Viaggio in Normandia: DAY12

Viaggio in Normandia: DAY12

Au revoir, France…

Oggi ci svegliamo un po’ tristi: il nostro bellissimo viaggio sta per finire! 😦

Restano da concludere alcune formalitĂ  prima di partire in treno da Nantes verso Parigi: facciamo gasolio e riconsegnamo l’autovettura. Il problema fondamentale – che ci è costato un po’ di mal di testa, in quanto il sito web della Hertz non spiega bene questa situazione e siamo quindi satati costretti a chiedere lumi alla rappresentante Hertz all’atto della consegna del mezzo a Parigi – è che l’agenzia Hertz la domenica mattina è chiusa… giustamente, direi! Il tutto si risolve parcheggiando l’automobile in prossimitĂ  dell’agenzia – che si trova giusto di fianco alla “gare” di Nantes – e compilando il relativo documento di consegna: lo imbuchiamo nell’apposita buca delle lettere dell’agenzia Hertz e siamo a posto. Ovviamente, non si lascia nulla al caso: ci sinceriamo che il parcheggio sia possibile di domenica e facciamo alcune foto per testimoniare l’ottima cura con cui abbiamo riconsegnato la macchina.

Giusto il tempo per un caffè ed un ultimo croissant al bar della stazione, e già arriva l’ora di partire: il nostro treno è un treno ad alta velocità (una TGV interno) che ci porta in circa un paio d’ore a Parigi, alla stazione di Montparnasse. Da qui, prendiamo la metro e ci spostiamo alla Gare de Lyon, dove pranziamo e da dove nel pomeriggio prendiamo il TGV per Milano: arriviamo a Porta Garibaldi dopo cena.

Siamo estremamente felici di questi splendidi 12 giorni in giro per la Francia, e torniamo a casa piendi di bei ricordi, di souvenir e di foto –  e pronti ad organizzare, non appena ci sarĂ  possibile,  una nuova vacanza estiva in Bretagna!

Viaggio in Normandia: DAY11

Viaggio in Normandia: DAY11

Mappa degli spostamenti di oggi

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Dinan

Oggi ci svegliamo un po’ tristi: è il nostro ultimo giorno di viaggio, domani purtroppo saremo di ritorno in Italia 😦 Il nostro itinerario di oggi ci fa puntare verso sud per oltre 150 km: dobbiamo raggiungere Nantes, dove passeremo la notte e domattina prenderemo il treno di raccordo per Parigi. Lungo il tragitto abbiamo pianificato la visita di un delizioso borgo medievale che si chiama Dinan, a pochi kilometri da Saint-Malo.

Il centro abitato antico di Dinan risale circa al XIII secolo , è attorniato da possenti mura e si trova su una ripida altura che sovrasta il fiume Rance.  Arriviamo in macchina e troviamo parcheggio lungo le rive del Rance: sono quasi le 9 del mattino, e sul fiume sono attraccate parecchie barche a vela di piccole dimensioni, giunte qui con ogni probabilitĂ  dalla Manica risalendo la corrente. Facciamo pochi passi ed ecco lo splendido ponte in pietra, accessibile sia dai pedoni che dalle macchine – a tutti gli effetti è l’unico attraversamento  possibile sul fiume. Ma a quest’ora di macchine non se ne vedono ancora, e di gente pure…anzi, no: attraversa il ponte un signore anziano e si dirige verso la antistante panetteria dove pochi minuti prima abbiamo comprato una bella fetta di Kouign-Amann (evviva la linea!) per fare colazione. Ci nota e ci saluta con un “Bonjour et… bon apetit!”. Sorridiamo e ricambiamo il saluto con calore.

Il tempo di scattare qualche foto e partiamo ad affrontare la temibile Rue Jerzual, anche se il tempo è bello e fa ancora discretamente fresco… Rue Jerzual (o Rue du Petit Fort, dipende da quale altezza la imboccate) è l’unica via di accesso al borgo medievale di Dinan: è una ripidissima strada in salita lastricata di pietre lisce, sicuramente tremenda da affrontare quando piove e nelle ore piĂš calde (o una combinazione delle due, volendo). Ai lati della Rue, che è in leggera curva, si notano edifici a graticcio bellissimi che ospitano gioiellerie e piccole botteghe d’arte…ovviamente sono tutte chiuse perchĂŠ è sabato mattina. Saliamo piano, per non stancarci subito, e notiamo che ci sono persone che fanno jogging in discesa dal borgo e (folli) in salita verso di esso. Arriviamo in cima alla Rue ed ecco di fronte a noi il portale di ingresso alla cittĂ  alta (ricorda le porte di Bergamo alta): varcato questo, si apre una piccola piazza, attorno alla quale si snodano dedali di vie strette dal sapore medievale e letteralmente addobbate con gli stendardi bretoni e del comune. Oggi probabilmente è giorno di mercato: ci sono varie bancarelle nelle piazzette del borgo (sia “turistiche” che non) e con il passare delle ore si vede sempre piĂš gente. Ci spostiamo in Rue de l’Horloge ed alzando lo sguardo vediamo la piccola torre a punta dell’orologio comunale. Proseguiamo e troviamo alla nostra sinistra uno stranissimo edificio a graticcio con porticato e attorno alle finestre decorazioni lignee a forma di gnomi, leprecauni e altre figure fantastiche. Deve essere un bar e spaccio di prodotti tipici, ce ne sono moltissimi qui a Dinan. Proseguiamo lungo la piazzetta ed entriamo nella vicina basilica di Saint-Sauveur, che come moltissime chiese che abbiamo visitato nel nostro viaggio mostra una commistione di stili, sintomo del fatto che la sua costruzione/ammodernamento ha richiesto un arco di piĂš secoli. All’interno, l’organo suona melodie spezzettate: dai manifesti affissi, apprendiamo che domani sera c’è un concerto d’organo ed evidentemente l’organista sta provando i brani…prima di uscire, ammiriamo un coloratissimo ciclo di vetrate che rappresenta le vite di molti santi. Dietro la chiesa c’è un ampio giardino verde che un tempo ospitava un cimitero inglese: passeggiamo fino ai parapetti, dai quali si apprezza una vista incredibile sulle mura cittadine, sulla parte bassa di Dinan, sul Rance e – purtroppo – sull’orribile viadotto automobilistico che è stato costruito proprio sul nostro versante dell’altura.

Oggi è il nostro ultimo giorno in Bretagna: ne approfittiamo per entrare in uno spaccio di prodotti tipici e facciamo scorta di souvenirs alcolici: calvados, tanto bel sidro artigianale – sia dolce che brut –  e anche una piccola scorta della celeberrima birra bretone all’acqua d’oceano “Mor Braz”, del birrificio Mor Bihan di Theix …mannaggia, nei nostri piani originari avremmo dovuto proseguire il viaggio in Bretagna fino a raggiungere proprio quelle zone: Carnac, la penisola del Quiberon ed appunto il golfo del Morbihan… peccato, demandiamo tutto ad un prossimo viaggio con obiettivo unico: Bretagna! Ovviamente, dopo lo shopping siamo decisamente piĂš “pesanti”, ma è tutto calcolato: avevamo spazio nei nostri zaini e ci eravamo sapientemente attrezzati con borse porta-bottiglie giĂ  prima di partire 😉 Lasciamo per il momento il carico alcoolico alla gentile esercente dello spazio, per poi tornare dopo pranzo a riprenderlo. Cominciamo a sentire un languorino: Sara ed io ci guardiamo negli occhi e decidiamo di concludere la nostra vacanza normanno-bretone con un ultimo giro di moules frites… attendiamo pochi minuti fino all’apertura di una moulerie che pare molto caratteristica. Oltre che caratteristica, fa delle moules frites squisite e abbondanti: io le mangio al sidro, Sara al Rocquefort… accompagnamo il tutto con sidro dolce artigianale. Con la pancia piena e il cuore  soddisfatto, passiamo a ritirare le bottiglie e ci incamminiamo  sulla Rue Jerzual mentre il sole estivo ci massacra… fortunatamente siamo in discesa! Raggiungiamo la macchina e ripartiamo: la cittĂ  bassa è ora piena di turisti ed attraversare il ponte di pietra sul Rance diventa un’operazione lenta e non priva di pericolo quando si incrociano altre autovetture in senso opposto (il ponte è largo si e no una corsia e mezzo…)

Verso Nantes

Ci dirigiamo verso sud: viaggiamo su strade a scorrimento veloce, e ci mettiamo circa un paio d’ore a raggiungere Nantes. Infatti, è un caldo sabato pomeriggio di agosto: i francesi escono tutti dalle cittĂ  e si dirigono verso le spiagge sull’Atlantico… e come se non bastasse oggi è la giornata conclusiva del Festival Interceltico di Lorient, dunque molti saranno diretti proprio lĂŹ! Sulla tangenziale che circonda Rennes (che purtroppo non abbiamo il tempo di visitare, ma ne sarebbe valsa decisamente la pena) rimaniamo incastrati in un “bouchon”: restiamo fermi fortunatamente per poco tempo e riprendiamo verso Nantes, dove troviamo un po’ di coda in tangenziale – ma fortunatamente questa volta noi andiamo in senso opposto ai vacanzieri! Facciamo – per l’ultima volta nel nostro viaggio – check-in al BnB Hotel di Nantes, situato a Saint-Sebastien (non lontano dalla riva sud della Loira), ci riposiamo un po’ e facciamo una doccia; per cena ci spostiamo a Nantes in cerca di una pizzeria o di un locale aperto, ma niente da fare: stessa situazione accaduta esattamente 7 giorni fa a Le Havre…ma dove spariscono tutti i francesi il sabato sera??? Ripieghiamo dunque su un tranquillo ristorante a pochi km dall’hotel, dove mangiamo una galette, e poi ritorniamo per la notte.

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Viaggio in Normandia: DAY10

 

Viaggio in Normandia: DAY10

Mappa degli spostamenti di oggi

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Saint-Malo

Oggi andiamo dritti in Bretagna! Destinazione: il département dell’Ille-et-Vilaine, dove visiteremo nel mattino Saint-Malo e poi ci sposteremo nel pomeriggio attraverso il litorale della penisola, fino a raggiungere Cancale entro sera.

Saint-Malo è una cittĂ  portuale antichissima separata da un altro grande centro abitato, Dinard, dal largo estuario del fiume Rance. Giungiamo in auto verso le 10 e la nostra buona stella non si smentisce: troviamo parcheggio in uno stradone poco lontano dal porto…dunque, un’ottima occasione per avvicinarsi a piedi ai bastioni della cittĂ  fortificata , che è letteralmente stata eretta su un grande scoglio nella punta nord-occidentale della penisola. Il porto è strapieno di barche: è estate, e Saint-Malo è un notissimo punto di ritrovo per gli appassionati di vela e un luogo ideale per chi fa windsurf! C’è una leggera brezza di mare, e si preannuncia una giornata molto calda. Entriamo a piedi in cittĂ  attraversando i bastioni (questa parte della cittĂ  è chiamata “intra-muros”) e non possiamo non notare che il traffico è giĂ  vivace e per strada ci sono molti turisti e “maloins”… Immaginiamo solo lontanamente cosa voglia dire cercare parcheggio nelle strade della cittĂ  vecchia, quanto costi e soprattutto quanto possa essere difficile manovrare nelle stradine! Decisamente meglio muoversi a piedi. Saliamo verso la Cattedrale di Saint-Vincent, ma prima di entrare a visitarla mettiamo il naso dentro una boulangerie per la colazione e finalmente troviamo il dolce che da mesi leggiamo essere tipico di queste zone: il Kouign-Amann! Mentre ne mangiamo una bella fetta per strada, ammiriamo gli scorci offerti dalle case. Saint-Vincent è una chiesa con planimetria su piĂš livelli – attenzione ai gradini, quindi! – come poche ne abbiamo viste… forse San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia può assomigliarle in parte. Nella chiesa troviamo la tomba di Jacques Cartier, originario proprio di Saint-Malo, primo europeo ad esplorare il Canada.

Torniamo in strada e decidiamo, anche se non ne siamo proprio convintissimi, di andare a visitare la “Demeure du Corsaire”: residenza di lavoro dell’armatore corsaro François Auguste Magon de la Lande, vissuto nel XVII secolo e accreditato presso il Re Sole. Al giorno d’oggi la dimora è divenuta l’Hotel d’Asfeld, ma certe sue parti sono visitabili in qualitĂ  di casa-museo. L’ingresso costicchia, ma è compresa una visita guidata e dobbiamo dire che – anche se ci è stato raccontato tutto in francese – non ci siamo persi una singola parola del racconto grazie alla bravura della guida. Visitando le stanze ci si immerge nella storia di Saint-Malo, delle antiche compagnie commerciali che partivano da qui alla volta di paesi esotici da poco scoperti, nella vista dell’armatore Magon… la spiegazione è bella perchĂŠ è tenuta proprio nelle stanze dove l’armatore incontrava i suoi clienti ed è possibile ammirare numerosi reperti dell’epoca: armi (archibugi, cannoni, spade), modellini e stampe di velieri, riproduzioni di mappe geografiche dell’epoca – le adoro, mobilio d’epoca, senza contare una bella selezione di spezie esotiche.  Usciamo dalla visita decisamente soddisfatti! Se ci fosse tempo, andremmo anche a vedere la mostra dedicata alla cartografia antica che è pubblicizzata per le vie della cittĂ …ma purtroppo il tempo non c’è, che peccato!

Dopo un bel panino innaffiato con sidro dolce, consumato sui tavoli in strada di un minuscolo caffè in centrissimo, attraversiamo la città fino al lato ovest delle mura, da cui si accede ad un’incredibile spiaggia che per metà è di sabbia e per metà di scogli: il panorama è mozzafiato, la spiaggia è abbastanza affollata e al largo c’è una moltitudine di vele e di moto d’acqua. La vista è bellissima sulle isole del Grand Bé e del Petit Bé: la prima è teoricamente raggiungibile a piedi quando la marea è bassa, ma ora risulta completamente sommersa. Ad ogni modo, non avremmo comunque avuto il tempo di visitarla. Ci arrampichiamo sugli scogli della spiaggia e restiamo qualche minuto a contemplare questo posto meraviglioso: la brezza di mare ci fa dimenticare che è il primissimo pomeriggio (e già sappiamo che pagheremo cara questa dimenticanza: a fine giornata infatti saremo entrambi un po’ scottati per il sole!). Continuiamo  la passeggiata sui bastioni “costeggiando” la statua di Surcouf e dirigendoci ad est: davanti a noi si vede chiaramente il Fort Nationale. Proseguiamo ancora qualche decina di metri e poi scendiamo di nuovo intra-muros per dirigerci verso l’automobile: ora c’è davvero un mucchio di gente per strada!

Un bagno gelido alla Plage du Verger

Recuperiamo la macchina e usciamo da Saint-Malo lungo la D201, che attraversa la penisola verso est. Fa davvero caldo, ci sono 30°! Decidiamo quindi di fermarci un’oretta a fare i “turisti da spiaggia” per rinfrescarci… Lungo il tragitto di oggi, sapevamo dell’esistenza di una spiaggia molto bella, a Le Verger. Il navigatore ci porta in prossimitĂ  della spiaggia e notiamo che tutti hanno avuto la nostra stessa idea: ad entrambi i lati della piccola strada asfaltata costiera c’è una fila interminabile di automobili parcheggiate! Manco a farlo apposta, troviamo come al solito parcheggio non distante dall’ingresso della spiaggia e finalmente ci troviamo uno spazietto sulla sabbia, tra la massa enorme di persone che c’è qui – per fortuna la spiaggia è molto grande. Stendiamo un asciugamano e ci spogliamo – sotto c’è giĂ  il costume, siamo previdenti! – e ci dirigiamo verso l’acqua: è gelidissima! La Manica è decisamente diversa dal Mediterraneo. Riesco a bagnarmi i piedi fino alle caviglie ma poi desisto, è troppo fredda…Sara invece ad entrare fino al collo per qualche decina di secondi, poi risale anche lei 🙂

Pointe du Grouin

Ci asciughiamo al sole, ci rivestiamo e ripartiamo verso la punta nord-orientale della penisola, detta Pointe du Grouin. Questo lembo di terra è un’oasi naturale visitabile a piedi da cui si gode di un panorama magnifico su entrambi i lati della penisola, quello verso Saint-Malo e quello verso Cancale. Lasciamo la macchina in una piccola area di sosta predisposta per i turisti e prendiamo un piccolo sentiero tra l’erba che ci porta fin sulla scogliera: da qui ammiriamo l’Ile des Landes, dalle caratteristiche formazioni rocciose, sulla quale si riproducono cormorani neri ed altre specie di uccelli. Se avete buona vista e imbroccate una giornata dal cielo terso, da qui potete vedere in lontananza Mont-Saint Michel – ovviamente lo zoom della macchina fotografica viene in aiuto! Nel piccolo canale tra la scogliera e l’isola, non manca il passaggio occasionale di barche a vela e persone che pescano.

Torniamo sul sentiero principale, passiamo di fronte ad una casa matta abbandonata (residuo bellico) e ci spingiamo fino al punto piĂš a nord della Pointe: da qui si ammira un panorama incredibile…ed è un peccato non poter attendere fino al tramonto, perchĂŠ davvero ne varrebbe la pena.

Cancale

Concludiamo il nostro tour di oggi riprendendo la macchina ed entrando a Cancale. Cancale è una piccola cittadina, ma è famosa a livello planetario perchĂŠ viene ritenuta la capitale dell’ostricultura, ed in effetti Cancale vive attorno a questa: ci sono molti ristoranti, soprattutto sul lungomare, che offrono specialitĂ  di mare – non solo ostriche, ma ogni genere di frutti di mare (escargots de mer, coquilles Saint-Jacque, ricci, etc..) senza contare il pescato “ordinario”. Siamo venuti a Cancale proprio per farci una bella mangiata di frutti di mare! Io dal canto mio non ho mai assaggiato le ostriche e questo mi pare il posto giusto per la mia iniziazione.

Prima di cena, andiamo a goderci l’imminente tramonto sul pontile di legno al quale attraccano piccole barche: c’è bassa marea e le barche sono in rada, appoggiate su un fianco. Sotto il sole, il bagnasciuga generato dalla marea che si ritira brilla come se fosse disseminato di diamanti e si fa fatica a tenere gli occhi aperti. Dall’altro lato del pontile si notano distintamente i “filari” degli allevamenti di ostriche…stanno a pochi metri dalla riva ed ora che c’è bassa marea è momento di raccolta: alcuni operai muovono un piccolo trattore sul bagnasciuga e caricano le ostriche su dei pianali. Dove vanno a finire tutte queste ostriche? Ai ristoranti, certo. Ma noi sappiamo giĂ  che possiamo assaggiarle direttamente al bordo della spiaggia. Infatti, pochi metri oltre il pontile, c’è una piccola piazzetta adibita ai banchetti dei venditori di ostriche fresche al dettaglio: è proprio qui dove vogliamo gustarci le ostriche, direttamente dal produttore al consumatore!!! Di banchetti ce ne sono una decina, tutti con prezzi simili ma formule diverse ma tra loro: c’è chi non si scomoda a vendertene meno di una dozzina, chi invece te ne dĂ  quante ne vuoi. Il fattore comune è questo: ti aprono con il coltello davanti agli occhi le ostriche che vuoi (ci sono diverse tipologie, le migliori e piĂš grandi sono le “creuses”), ti danno un piattino ed un coltellino di plastica per gestirle, e se vuoi ti danno uno spicchio di limone… dopo di che, slurp, te le bevi crude! Ero curiosissimo di assaggiarle: per iniziare ne abbiamo prese 6 per 5€, dopo di che siamo tornati per un’altra mezza dozzina dallo stesso banchetto e nel marasma ci ha fatto pagare solo altri tre euro, per simpatia. Morale: 9€ per 12 ostriche. Dove nel mondo le puoi mangiare piĂš fresche, buone ed economiche? Le abbiamo apprezzate tantissimo, seduti su una specie di mulattiera di fronte ad un tratto di spiaggia ormai irriconoscibile perchĂŠ completamente ricoperto di gusci d’ostrica. Tutti, finito di mangiare le ostriche, lanciano i gusci sulla spiaggia… e gli uccelli marini ringraziano.

E’ ora di cena…dopo l’aperitivo di ostriche, mangiamo il pesce in un ristorante sul lungomare: un antipasto di molluschi, del pesce alla griglia e concludiamo con dolci bretoni – io resto fedele al Kouign-Amann mentre Sara tenta il Far Breton. Il sole è ormai tramontato: facciamo quattro passi sul lungomare e poi torniamo in macchina a Saint-Malo per la notte, stanchi ma felicissimi della giornata e …un po’ scottati in volto 🙂

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Viaggio in Normandia: DAY09

Viaggio in Normandia: DAY09

Mappa degli spostamenti di oggi

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Verso Avranches

Dopo una serena nottata, facciamo i bagagli e torniamo a Bayeux a fare colazione – passiamo in pasticceria, slurp! – e a completare il giro dei souvenir, dopo di che facciamo una breve sosta al Carrefour per fare gasolio e comprare l’acqua e le pile per la macchina fotografica di Sara. Partiamo quindi per Avranches, dove facciamo velocemente check-in al B&B Hotel e mangiamo un hamburger al Buffalo Grill. E’ primo pomeriggio: esattamente il momento in cui avevamo pianificato di partire per l’unica visita di oggi – a Mont Saint-Michel.

Mont Saint-Michel

Sulla storia del Monte non vi diremo nulla, sarebbe fatica sprecata tanto è ben conosciuta. Ciò che invece è meno conosciuto è che da pochi mesi prima del nostro arrivo la Baia del Monte è assolutamente interdetta al traffico automobilistico: un tempo si poteva giungere fino alle pendici della roccia in auto e parcheggiare – maree permettendo – in loco; ora non è piĂš possibile farlo dal momento che sono in corso massicce opere di spostamento di materiali dalla Baia e – parallelamente – di convogliamento delle acque del torrente Couesnon. Queste operazioni serviranno a calmierare la forza delle maree che da sempre mutano il la conformazione del paesaggio nei dintorni del Monte e dunque a dare stabilitĂ  all’area… stabilitĂ  anche in senso “turistico”, dato che ora i visitatori (che qui sono piĂš di 3 milioni ogni anno!) sono costretti a lasciare l’automobile a circa 3 km dal Monte in parcheggi asfaltati non coperti in cui sbrigativi parcheggiatori estorceranno loro la cifra 8€, con i quali si ha diritto alla sosta ed al trasferimento in autobus fino all’ingresso del Monte (e viceversa). L’organizzazione del flusso turistico è ancora incompleta, e lo si denota anche dal fatto che la gente – noi compresi – è costretta a coprire a piedi sotto il sole agostano il tratto di circa un km che la separa dal parcheggio alla fermata delle navette… poco male per noi, ma abbiamo visto persone anziane in serio annaspamento lungo la camminata; c’è anche da dire che è una giornata molto calda, di sicuro la piĂš calda di tutta la vacanza (oltre che afosa, cosa strana!)

Ci avviciniamo in auto al parcheggio e già si vede benissimo la silhouette del Monte: i dettagli appaiono ai nostri occhi poco per volta, durante il tragitto in navetta, e non possiamo non volare con l’immaginazione ai destini di tutti i pellegrini che nei secoli si sono recati qui a piedi da chissà dove!

Sarò sincero con voi: Mont Saint-Michel non mi ha entusiasmato, l’ho trovato da subito molto caotico e turistico. Se ci andate nella speranza di trovare atmosfere medievali e silenzi meditativi nell’area abbaziale, bè, ricredetevi – almeno che non andiate in momenti dell’anno decisamente fuori stagione oppure al mattino prestissimo. Ciò che invece mi ha colpito è stata la Baia: Sara ed io decidiamo – vista la bassa marea intorno al Monte – di toglierci le scarpe e di farci una camminata sul fondo limaccioso lasciato dalle maree, in cui i piedi affogano fino ai talloni. E’ divertentissimo! Bisogna però fare attenzione ai laghetti che permangono e a non scivolare, ovviamente. Ci sono tante persone che “circumnavigano” il Monte, si scorgono temerari che vanno anche molto al largo e gruppi che si godono il paesaggio a cavallo. Come potrete immaginare, da qui si gode una vista magnifica sul Monte e sull’Abbazia. Dopo un’accurata – ma purtroppo per forza di cose incompleta – pulizia dei piedi effettuata seduti su uno scoglio, torniamo a piedi all’ingresso del borgo del Monte, costituito da una sola stretta via (la Grande Rue) che spiraleggia fino in cima alla roccia, lungo la quale si può misurare la piĂš grande densitĂ  per metro quadro di negozi di souvenir e di ristoranti al mondo! Un vero delirio di gente… Ma c’è un modo per salvarsi dal carnaio: imboccare una delle stradine laterali, che con alte scalinate di pietra dirigono verso la sommitĂ  della roccia: attenzione a non perdervi! Arriviamo all’ingresso dell’Abbazia benedettina del Monte, e come da programma decidiamo di visitarla: sono le 16:30 e all’ingresso ci informano che l’ultima visita guidata in italiano è partita mezz’ora prima – dunque ci toccherĂ  auto-guidarci utilizzando gli opuscoli (almeno quelli sono in italiano!). Il percorso di visita dura circa un’ora ed è obbligato: si percorre una ripidissima scalinata e ci si trova sulla grande terrazza antistante all’Abbazia (la vista sulla Baia qui è davvero meravigliosa), dopo di che si procede entrando nell’Abbazia, a navata romanica e tetto di legno, e poi nella “Merveille” (dove soggiornavano anticamente i monaci) di cui segnaliamo il Chiostro, il Refettorio e altre sale di accoglienza per i pellegrini. Se posso permettermi di darvi un consiglio, valutate bene se visitare o meno questa Abbazia: senza una contestualizzazione storico-artistica (in cui non può mancare la leggenda della genesi del Monte) la visita perde tutto il suo senso, ma non è vana se consideriamo che la vista della Baia dall’alto e la quiete del Chiostro sono speciali.

Dopo la visita, scendiamo con calma ammirando ancora gli scorci dell’Abbazia e la Baia sulla quale il sole sta lentamente tramontando e sulla quale la marea sta lentamente alzandosi. Ci riposiamo qualche minuto e ci mettiamo alla ricerca di qualche souvenir – e non è impresa semplice se si vuole evitare il salasso! Abbiamo potuto constatare che qui ci sono pochissimi alberghi e un mare di ristoranti dai prezzi astronomici… chi pernotta qui davvero se lo deve poter permettere, e possiamo solo immaginare quanto sia bello ammirare l’entroterra di notte dalla sommitĂ  del Monte. Ma – tuttavia – è altrettanto bello ammirare il Monte illuminato di notte dall’entroterra!

Usciamo dal Monte e ci instradiamo – al contrario – lungo la strada che abbiamo percorso all’andata sulla navetta. Sono le 19, la canicola ormai ha allentato la morsa e si sta benissimo: decidiamo di fare questi 3 km che ci separano dalla macchina a piedi. Siamo soli – tutti tornano alle auto con le navette – e allontanandosi dal Monte le voci e i rumori diventano sempre piĂš flebili; la luce del tramonto accarezza il Monte e lungo il cammino, questa è la vista: meravigliosa!

Una volta recuperata l’automobile dopo aver pagato il parcheggio agli sportelli automatici (quello per cui eravamo in coda, ovviamente, si è rotto poco prima del nostro turno…), andiamo al vicino paese di Pontorson per cenare: siamo stanchi, ed un bel piatto di moules et frites bagnati da una birra artigianale della zona (Croix des Grèves) ci ritempra prima del ritorno ad Avranches.

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Viaggio in Normandia: DAY05

Honfleur

Viaggio in Normandia: DAY05

Mappa degli spostamenti di oggi

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Le Havre: una cittĂ  insolita

E’ domenica. Ci svegliamo di buon ora per poter visitare con calma il porto e il centro cittadino, nella speranza di non trovare traffico visto il giorno festivo. Ieri abbiamo provato a cercare in rete informazioni su dove si può ascoltare una messa in lingua francese a Le Havre, ma nulla da fare: le celebrazioni saranno solo nel pomeriggio e noi dovremo lasciare Le Havre per l’ora di pranzo. Ci è dispiaciuto molto anche il fatto che ieri non abbiamo proprio fatto in tempo a raggiungere la cittĂ  in tempo utile per visitare il Museo Malraux, famoso museo d’arte moderna che – tra l’altro – ieri era ad ingresso libero essendo il primo sabato del mese: del Museo oggi recuperiamo solo il vicino parcheggio, che si trova proprio di fronte al mare nell’area portuale. Entrando a Le Havre in auto notiamo subito che – esattamente come ieri – non c’è quasi anima viva in giro: una cittĂ  fantasma? No. C’è da dire che è agosto e la maggior parte degli “Havrais” è fuori cittĂ  per le ferie nelle vicine localitĂ  balneari di Honfleur, Trouville e Deauville. Ai turisti distratti potrebbe sembrare – a tutta prima – gli abitanti non aspettino altro che di fuggire dalla cittĂ , vista la sua bizzarra modernitĂ …ma sarebbe un pensiero errato. Abbiamo letto molto su Le Havre prima di arrivare qui, e tutto considerato ci pare che questa cittĂ  sia esattamente costruita a misura d’uomo –  e non a caso è sito tutelato UNESCO. La storia recente della cittĂ  in sintesi : Le Havre – cittĂ  e porto razionalizzati nel XVI secolo come base per la partenza dei convogli navali verso il Nuovo Mondo e le Colonie francesi, è stata pesantemente danneggiata nel 1944 dai bombardamenti Alleati poche mesi dopo il D-DAY, dal momento che i suoi cantieri militari occupati forgiavano nuove navi da guerra e sottomarini al servizio del Terzo Reich; nel dopoguerra la ricostruzione fu radicale (gli edifici vecchi furono abbattuti e fu persino cambiata la pianta cittadina) ed affidata all’urbanista Auguste Perret, che fece un uso sapiente del calcestruzzo sia per l’edilizia abitativa che per le opere pubbliche. Quello che notiamo è la presenza di spazi ampi per la mobilitĂ  pedonale, una valorizzazione forte dell’area portuale (ci sono camminate, panchine, campi da basket, punti panoramici) ed una recente riconsegna ai cittadini di aree come i Jardins Suspendus che in molte cittĂ  sarebbero state per lo piĂš abbandonate o rivalutate per la loro sola vestigie storica – ma ne parleremo dopo: ci andremo! Le Havre risulta quindi uno dei pochi esempi di urbanistica modernista in Europa (per dare un’idea, è in piccolo l’equivalente di Brasilia) e – se devo dirla tutta – quel poco che ho visto mi è piaciuto molto!

Ma basta con le ciance, ci incamminiamo in cerca di un bel caffè da abbinare ad un bel croissant…si, ma dove? E’ tutto chiuso…no, non tutto: un piccolo bar sembra aperto, dentro ci sono alcune persone anziane, tra cui un fattorino ed un lupo di mare. Sbrigata la colazione, visitiamo l’unica chiesa che si è salvata dalle devastazioni del 1944: la Cathedrale de Notre Dame, che è aperta e con una sola persona all’interno (un fedele in preghiera)…Nella cattedrale è da notare la presenza di un gruppo scultoreo in stile “pietà” molto suggestivo. Risaliamo quindi Bd. François PrĂŠmier (mentre attorno a noi ci sono modernissimi vespasiani e complessi abitativi con balconi e tende gialle/arancioni o a motivi geometrici) fino alla gemma costruita da Perret: la chiesa di Saint Joseph. Se non sapete che quella è una chiesa, bè, sfido chiunque ad entrare a dare un’occhiata: da fuori sembra un piccolo grattacielo piĂš che un luogo di culto. La chiesa è chiusa, ma per nostra fortuna – mentre stiamo per andarcene – arriva il sacrestano ad aprire il portone principale. Entriamo: siamo soli, alziamo il collo ammirando l’altissimo pinnacolo costellato di micro-vetrate colorate…sembra  di entrare in un’astronave di Star Wars! Anche il baldacchino dell’altare (in stile Bernini della Basilica di San Pietro) è a dir poco curioso. La chiesa è molto buia quando il sole viene velato dalle nubi, mentre si illumina di mille colori quando è sereno. Una piccola scala circolare a chiocciola sale su uno spigolo del pinnacolo, su su fino in cima…

Le Havre non finisce di stupirci. Visto il poco tempo a disposizione per visitarla, dopo una veloce sosta sui massi frangiflutti nel porto dove abbiamo respirato a pieni polmoni la brezza salmastra della Manica, ci spostiamo verso i Jardins Suspendus, un ex forte prima napoleonico e poi nazista, chiuso al pubblico nel dopoguerra e solo pochi anni fa ridonato alla cittadinanza come parco cittadino di rara bellezza, un’ampia area pubblica che funge anche da giardino botanico con grandi serre tematiche (piante grasse, tropicali, carnivore, orchidee). Il forte si trova ovviamente in posizione rialzata rispetto all’area portuale ed al resto della città, e questo ci  permette di ammirare dei bei panorami strada facendo. Una volta entrati, visitiamo alcune serre e poi camminiamo con calma sui bastioni, su sentieri che si diramano a treccia: ai quattro lati si trovano altrettanti giardini di piante/arbusti tipici di un diverso continente. Insomma, è un piccolo paradiso terrestre e il cielo ci regala un’oretta di sole per godercelo appieno.

Sull’estuario della Senna: il Pont de Normandie

E’ ora di pranzo e decidiamo di proseguire nella tabella di marcia verso la nostra prossima meta: Honfleur,  villaggio di mare situato dalla sponda opposta dell’estuario della Senna rispetto a Le Havre. Usciamo a stento dalla cittĂ  in auto, non tanto per il traffico (che è davvero scarso, come ormai consueto) quanto per l’assurda viabilitĂ , modificata a causa di un grosso cantiere che sviscera esattamente il corso che stiamo percorrendo per recarci al guado della Senna. Un guado con i fiocchi: il Pont de Normandie, struttura ingegneristicamente all’avanguardia e italianamente ladra – il pedaggio è 5€ per attraversare i circa 2 km di estuario che ci separano da Honfleur! – e sulla quale il transito è inevitabile se non si vuole attraversare la Senna sul ponte piĂš vicino, a decine di kilometri nell’entroterra ed in direzione per noi errata dato che stiamo viaggiando verso sud-ovest. Appena prima di salire sul ponte c’è un casello con lunghe code: è il primissimo pomeriggio, fa discretamente caldo e vediamo molte auto con gonfiabili e canotti sul portapacchi…insomma, gli Havrais vanno al mare! Attraversare il ponte è un’esperienza fantastica e dĂ  realmente l’idea della vastitĂ  dell’estuario…anche se purtroppo chi guida deve tenere gli occhi sulla strada – o almeno, sui tiranti della struttura del ponte!

Honfleur

Giungiamo ad Honfleur con una fame da lupi, e subito si para il problema principale: trovare un parcheggio. Qui non è questione di trovare un posto macchina vicino o lontano dal centro, nĂŠ tantomeno libero o a pagamento: la sfida sta nel trovarne uno! Nella cittadina c’è un caos infernale, ci sono davvero tantissime persone: è domenica, è agosto, siamo in luogo di villeggiatura…ci avventuriamo in “centro” e capiamo subito che non sarebbe stato possible circolare (c’è coda) nĂŠ tantomeno parcheggiare. Poi, mentre ritorniamo sui nostri passi per cercare fortuna sulle strade che portano dal centro verso le colline antistanti, una luce si accende: un bel posto libero. Zac! E’ nostro! Andiamo subito a lasciare le valigie nell’Etap Hotel che abbiamo prenotato per la notte e che dista appena un centinaio di metri, poi entriamo in un pub vicino per ristorarci con un panino ed una birretta.

Nonostante il traffico e la folla, si nota subito che Honfleur è una cittĂ  prettamente di villeggiatura e che vive sul turismo: il verde e l’arredo pubblici sono molto curati. Allo stesso modo, l’antico fascino marinaresco di Honfleur non risulta abbagliato dalla modernitĂ : lo capiamo quando raggiungiamo a piedi il cuore della cittadina, lo spettacolare Vieux Bassin. E’ come una grande piazza d’acqua, che ospita schiere di barche a vela ormeggiate: gli edifici tutti attorno sono per lo piĂš alte unitĂ  abitative dai tetti – e, strano, anche molte facciate! – in ardesia. Gli edifici si alternano in maniera irregolare: alcuni sono larghi solo pochi metri, ognuno ha un’altezza differente dai suoi vicini e tutti sono ornati da abbaini e camini. Al pian terreno spiccano frequentati negozi e ristoranti. Il lato settentrionale del Bassin dispone di un ponte carrabile levatoio, che spesso si alza per permettere l’accesso ai velisti (immaginate la felicitĂ  di chi sta in coda dieci minuti in automobile a causa della levata – noi l’abbiamo fatto…) e su questo lato c’è la caratteristica costruzione in legno della Lieutenance. Il centro cittadino si trova all’inizio di un clivio e consiste di piccole strade – attraversabili ottimamente a piedi – permettono di accedere a tutti i luoghi: ci troviamo immersi in un mercatino dell’antiquariato proprio di fianco alla chiesa di Sainte-Catherine, interamente realizzata in legno (sia esternamente che internamente) e dalla curiosa architettura: la torre campanaria è stata costruita separatamente dalle navate e si trova poco distante da esse…questa scelta fu dettata da motivi di sicurezza (in passato piĂš di una volta i fulmini hanno incendiato la chiesa). Inoltre,  le navate della chiesa assomigliano a chiglie di nave sottosopra, a testimonianza del forte legame degli abitanti di Honfleur con il mare. Giriamo ancora un po’ a piedi: ci beviamo un bel frullato di frutta preparato al momento in un piccolo bistrot e ripartiamo a dare un’occhiata (solo dall’esterno, non abbiamo tempo di una visita al relativo museo) alla casa natale del compositore e pianista Erik Satie – come avevo promesso di fare in questo post del mio blog mesi fa – è una bella casa a graticcio con un piccolo giardino di ingresso. Peccati non poter visitarla! Torniamo verso l’automobile, mentre si fa tardo pomeriggio, e troviamo la chiesa di Saint-Leonard ma è completamente “impacchettata” per lavori e quindi purtroppo non visitabile.

L’ultima meta del nostro giorno prevede l’”ascesa” sul colle della cittĂ  verso una piccola e antica cappella di campagna dedicata alla Madonna, situata in prossimitĂ  di un bosco e poco distante da un punto panoramico dal quale desidero molto prendere qualche scatto di Honfleur e dell’estuario della Senna. Purtroppo il navigatore ci manda fuori strada e ci troviamo imbottigliati nel traffico in prossimitĂ  del Bassin (causa ponte levatoio) e in piĂš il cielo si è annuvolato e minaccia davvero un temporale immane…del resto, siamo in Normandia: non si può pretendere la tintarella 😉 Con calma, prendo le google-mappe che mi sono saggiamente stampato prima della partenza e in un batter d’occhio arriviamo alla meta. La cappella di Notre-Dame de Grace è piccola ma impressionante: di qui sono passati a chiedere la grazia di poter rivedere alfine la terra natale navigatori del calibro di Cartier (primo europeo ad esplorare il Canada) in partenza verso il Nuovo Mondo in cerca di ricchezza e avventura. Nei secoli la chiesa si è adornata di centinaia di ex-voto, che letteralmente ricoprono ogni palmo delle pareti interne e del pavimento di questa piccola chiesa di campagna! Da notare è anche la presenza di un micro organo proprio al di sopra dell’ingresso. E’ un luogo molto spirituale, non c’è che dire! A pochi passi c’è una vista mozzafiato sul litorale settentrionale, laddove la Senna si confonde con il canale della Manica. Non ci vuole molto a capire che sarebbe stato meglio correre all’auto…le prime gocce, fresche leggere iniziano a cadere. In auto, facciamo giusto in tempo a spostarci sul versante nord-est del colle, il Mont Joli, e si scatena il diluvio universale: restiamo fermi in auto, a motore spento, godendoci lo spettacolo del temporale dal tetto panoramico della nostra auto. Di fianco a noi c’è un altorilievo murale dedicato alla Madonna in ricordo dei caduti per la battaglia di Normandia del ’44: in tutta la Normandia vedrete decine di piccoli o grandi luoghi celebrativi per il ricordo di tutti coloro che hanno dato la vita per la liberazione del suolo francese dall’occupazione tedesca. Passano circa dieci minuti e il temporale cessa, scendiamo dall’auto: l’erba sotto i nostri piedi è marcia d’acqua, il cielo lentamente si apre e l’aria è frizzante. Ecco le condizioni ideali per scattare la foto che volevo: questa, il Pont de Normandie esce dalla bruma e Honfleur si ripopola dopo la tempesta!

Torniamo in cittĂ  e parcheggiamo – incredibile – nello stesso posto di prima (non può essere solo fortuna, dai!). Dopo un’oretta di riposo, andiamo a cena in una trattoria in centro: mangiamo bene e a prezzo economico, assaggiamo anche il Calvados per la prima volta durante il viaggio.

Per concludere la serata, indossiamo il golfino e facciamo quattro passi per il centro. Il Bessin si  è in parte svuotato dalla folla pomeridiana  e molti di coloro che sono rimasti sono seduti nei ristoranti e nei bari circostanti, ne approfittiamo per goderci la serata e le atmosfere incredibili e pittoresche. Torniamo in camera stanchissimi ma soddisfatti appieno e ci riposiamo, domani sveglia presto: si va Bayeux!

CONTINUA CON Viaggio in Normandia: DAY06 …