche decina di secondi, poi risale anche lei 🙂

Pointe du Grouin

Ci asciughiamo al sole, ci rivestiamo e ripartiamo verso la punta nord-orientale della penisola, detta Pointe du Grouin. Questo lembo di terra è un’oasi naturale visitabile a piedi da cui si gode di un panorama magnifico su entrambi i lati della penisola, quello verso Saint-Malo e quello verso Cancale. Lasciamo la macchina in una piccola area di sosta predisposta per i turisti e prendiamo un piccolo sentiero tra l’erba che ci porta fin sulla scogliera: da qui ammiriamo l’Ile des Landes, dalle caratteristiche formazioni rocciose, sulla quale si riproducono cormorani neri ed altre specie di uccelli. Se avete buona vista e imbroccate una giornata dal cielo terso, da qui potete vedere in lontananza Mont-Saint Michel – ovviamente lo zoom della macchina fotografica viene in aiuto! Nel piccolo canale tra la scogliera e l’isola, non manca il passaggio occasionale di barche a vela e persone che pescano.

Torniamo sul sentiero principale, passiamo di fronte ad una casa matta abbandonata (residuo bellico) e ci spingiamo fino al punto più a nord della Pointe: da qui si ammira un panorama incredibile…ed è un peccato non poter attendere fino al tramonto, perché davvero ne varrebbe la pena.

Cancale

Concludiamo il nostro tour di oggi riprendendo la macchina ed entrando a Cancale. Cancale è una piccola cittadina, ma è famosa a livello planetario perché viene ritenuta la capitale dell’ostricultura, ed in effetti Cancale vive attorno a questa: ci sono molti ristoranti, soprattutto sul lungomare, che offrono specialità di mare – non solo ostriche, ma ogni genere di frutti di mare (escargots de mer, coquilles Saint-Jacque, ricci, etc..) senza contare il pescato “ordinario”. Siamo venuti a Cancale proprio per farci una bella mangiata di frutti di mare! Io dal canto mio non ho mai assaggiato le ostriche e questo mi pare il posto giusto per la mia iniziazione.

Prima di cena, andiamo a goderci l’imminente tramonto sul pontile di legno al quale attraccano piccole barche: c’è bassa marea e le barche sono in rada, appoggiate su un fianco. Sotto il sole, il bagnasciuga generato dalla marea che si ritira brilla come se fosse disseminato di diamanti e si fa fatica a tenere gli occhi aperti. Dall’altro lato del pontile si notano distintamente i “filari” degli allevamenti di ostriche…stanno a pochi metri dalla riva ed ora che c’è bassa marea è momento di raccolta: alcuni operai muovono un piccolo trattore sul bagnasciuga e caricano le ostriche su dei pianali. Dove vanno a finire tutte queste ostriche? Ai ristoranti, certo. Ma noi sappiamo già che possiamo assaggiarle direttamente al bordo della spiaggia. Infatti, pochi metri oltre il pontile, c’è una piccola piazzetta adibita ai banchetti dei venditori di ostriche fresche al dettaglio: è proprio qui dove vogliamo gustarci le ostriche, direttamente dal produttore al consumatore!!! Di banchetti ce ne sono una decina, tutti con prezzi simili ma formule diverse ma tra loro: c’è chi non si scomoda a vendertene meno di una dozzina, chi invece te ne dà quante ne vuoi. Il fattore comune è questo: ti aprono con il coltello davanti agli occhi le ostriche che vuoi (ci sono diverse tipologie, le migliori e più grandi sono le “creuses”), ti danno un piattino ed un coltellino di plastica per gestirle, e se vuoi ti danno uno spicchio di limone… dopo di che, slurp, te le bevi crude! Ero curiosissimo di assaggiarle: per iniziare ne abbiamo prese 6 per 5€, dopo di che siamo tornati per un’altra mezza dozzina dallo stesso banchetto e nel marasma ci ha fatto pagare solo altri tre euro, per simpatia. Morale: 9€ per 12 ostriche. Dove nel mondo le puoi mangiare più fresche, buone ed economiche? Le abbiamo apprezzate tantissimo, seduti su una specie di mulattiera di fronte ad un tratto di spiaggia ormai irriconoscibile perché completamente ricoperto di gusci d’ostrica. Tutti, finito di mangiare le ostriche, lanciano i gusci sulla spiaggia… e gli uccelli marini ringraziano.

E’ ora di cena…dopo l’aperitivo di ostriche, mangiamo il pesce in un ristorante sul lungomare: un antipasto di molluschi, del pesce alla griglia e concludiamo con dolci bretoni – io resto fedele al Kouign-Amann mentre Sara tenta il Far Breton. Il sole è ormai tramontato: facciamo quattro passi sul lungomare e poi torniamo in macchina a Saint-Malo per la notte, stanchi ma felicissimi della giornata e …un po’ scottati in volto 🙂

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Viaggio in Normandia: DAY09

Viaggio in Normandia: DAY09

Mappa degli spostamenti di oggi

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Verso Avranches

Dopo una serena nottata, facciamo i bagagli e torniamo a Bayeux a fare colazione – passiamo in pasticceria, slurp! – e a completare il giro dei souvenir, dopo di che facciamo una breve sosta al Carrefour per fare gasolio e comprare l’acqua e le pile per la macchina fotografica di Sara. Partiamo quindi per Avranches, dove facciamo velocemente check-in al B&B Hotel e mangiamo un hamburger al Buffalo Grill. E’ primo pomeriggio: esattamente il momento in cui avevamo pianificato di partire per l’unica visita di oggi – a Mont Saint-Michel.

Mont Saint-Michel

Sulla storia del Monte non vi diremo nulla, sarebbe fatica sprecata tanto è ben conosciuta. Ciò che invece è meno conosciuto è che da pochi mesi prima del nostro arrivo la Baia del Monte è assolutamente interdetta al traffico automobilistico: un tempo si poteva giungere fino alle pendici della roccia in auto e parcheggiare – maree permettendo – in loco; ora non è più possibile farlo dal momento che sono in corso massicce opere di spostamento di materiali dalla Baia e – parallelamente – di convogliamento delle acque del torrente Couesnon. Queste operazioni serviranno a calmierare la forza delle maree che da sempre mutano il la conformazione del paesaggio nei dintorni del Monte e dunque a dare stabilità all’area… stabilità anche in senso “turistico”, dato che ora i visitatori (che qui sono più di 3 milioni ogni anno!) sono costretti a lasciare l’automobile a circa 3 km dal Monte in parcheggi asfaltati non coperti in cui sbrigativi parcheggiatori estorceranno loro la cifra 8€, con i quali si ha diritto alla sosta ed al trasferimento in autobus fino all’ingresso del Monte (e viceversa). L’organizzazione del flusso turistico è ancora incompleta, e lo si denota anche dal fatto che la gente – noi compresi – è costretta a coprire a piedi sotto il sole agostano il tratto di circa un km che la separa dal parcheggio alla fermata delle navette… poco male per noi, ma abbiamo visto persone anziane in serio annaspamento lungo la camminata; c’è anche da dire che è una giornata molto calda, di sicuro la più calda di tutta la vacanza (oltre che afosa, cosa strana!)

Ci avviciniamo in auto al parcheggio e già si vede benissimo la silhouette del Monte: i dettagli appaiono ai nostri occhi poco per volta, durante il tragitto in navetta, e non possiamo non volare con l’immaginazione ai destini di tutti i pellegrini che nei secoli si sono recati qui a piedi da chissà dove!

Sarò sincero con voi: Mont Saint-Michel non mi ha entusiasmato, l’ho trovato da subito molto caotico e turistico. Se ci andate nella speranza di trovare atmosfere medievali e silenzi meditativi nell’area abbaziale, bè, ricredetevi – almeno che non andiate in momenti dell’anno decisamente fuori stagione oppure al mattino prestissimo. Ciò che invece mi ha colpito è stata la Baia: Sara ed io decidiamo – vista la bassa marea intorno al Monte – di toglierci le scarpe e di farci una camminata sul fondo limaccioso lasciato dalle maree, in cui i piedi affogano fino ai talloni. E’ divertentissimo! Bisogna però fare attenzione ai laghetti che permangono e a non scivolare, ovviamente. Ci sono tante persone che “circumnavigano” il Monte, si scorgono temerari che vanno anche molto al largo e gruppi che si godono il paesaggio a cavallo. Come potrete immaginare, da qui si gode una vista magnifica sul Monte e sull’Abbazia. Dopo un’accurata – ma purtroppo per forza di cose incompleta – pulizia dei piedi effettuata seduti su uno scoglio, torniamo a piedi all’ingresso del borgo del Monte, costituito da una sola stretta via (la Grande Rue) che spiraleggia fino in cima alla roccia, lungo la quale si può misurare la più grande densità per metro quadro di negozi di souvenir e di ristoranti al mondo! Un vero delirio di gente… Ma c’è un modo per salvarsi dal carnaio: imboccare una delle stradine laterali, che con alte scalinate di pietra dirigono verso la sommità della roccia: attenzione a non perdervi! Arriviamo all’ingresso dell’Abbazia benedettina del Monte, e come da programma decidiamo di visitarla: sono le 16:30 e all’ingresso ci informano che l’ultima visita guidata in italiano è partita mezz’ora prima – dunque ci toccherà auto-guidarci utilizzando gli opuscoli (almeno quelli sono in italiano!). Il percorso di visita dura circa un’ora ed è obbligato: si percorre una ripidissima scalinata e ci si trova sulla grande terrazza antistante all’Abbazia (la vista sulla Baia qui è davvero meravigliosa), dopo di che si procede entrando nell’Abbazia, a navata romanica e tetto di legno, e poi nella “Merveille” (dove soggiornavano anticamente i monaci) di cui segnaliamo il Chiostro, il Refettorio e altre sale di accoglienza per i pellegrini. Se posso permettermi di darvi un consiglio, valutate bene se visitare o meno questa Abbazia: senza una contestualizzazione storico-artistica (in cui non può mancare la leggenda della genesi del Monte) la visita perde tutto il suo senso, ma non è vana se consideriamo che la vista della Baia dall’alto e la quiete del Chiostro sono speciali.

Dopo la visita, scendiamo con calma ammirando ancora gli scorci dell’Abbazia e la Baia sulla quale il sole sta lentamente tramontando e sulla quale la marea sta lentamente alzandosi. Ci riposiamo qualche minuto e ci mettiamo alla ricerca di qualche souvenir – e non è impresa semplice se si vuole evitare il salasso! Abbiamo potuto constatare che qui ci sono pochissimi alberghi e un mare di ristoranti dai prezzi astronomici… chi pernotta qui davvero se lo deve poter permettere, e possiamo solo immaginare quanto sia bello ammirare l’entroterra di notte dalla sommità del Monte. Ma – tuttavia – è altrettanto bello ammirare il Monte illuminato di notte dall’entroterra!

Usciamo dal Monte e ci instradiamo – al contrario – lungo la strada che abbiamo percorso all’andata sulla navetta. Sono le 19, la canicola ormai ha allentato la morsa e si sta benissimo: decidiamo di fare questi 3 km che ci separano dalla macchina a piedi. Siamo soli – tutti tornano alle auto con le navette – e allontanandosi dal Monte le voci e i rumori diventano sempre più flebili; la luce del tramonto accarezza il Monte e lungo il cammino, questa è la vista: meravigliosa!

Una volta recuperata l’automobile dopo aver pagato il parcheggio agli sportelli automatici (quello per cui eravamo in coda, ovviamente, si è rotto poco prima del nostro turno…), andiamo al vicino paese di Pontorson per cenare: siamo stanchi, ed un bel piatto di moules et frites bagnati da una birra artigianale della zona (Croix des Grèves) ci ritempra prima del ritorno ad Avranches.

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